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L'Alpe
La Grande Paura
Direttore Enrico Camanni
Priuli
e Verlucca Editori
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Dal Novembre 1999 si
puÄ trovare nelle edicole e nelle librerie specializzate L'ALPE,
la rivista dedicata alla Cultura Alpina, frutto della collaborazione
tra Priuli & Verlucca Editori e Glénat di Grenoble,
la prima pubblicazione internazionale dedicata alla montagna,
alla sua gente, cultura, tradizione, passato e divenire.
Direttore de L'ALPE è
Enrico Camanni, direttore fino al 1998 della rivista ALP é
uno dei principali punti di riferimento per gli appassionati
di montagna italiani e notissimo autore di testi dedicati
all'ambiente alpino.
Il Comitato Scientifico
italiano è coordinato dal dr. Daniele Jalla, storico
e dirigente dei Musei civici di Torino e collaborerà
a tutto campo con la redazione francese diretta dal dr. Jean
Guibal, direttore del Musée Dauphinois, due firme che
garantiscono la competenza e la scientificità dell'iniziativa.
Come tutte le pubblicazioni
di Priuli e Verlucca, anche L'ALPE si presenta sotto una veste
ricca e molto curata, di grande formato cm 23x30, ha una cadenza
semestrale, comparendo a Novembre e Giugno, e tratta di temi
specifici sotto la forma monografica, ogni numero costituisce
un quaderno tematico e la raccolta della rivista forma una
vera e propria biblioteca di cultura alpina.
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18 Luglio 1987: frana di Val
Pola, alta
Valtellina la frana seppellì i due villaggi
di S.Antonio e di Morignone.
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"L'ALPE si ripromette
di gettare un ponte , coinvolgendo tutte le realtà
pubbliche e private che operano per uno sviluppo sostenibile
della montagna...Il primo numero apre con una carrellata sulla
vita dell'uomo sulle Alpi, dalla preistoria all'anno 2000.
E' una lunghissima storia di adattamento ad un ambiente difficile
e ostile, che comunque ha permesso e perfino favorito alcune
delle massime espressioni della civiltà umana" ,
queste sono alcune frasi tratte dall'editoriale di Enrico
Camanni nel primo numero.
L'ultimo numero 7 si
intitola "La grande paura" l'antica paura delle cime,
quel timore pagano e religioso che tenne lontani per millenni
gli uomini dalle alte quote e ricorda le paure di oggi: paura
delle frane, delle valanghe, delle inondazioni, delle piene
che stravolgono le valli e minacciano le pianure.
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Mattmark, l'apocalisse di
ghiaccio
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Al senso di colpa dei
montanari del Settecento, che vedevano la crescita dei ghiacciai
come un segno del castigo divino, si è sostituita la
nostra incuria del territorio e la passività di fronte
all'effetto serra che erode le riserve idriche delle montagne
e ne sconvolge il paesaggio.
La "nuova" paura trova le radici nei
passati eventi che hanno sconvolto le montagne e la vita dei
montanari.
Questo numero de L'Alpe si
sofferma con sguardo libero da retorica su alcune vicende
esemplari: dalla tragedia di Mattmark nel vallese, dove decine
di operai persero la vita nella costruzione di una diga minacciata
dai seracchi, alla catastrofe del Vajont.
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Dalla Domenica del Corriere:
disgrazia sul Pasubio
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Vi è poi il racconto
di antichi disastri come la frana di Alleghe nelle Dolomiti,
o il crollo del Mont Granier nelle Prealpi francesi, che mostra
che l'erosione è un fenomeno antico quanto i monti
stessi.
infine ci sono gli eventi
contemporanei come il "lago effimero" del Monte Rosa, sopra
Macugnaga, o la precedente alluvione in Valtellina, che hanno
riproposto vecchie paure e forse svegliato nuove sensibilità.
Per concludere con le
parole degli autori: "Il problema è che l'uomo
dimentica velocemente, ma la montagna continua a scendere
a valle...".
© Filippo
Zolezzi
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