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STORIA, CULTURA, ETNOGRAFIA

Contrabbandieri

Uomini e bricolle tra Ossola, Ticino e Vallese

Studi

Autore: Erminio Ferrari

Euro 15,49

Formato: 14 x 21 cm

Pagine:130

Editore: Tararà, Verbania

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contrabbandieri

Uomini e bricolle tra Ossola, Ticino e Vallese

Erminio Ferrari

Tararà Editore, Verbania

Contrabbandieri
La copertina

Contrabbandieri è il titolo di questo libro straordinario, ma è anche la parola che è risuonata nelle vallate di confine tra Italia e Svizzera per quasi un secolo.

Valle d'Aosta, Ossola, Valtellina, ecc. tutte accomunate da questa attività ritenuta criminosa dai governi centrali, ma semplice espediente per sopravvivere per le popolazioni di queste vallate, all'epoca veramente misere e alla fame.

In questo libro l'autore Erminio Ferrari ha dipinto un affresco su questa forma di attività economica che ha permesso a tante famiglie di dare da mangiare a i propri figli, contrabbando per mangiare, non certo per comperare ville o barche o fuoriseriserie come nei tempi attuali, ma soprattutto con prodotti ben diversi da quelli attuali: caffé, zucchero, saccarina, tabacco, riso, sigarette...

E' un libro appassionante questo! Il contrabbando operato dagli sfros–tt viene mostrato in tutta la sua drammaticitù: percorsi difficili da fare normalmente, che diventano quasi impossibili con le bricolle da 35/40 chili sulle spalle, di notte, d'inverno con la neve, sempre in fuga dalle guardie italiane e svizzere e poi i processi, gli abbandoni dei carichi, le cadute, le valanghe, le fucilate...

Spalloni al lavoro
Sfros–tt nei pressi del Passo Mondelli
(2.839 metri) negli anni '60

L'autore divide l'opera in due parti: la prima storica con lo studio del fenomeno in termini scientifici, la seconda, ancor più emozionante e commovente, con le testimonianze dei protagonisti: gli spalloni e i loro cacciatori.

La regione geografica presa in esame dall'autore è quella del confine tra l'Ossola e il Vallese, con i paesi intorno al Sempione, come Gondo e Brig, il Ticino con la Valle Maggia, la Centovalli, la Val Vigezzo e il Locarnese.

Si va dai facili colli sopra Brissago, fino ai tremila e oltre della Valle Anzasca, del Monte Moro e della Valle Antigorio.

La storia del contrabbando si divide in tre fascie storiche: quella cosiddetta del caffé, nella quale gli spalloni andavano in Svizzera a caricare caffé, che proveniente spesso dai porti italiani (!) veniva importato di frodo e rivenduto a prezzo molto inferiore che in Italia.

La seconda fase, detta del riso, nel periodo della seconda guerra mondiale, nella quale si inverte il flusso di trasporto: la Svizzera isolata dal conflitto era carente di molte cose, specialmente di cibo come il riso e i contrabbandieri andavano portando riso, scarpe, tessuti, persino suole e copertoni d'auto e biciclette intere, ritornando con zucchero, caffé, saccarina.

La terza e ultima fase è detta delle bionde, le sigarette; terminata la guerra, la Svizzera non ha più avuto bisogno dell'importazione clandestina di cibo e generi di prima necessitù, ma il cambio favorevole e i prezzi bassi hanno incrementato grandemente il contrabbando di sigarette, tra l'immediato dopoguerra e fino all'inizio degli anni '70, nei quali, sia per l'aumento del valore del franco svizzero, che per la diffuzione di altri metodi più remunerativi e meno rischiosi di sfrodo, ha posto fine al lavoro durissimo e pericoloso degli spalloni.
Il Negus
Il Negus, mitico spallone e
organizzatore di trasporti

Le testimonianze ci portano a conoscere vicende commoventi, le speranze, le amarezze, i dolori, i lutti di questa gente semplice e onesta costretta dalla fame a compiere un'opera certo non legale, ma nemmeno criminosa. Vengono descriti personaggi mitici come Bartolomeo Pietro Margaroli da Mozzio, classe 1888, detto il Negus, per la sua autoritù nell'organizzare il traffico degli sfros–tt, le loro vicissitudini con i gendarmi svizzeri e i processi in Italia, i sequestri di materiale, le fucilate nelle gambe e, a volte, anche nella schiena tirate da qualche finanziere novellino o crudele.

"... non era un contrabbando che arricchiva. Lo facevamo per avere in tasca qualche soldo. Ricordo che mi ero comperata un completo d'angora, che non mi sarei mai potuta permettere con gli stipendi bassi di quel periodo.
Direi che il contrabbando è stato un fenomeno di grande valenza storica, una valenza paragonabile solo ai sacrifici che imponeva a chi lo faceva.
Per questo non voglio nemmeno paragonare quel contrabbando a quello fatto con i camion, come poi è successo.
Il nostro era un contrabbando a misura d'uomo. Un modo per tirare avanti la baracca, per mantenere la famiglia, non certo per arricchirsi"
dalla testimonianza di Antonietta del Pedro, poi a lungo sindaco di Trasquera.

 

© Filippo Zolezzi