alpinia - cose di montagna

vite in verticale

Tomo Cesen

Bibliografia

> “Uomini & Pareti “, Palma/Svab,
ed. Versante Sud 2002

> “Oltre il rischio”, O’Connell,
ed. Corbaccio 1997

> “Solo”, T. Cesen

 

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  tomo cesen

 

tomo cesen

ha detto:

"Un uomo getta un sasso, il sasso del suo desiderio, nella nebbia, nell’ignoto, e subito si lancia ad inseguirlo".

Tomo Cesen può essere considerato il più formidabile alpinista solitario di tutti i tempi. La sua salita sulla gigantesca parete dello Jannu prima ( 1989, 2800 metri in 23 ore, con tratti di VI+ su roccia, A2, ghiaccio estremo ) e sulla Sud del Lhotse poi ( 1991, in due giorni ) rappresentarono il culmine di un’attività che aveva visto Alpi Giulie, Alpi Occidentali, Dolomiti e Himalaya percorse in stile alpino e in solitaria da un uomo dotato di una capacità tecnica e fisica fuori del comune.

Cesen è stato uno dei primi alpinisti a capire che le nuove frontiere ad alta quota potevano essere abbattute soltanto con una preparazione fisica che avesse molto in comune con quella di un arrampicatore su roccia. Per questo si allenò fino a raggiungere l’8b in falesia e l’8a slegato, l’VIII grado in scarponi di plastica, centinaia di solitarie in qualsiasi condizioni.

La svolta avvenne nel 1985, sulla cima Ovest del Kangchenjunga, a 8400 metri. Cesen e Bergant stavano scendendo dalla cima, ma Bergant cadde esausto da un difficile tratto di roccia. Cesen, senza cibo da 4 giorni e impossibilitato a bere da due, riuscì a sopravvivere al bivacco notturno, concludendo la discesa il giorno dopo.
Quel giorno trasformò Cesen in grande alpinista e convinto assertore dello stile alpino veloce, leggero, solitario.

La scalata della Sud del Lhotse, che aveva respinto Messner, Kammerlander, Profit, e su cui aveva trovato la morte Kukuzka, fu preparata minuziosamente da Cesen con mesi di preparazione fisica e una strategia insolita: scalare la prima parte della parete, pericolosissima, di notte, in modo da evitare le cadute di pietre.
La conquista fece scalpore, ma un anno dopo divamparono le polemiche: una spedizione russa non trovò tracce della salita, e Cesen era anche sceso per la via di salita invece che per la normale. Aveva descritto correttamente la cima, ma non aveva scattato fotografie della vetta. Come per molti altri solitari, il dubbio travolse infine lo sloveno, che si ritirò dall’alpinismo estremo. Perfino le precedenti salite di Cesen furono rimesse in discussione, e nelle riviste specializzate si formarono due partiti contrapposti.

Il racconto delle salite di Cesen lo trovate nella bibliografia, mentre un’analisi tecnica delle ascensioni sarà oggetto di un capitolo del libro di M. Twight “confessioni di un serial climber”, che verrà pubblicato in Italia prossimamente. Infine, esiste un libro autobiografico, “Solo”, in cui Cesen ripercorre la sua carriera.

Ovviamente non sono io che posso dare un’opinione sulla controversia, soltanto gli alpinisti che hanno ripercorso le sue vie hanno elementi di giudizio critici e fondati. Certo Cesen ha aperto una strada, peraltro molto pericolosa (Twight afferma che lo straordinario Sveticic attaccò in solitaria l’inviolato sperone centrale della parete Ovest del Gasherbrum IV, trovando la morte nel quinto giorno, per andare al di là delle imprese di Cesen), ideale proseguimento delle gesta dei grandi solitari delle generazioni precedenti. La solitaria nella concezione di Cesen è la massima espressione dell’alpinismo ad alta quota, e non vi è solitaria importante uscita indenne da dibattiti, discussioni, dubbi.

© fabio palma