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L'intervista a
GIULIO SERGIO ROI
a cura di luca PELLICIOLI |
“Il
Dottore degli Skyrunner”
A tutti gli appassionati di Skyrunner
proponiamo un’inedita e interessante intervista ad un
Medico sportivo che da anni segue, da un punto di vista scientifico,
le prestazioni sportive-agonistiche degli Skyrunner.
Uno spazio dove trovare utili indicazioni e informazioni per
approfondire le proprie conoscenze in materia di fisiologia
e allenamento in alta quota.
A Voi la lettura !
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| Il Dottor Giulio Sergio Roi |
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Chi è Dr. Giulio
Sergio Roi
Giulio Sergio Roi, Veronese di nascita, laureato in Medicina
e Chirurgia e specializzato in Medicina dello Sport presso
l’Università degli Studi di Milano. Vive e lavora
a Bologna.
E’ socio fondatore e coordinatore medico-scientifico
della Federazione Sport d’Altitudine (FSA).
Ha partecipato in qualità di medico e ricercatore alle
spedizioni medico-scientifiche organizzate in occasione delle
gare skyrunning sopra i 4000 metri di quota in Nepal (1992,
1995), Tibet (1993, 1994, 1995, 1996, 1997, 1998), Colorado
(1994, 1995, 1996, 1997) e Mexico (1996).
E’ direttore del Centro
Studi Isokinetic di Bologna e responsabile dei programmi
di reconditioning di Isokinetic Cristallo di Cortina d’Ampezzo.
Docente al corso di specializzazione in Medicina di Montagna
organizzato dall’Università degli Studi di Padova
(dir. Prof. Corrado Angelini).
E’ autore di numerose pubblicazioni
su riviste scientifiche indicizzate (reperibili in rete attraverso
Pubmed) e nazionali, nonché di alcuni libri: “Manuale
di Cardiofitness”, “L’esercizio Isocinetico”
e “99 esercizi addominali” (Alea edizioni, Milano).
I suoi campi di ricerca spaziano dall’antropometria,
al metabolismo energetico, alla biomeccanica, allo studio
della prestazione.
E’ particolarmente esperto nella valutazione funzionale
dell’atleta ed ha partecipato alla preparazione di numerose
imprese sportive tra le quali:
* Il record del mondo 24 ore di pattinaggio su ghiaccio (1993,
squadra Nazionale Italiana; 880.8 km);
* Il record del mondo dell’ora di pattinaggio su ghiaccio
(Roberto Sighel, Calgary Canada, 1998; 41.04 km);
* Il record Cervinia- Cima Cervino e ritorno (Bruno Brunod,
1995; 3h14’44”)
* Il record Aconcagua (Brunod, Meraldi, Pellissier, 1999;
5h57’)
* La salita dell’Everest dalla via normale di Manuela
Di Centa, il 23 maggio 2003 (dal Campo IV Colle Sud-7950 metri-
alla vetta in 12h15’)
* La salita al K2 da parte degli Scoiattoli di Cortina d’Ampezzo
(6 alpinisti in vetta in due giorni il 27 luglio 2004: Mario
Di Bona, Renato Sottsass, Marco Da Pozzo, Renzo Benedetti;
e il 28 luglio 2004: Mario Lacedelli e Luciano Zardini).
1. Una prima
domanda per fare subito chiarezza nella terminologia scientifica
utilizzata: quali sono e come vengono definiti i principali
parametri fisiologici e i test funzionali utilizzati per monitorate
un atleta che pratica skyrunner ?
I principali parametri fisiologici che vengono utilizzati
per monitorare gli skyrunner sono quelli tipici utilizzati
per gli atleti che praticano sport di lunga durata:
- Il massimo consumo di ossigeno (ovvero la massima potenza
aerobica)
- La soglia anaerobica (in termini di frequenza cardiaca corrispondente
alla soglia anaerobica)
- La soglia aerobica (in termini di frequenza cardiaca corrispondente
alla soglia aerobica)
- La percentuale di tessuto adiposo (grasso corporeo)
- La forza degli arti inferiori misurata con dinamometro isocinetico
2. Skyrunner
e alta quota: quali sono e come reagiscono gli apparati del
nostro organismo all’ipossia?
L'organismo umano reagisce all’ipossia con meccanismi
che intervengono immediatamente (adattamento) e con meccanismi
che necessitano di un certo tempo per divenire efficaci (acclimatazione).
