| Lo spettacolo dello sci
Neve, sport e personaggi nella cultura del novecento
Gianluca Trivero
Edizioni del Capricorno, CSE
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| La copertina |
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Il novecento non è stato solo
il secolo “breve”, ma é stato anche il secolo
delle molteplici trasformazioni tecnologiche e delle conseguenti
mutazioni sociali e culturali. Dagli aviatori dannunziani,
alla fulminea trasmissione di notizie attraverso le onde radio,
le origini del XX secolo si caratterizzano per una vera e
propria enfatizzazione del movimento con la conseguente diffusione
delle attivitá sportive ad esso legate.
I “pattini da neve”,
nati almeno duemila anni prima di Cristo nelle zone boreali
come mezzi di spostamento e di caccia per gli abitanti di
quelle regioni quasi sempre sotto la neve, attraverso una
discesa durata secoli si sono spinti a sud, raggiungendo a
fine ottocento il palcoscenico delle Alpi, e proprio qui avviene
la trasformazione, ponendoli al centro dell’attenzione di
scrittori e artisti, dei media e del cinema.
Il libro realizzato da
Gianluca Trivero, appassionato sciatore e giá
autore di altri saggi di analisi estetica-sociologica sui
mezzi di trasporto e di comunicazione, non è un elenco
di record, una lunga catena di nomi di atleti, campionati
ed olimpiadi; bensí, partendo da una variegata indagine
storica e sociale che dalle pitture rupestri del paleolitico
giunge ai maxischermi a cristalli liquidi del terzo millennio,
illustra l’universo sciistico attraverso suggestioni narrative,
eventi culturali e ne fa un avvincente inventario agonistico.
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Un campione del dopoguerra: Zeno Coló
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La narrazione si sviluppa
su cinque capitoli, i cui titoli paiono scandire le sequenze
di una discesa: prepararsi alla partenza, scendendo a valle,
sempre più veloci, schuss, tempo realizzato. Lungo il percorso
l’autore esamina, accanto all’evoluzione dello sci, l’avvento
dello snowboard, il mondo parallelo del fondo, i funambolismi
del “free style”, le folli picchiate del chilometro lanciato
e dello sci estremo.
Nell’imminenza del grande evento delle
Olimpiadi invernali del 2006, il testo vuole offrire la possibilità
di raccontare nelle sue connotazioni piú originali, letterarie,
artistiche e di costume, uno sport che passando da Thomas
Mann a Ernest Hemingway, da Ian Fleming a Martin Heidegger,
da Carlo Mollino a Mario Soldati, vanta una lunga tradizione
di simbologie e fascinazioni.
L’autore ha voluto dare
una lettura il piú possibile trasversale, fatta di sollecitazioni
eterogenee all’attenzione del lettore, un invito a guardare
con occhio meno passivo e distratto uno sport che va ben oltre
il gesto atletico, proponendosi come “vertiginosa” interpretazione
dell’esistenza stessa.
© Filippo
Zolezzi
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