| L'ALPE 11
Letteratura e montagna
Direttore Responsabile Enrico Camanni
Priuli & Verlucca,
Editori
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| La copertina, Fortunato Depero
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L'undicesimo appuntamento con la bellissima
rivista semestrale L'Alpe ci porta al contatto
tra letteratura e montagna, l'argomento appare subito molto
interessante e viene condotto dagli autori in modo originale
e a volte persino provocatorio.
Cosí come sono stati scritti
fiumi di inchiostro sulle montagne degli alpinisti, si sono
versati inchiostri e lacrime sulla cosiddetta «letteratura
della montagna», lamentando la scarsa fortuna del genere e,
soprattutto, la scarsa considerazione del mondo esterno verso
la montagna stessa.
Se oggi, dopo almeno
duecento anni di letteratura di alpinismo e altrettanti di
rielaborazioni letterarie, nessuna «letteratura di montagna»
sembra affacciarsi ancora all'orizzonte e nessuno «scrittore
alpino» affolla gli scaffali delle librerie vorrà dire
che forse il problema non sta nel «mondo di fuori» ma nel
«mondo di dentro». Vale a dire il mondo degli specialisti
e degli appassionati di montagna, che continuano a considerare
l'oggetto del loro interesse come cosa a sé stante,
curiosamente sciolta da ogni vincolo e da ogni regola pensando
che la montagna dovrebbe generare letteratura, e buona per
di più, per il semplice fatto che è buona e
bella essa stessa.
Per affrontare la questione
in modo nuovo ci si è chiesti innanzi tutto se esista
davvero una «letteratura della montagna» e siamo giunti alla
conclusione che no, non può esistere, esattamente come
non esiste una letteratura di città. Esiste invece,
ed è l'oggetto degli articoli di questo numero, una
«montagna in letteratura» affrontata da infiniti punti di
vista, con esiti e destini molto differenti.
La complessità
dell'argomento e l'innumerevole possibilità di risposte
offerte dalla letteratura, offre lo spunto per una riflessione
che dall'«oggetto montagna», finalmente, si sposti sul «soggetto
scrittore», così come avviene in qualsiasi campo dell'arte
e dell'espressione umana. Allora nascono nuove domande e nuove
interpretazioni, come quella suggerita dallo scrittore Hermann
Broch: «Chi abita sulle rive del mare non può, fra
tutti i suoi pensieri, averne uno solo in cui in qualche modo
non entri il mare; e non altrimenti avviene per chi sia andato
a vivere sul limitare delle grandi montagne: tutto ciò che
stimola i sensi, ogni suono, ogni colore, ogni grido d'uccello
e ogni raggio di sole, tutto un eco della grande massa della
montagna in riposo, con le sue crepe accese dalla luce, dipinte
dai colori...». Questo forse è l'unico vero requisito
per chi scrive di altezze: portarsi dentro un pezzo di montagna.
© Filippo
Zolezzi
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