| Tonache e piccozze
Il clero e la nascita dell'alpinismo
Andrea Zannini
CDA & Vivalda Editori
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| La copertina |
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Mirella Tenderini dirige
per l'editrice CDA & Vivalda due splendide
collane: Le tracce e I Tascabili, della quale
fa parte Tonache e piccozze; sono tutti libri assai
significativi e appassionanti, racconti che bloccano sulla
poltrona fino all'ultima parola. Ogni volume di queste collane
porta una sua prefazione, poche pagine, ma ricche di senso
e molto esplicative.
La nascita dell’alpinismo viene solitamente
collegata all’iniziativa di scienziati e naturalisti nel Settecento
e alla curiosità di aristocratici e borghesi a partire
dalla metà del secolo successivo.
In realtà, tra la prima salita
del Monte Bianco (1786) e la conquista del Cervino (1865),
l’alpinismo attraversò una lunga fase di incubazione
nella quale ebbero un ruolo importante i montanari, e tra
di essi, in prima fila, preti e religiosi come Georges Carrel,
promotore della valorizzazione turistica della Valle d’Aosta,
don Giovanni Gnifetti, primo salitore della punta omonima
sul Monte Rosa, Amé Gorret, protagonista della prima
salita italiana al Cervino, e altri meno conosciuti.
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Gli abati Menabreaz,
Cerlogne e Gorret |
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Erano uomini di montagna
che avevano avuto un’istruzione superiore e che operarono
istintivamente quella sintesi tra sensibilità romantica
e curiosità razionale che contribuì a fondare
le basi sportive e psicologiche del primo alpinismo.
Oltre ai giá citati
e famosi Gnifetti, Carrel, Gorret, troviamo personaggi meno
noti, ma non meno importanti come il teologo Farinetti, l'abbée
Henry, Don
Giuseppe Buzzetti e molti altri, che hanno dato un significativo
contributo alla diffusione dell'alpinismo e alla formazione
di una cultura dell'andare sui monti.
© Filippo
Zolezzi
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