| Deep Play
Paul Pritchard
Edizioni
Versante Sud
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| La copertina |
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Paul Pritchard è l'autore
di Deep Play (Londra 1997), vincitore del
Boardman Tasker Award for Mountain Literature del 1997, ma
la cosa strana é che questa famosa opera esce in Italia
ben quattro anni dopo Totem Pole, pubblicato
nel 2001, nel quale lo stesso autore racconta il suo drammatico
incidente in Tasmania, le gravissime lesioni e la faticosa,
ma caparbia, lotta per un recupero almeno parziale delle proprie
capacitá; ora l'Editrice Versante Sud
ha colmato questa lacuna, diremmo persino grave, proponendo
anche in italiano questa straordinaria raccolta di racconti
di questo singolare e fortissimo climber.
Nato in cima a una cava
e adolescente ai tempi in cui il lavoro nel Regno Unito scarseggiava,
Paul Pritchard rappresenta lo scalatore disoccupato
per antonomasia, colui che viveva di scalate finanziandosi
con gli assegni di disoccupazione.
Vilipeso da alcuni per non condurre uno stile di vita più
tradizionale, in Deep Play Pritchard giustifica l’investimento
statale con un resoconto eloquente e avvincente delle pressioni
e delle ricompense dell’arrampicata moderna.
La crescita di Pritchard
come scalatore prende forma gradualmente, dai suoi esordi
nel Peak District in Inghilterra al suo trasferimento nel
Galles del Nord, dove iniziò a farsi un nome sulle scogliere
di Anglesey.
Nel 1987, in Scozia con Johnny Dawes, Pritchard scalò in libera
The Scoop, la via aperta in artificiale sulla strapiombante
parete di Sron Ulladale.
Nel 1992 con Simon Yates, Noel Craine e Sean Smith, Pritchard
partì per la Patagonia dove realizzò una nuova grande via
sulla parete Est della Torre Centrale del Paine.
Seguirono altre salite, notevoli ripetizioni, prime ascensioni
e talvolta semi-sconfitte sul filo della morte, sul Mount
Asgard, in Yosemite, a Bariloche, sulle Torri di Trango e
sul Meru; nuovi viaggi in Patagonia e altre nuove vie nel
Regno Unito.
Ma se il suo curriculum
di scalatore é impressionante, non meno brillante é
il suo talento di scrittore.
Egli riesce a coinvolgere il lettore nelle sue esperienze
con vivida e sorprendente immaginazione, con uno stile in
prosa veloce che infrange ogni regola e lascia senza fiato.
Come per Mark
Twight, anche per Paul Pritchard abbiamo qualche riserva
sullo stile di vita e non ne apprezziamo interamente le scelte,
ma ne ammiriamo totalmente la volontá e il desiderio
di riabilitazione post-incidente (ma quanti incidenti e fratture
questo ragazzo...), terminato questo Deep play vi
consigliamo di leggervi anche Totem
Pole, edito da CDA & Vivalda.
© Filippo
Zolezzi
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