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ha
detto:
"Il
futuro dell’alpinismo su roccia? Salire
a vista, con protezioni naturali e lontane, in
totale accettazione del rischio, elevando contemporaneamente
la difficoltà, in ambiente selvaggio e
isolato. Non c’è avventura senza
rischio”.
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Tracciare un ritratto di Mittersteiner
aiuta a fare chiarezza sulla dimensione di una salita su roccia
in parete.
Ancora e spesso si leggono critiche, commenti ed opinioni
sul valore di salite in cui sembra che l’unico metro
di giudizio sia l’uso o il non uso dello spit. Giornalisti
assai disinformati e alpinisti involontariamente millantatori
attaccano ferocemente un Beat Kammerlander o un Rolando Larcher
perché osano aprire in montagna con l’utilizzo
del trapano e dello spit, dimenticandosi di precisare che
questi apritori usano lo spit soltanto su un certo tipo di
pareti, mentre nel loro curriculum hanno fior di vie aperte
fino al 7b usando solo friends e nuts, neppure chiodi, per
giunta con lo stile “a vista”.
In realtà si contano sulle dita di una mano chi, diciamo
dal 1975 ad oggi ( ovvero, dalle prime teorizzazioni europee
del free climbing in poi), può dire ad alta voce di
non aver mai ceduto all’utilizzo dello spit PUR contemporaneamente
firmando precisi passi avanti nelle salite delle grandi pareti
di roccia.
Mittersteiner è sicuramente uno di questi, e dei più
luminosi; a livello mondiale, peraltro, anche se il suo campo
d’azione si limitò alle dolomiti.
Dopo l’era Mariacher e quella di Manolo, sulle Dolomiti
(in cui, a livello Alpino, la salita su roccia aveva raggiunto
i vertici maggiori), c’era stata la storia di Giordani,
che aveva usato, anche se moderatamente, lo spit, e quella
dei cecoslovacchi, che avevano con Sustr e Koller aperto la
via del Pesce cedendo al solo compromesso dell’utilizzo
del cliff: ovvero, niente spit, e arrampicata libera spinta
al proprio limite, segnato dal resting su una protezione naturale.
Mittersteiner si confronta su tutte
le loro vie, sempre arrivando al minimo al pareggio. Riesce
anche a liberare tutte le vie di Giordani, e le salite in
libera di Andromeda e Specchio di Sara sono dei passi avanti
storici nella storia del free climbing; lo dicono i numeri,
per chi non se la sente di andarne a ripetere le gesta: 7c
su protezioni lontanissime, ovviamente non a spit.
Poi, le aperture: Mittersteiner arriva
al 7c in apertura, sempre senza spit; con questo dimostrando
un controllo mentale incredibile, anche considerato che il
suo limite a vista in falesia non era poi che raramente superiore
proprio al massimo grado realizzato in apertura. In quegli
anni soltanto Knez sulle Tre Cime e Peter Croft su granito
riuscirono in qualcosa di simile.
L’incidente (la caduta a seguito della fuoriuscita di
un chiodo inserito in un buco svaso ) arriva contemporaneamente
all’intensificarsi del suo impegno negli studi universitari,
un impegno forse incompatibile con quello di un’attività
alpinistica così realmente estrema e all’avanguardia.
Dal 1992 ad oggi non mi vengono in
mente che i nomi di C. Hainz, Pat Littlejohn e Leo Houlding
come prosecutori della sua etica severissima: arrampicata
libera al vertice mondiale (ovvero, aperture con minimo il
7b obbligatorio), a vista, senza l’uso dello spit, con
ritirata o caduta come unica via di fuga. Nessun compromesso,
neppure quelli rarissimi accettati da Huber, Manolo, Bole
in altre grandissime aperture.
Arrampicata libera e rischio a perenne
stretto contatto, margini di errore minimi o nulli, livello
di arrampicata a vista il più possibile indipendente
dalla qualità della protezione. Per chi sostiene che
i grandi problemi alpinistici sono finiti, la figura di Mittersteiner
è una clamorosa smentita: di pareti vergini da salire
in quello stile ce n’è ancora davvero molte.
© fabio
palma
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