| contrabbandieri
Uomini e bricolle
tra Ossola, Ticino e Vallese
Erminio Ferrari
Tararà
Editore, Verbania
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| La copertina |
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Contrabbandieri
è il titolo di questo libro straordinario, ma è
anche la parola che è risuonata nelle vallate di confine
tra Italia e Svizzera per quasi un secolo.
Valle d'Aosta, Ossola,
Valtellina, ecc. tutte accomunate da questa attività
ritenuta criminosa dai governi centrali, ma semplice espediente
per sopravvivere per le popolazioni di queste vallate, all'epoca
veramente misere e alla fame.
In questo libro l'autore
Erminio Ferrari ha dipinto un affresco su questa forma
di attività economica che ha permesso a tante
famiglie di dare da mangiare a i propri figli, contrabbando
per mangiare, non certo per comperare ville o barche o fuoriseriserie
come nei tempi attuali, ma soprattutto con prodotti ben diversi
da quelli attuali: caffé, zucchero, saccarina, tabacco,
riso, sigarette...
E' un libro appassionante
questo! Il contrabbando operato dagli sfros–tt viene
mostrato in tutta la sua drammaticitù: percorsi difficili
da fare normalmente, che diventano quasi impossibili con le
bricolle da 35/40 chili sulle spalle, di notte, d'inverno
con la neve, sempre in fuga dalle guardie italiane e svizzere
e poi i processi, gli abbandoni dei carichi, le cadute, le
valanghe, le fucilate...
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Sfros–tt nei pressi del Passo
Mondelli
(2.839 metri) negli anni '60
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L'autore divide l'opera
in due parti: la prima storica con lo studio del fenomeno
in termini scientifici, la seconda, ancor più emozionante
e commovente, con le testimonianze dei protagonisti: gli spalloni
e i loro cacciatori.
La regione geografica
presa in esame dall'autore è quella del confine tra l'Ossola
e il Vallese, con i paesi intorno al Sempione, come Gondo
e Brig, il Ticino con la Valle Maggia, la Centovalli, la Val
Vigezzo e il Locarnese.
Si va dai facili colli
sopra Brissago, fino ai tremila e oltre della Valle Anzasca,
del Monte Moro e della Valle Antigorio.
La storia del contrabbando
si divide in tre fascie storiche: quella cosiddetta del caffé,
nella quale gli spalloni andavano in Svizzera a caricare caffé,
che proveniente spesso dai porti italiani (!) veniva importato
di frodo e rivenduto a prezzo molto inferiore che in Italia.
La seconda fase, detta del riso,
nel periodo della seconda guerra mondiale, nella quale si
inverte il flusso di trasporto: la Svizzera isolata dal conflitto
era carente di molte cose, specialmente di cibo come il riso
e i contrabbandieri andavano portando riso, scarpe, tessuti,
persino suole e copertoni d'auto e biciclette intere, ritornando
con zucchero, caffé, saccarina.
La terza e ultima fase è detta delle
bionde, le sigarette; terminata la guerra, la Svizzera non
ha più avuto bisogno dell'importazione clandestina di cibo
e generi di prima necessitù, ma il cambio favorevole e i prezzi
bassi hanno incrementato grandemente il contrabbando di sigarette,
tra l'immediato dopoguerra e fino all'inizio degli anni '70,
nei quali, sia per l'aumento del valore del franco svizzero,
che per la diffuzione di altri metodi più remunerativi e meno
rischiosi di sfrodo, ha posto fine al lavoro durissimo e pericoloso
degli spalloni.
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Il Negus, mitico spallone
e
organizzatore di trasporti
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Le testimonianze ci portano
a conoscere vicende commoventi, le speranze, le amarezze,
i dolori, i lutti di questa gente semplice e onesta costretta
dalla fame a compiere un'opera certo non legale, ma nemmeno
criminosa. Vengono descriti personaggi mitici come Bartolomeo
Pietro Margaroli da Mozzio, classe 1888, detto il Negus, per
la sua autoritù nell'organizzare il traffico degli sfros–tt,
le loro vicissitudini con i gendarmi svizzeri e i processi
in Italia, i sequestri di materiale, le fucilate nelle gambe
e, a volte, anche nella schiena tirate da qualche finanziere
novellino o crudele.
"... non era un contrabbando
che arricchiva. Lo facevamo per avere in tasca qualche soldo.
Ricordo che mi ero comperata un completo d'angora, che non
mi sarei mai potuta permettere con gli stipendi bassi di quel
periodo.
Direi che il contrabbando è stato un fenomeno di grande valenza
storica, una valenza paragonabile solo ai sacrifici che imponeva
a chi lo faceva.
Per questo non voglio nemmeno paragonare quel contrabbando
a quello fatto con i camion, come poi è successo.
Il nostro era un contrabbando a misura d'uomo. Un modo per
tirare avanti la baracca, per mantenere la famiglia, non certo
per arricchirsi" dalla testimonianza di Antonietta del
Pedro, poi a lungo sindaco di Trasquera.
© Filippo
Zolezzi |