I meccanismi che intervengono immediatamente sono l'aumento
della frequenza respiratoria e cardiaca, mentre entro circa
una settimana aumentano il numero dei globuli rossi e la concentrazione
di emoglobina. La risposta alla quota è individuale
e dipende da vari fattori quali l'altitudine raggiunta ed
il tempo impiegato a raggiungerla, l'esperienza precedente,
l'alimentazione e l'idratazione, lo stato di salute e la quantità
di esercizio fisico che si effettua appena arrivati in quota.
3. Possiamo classificare lo
Skyrunning come disciplina strettamente aerobica o esiste
una relazione tra skyrunner/meccanismo anaerobico/produzione
acido lattico ?
Dipende dalle specializzazioni. Le skymarathon si svolgono
su percorsi di una quarantina di chilometri con salite e discese
e quindi il metabolismo principale è sicuramente aerobico,
mentre il chilometro verticale per gli skyrunner d’élite
è sicuramente una prova con coinvolgimento del metabolismo
anaerobico. Abbiamo misurato più volte il lattato al
termine delle gare di chilometro verticale (durata inferiore
ad un’ora) ed abbiamo quasi sempre trovato concentrazioni
superiori alle 4 millimoli/litro. Da questo punto di vista
anche nello skyrunning si sta andando verso la specializzazione.
4. Come varia la gestione di
una corretta acclimatazione in funzione della quota e dei
tempi di permanenza ?
La gestione dell’acclimatazione alla quota segue regole
abbastanza precise: andare in quota solo se si sta bene fisicamente,
evitare di allenarsi se si ha un po’ di mal di testa
o di nausea, che sono i primi sintomi di una non ottimale
acclimatazione, fare poco nei primi giorni, bere molta acqua,
evitare gli alcolici, privilegiare cibi leggeri e ricchi di
carboidrati, evitare i lavori lattacidi nei primi giorni.
Per gare a quote attorno ai 3000 m sono sufficienti 2-3 giorni
di acclimatazione, mentre per le gare a quote attorno a 5000
m sono necessari almeno 5-6 giorni di acclimatazione.
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| Ricerca scientifica per l'alta
quota... |
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5. Ma secondo
Lei, da un punto di vista fisiologico e psicologico, Skyrunner
si nasce o si diventa ?
Bella domanda! Tendenzialmente gli atleti che praticano sport
condizionali quali la maratona oppure la velocità,
nascono con caratteristiche tali che gli permetteranno di
eccellere se adeguatamente allenati. E’ evidente che
lo skyrunning è uno sport che si svolge in un ambiente
particolare e che necessita di tecnica di discesa e di esperienza.
Quindi si nasce predisposti, ma poi si diventa skyrunner.
6. Da diversi
anni Skyrunner e ricerca scientifica sono un binomio ricorrente.
Ci può illustrare i principali risultati di queste ricerche
e gli eventuali indirizzi futuri ?
Il movimento skyrunning è nato dall’idea di alcune
persone che volevano studiare i limiti della prestazione in
quota. Negli anni ’90 alcuni “esperti” di
sport pensavano che fosse impossibile riuscire a correre una
maratona a 5000 metri di quota. L’esperienza ha dimostrato
che è possibile e che ci si può impiegare poco
più di tre ore. Le nostre ricerche hanno coinvolto
diversi Istituti di ricerca italiani ed esteri e con essi
abbiamo dimostrato che gli skyrunner non sono dei “marziani”,
ma sono semplicemente degli atleti di alto livello, con un
elevato grado di allenamento specifico.
In particolare è possibile correre in alta quota senza
particolari problemi, lo sforzo è paragonabile a quello
di una maratona e si recupera nello stesso modo, non vi è
un maggiore stress psicofisico, non vi sono particolari danni
cerebrali o cardiaci, i rischi per l’apparato locomotore
sono contenuti ed eventualmente sono presenti in discesa,
specie se non si possiede una tecnica adeguata.
Inoltre con l’Università di Ginevra abbiamo pubblicato
uno studio che dimostra che gli skyrunner risparmiano energia
quando camminano in discesa rispetto ai controlli.
Si può infine stimare che uno skyrunner allenato sia
in grado di correre anche a 7000 metri di quota, a patto di
avere un terreno adatto a disposizione e di essere dotato
di un’elevata potenza aerobica.
7. Lei ha
seguito la preparazione e la prestazione di Fabio Meraldi
durante il tentativo di ascesa record dell’Everest. Come avete
impostato la preparazione per questo appuntamento e quali
sono i principali problemi che un atleta deve affrontare prima,
durante e dopo una prestazione di questo tipo ?
Fabio oltre ad essere uno skyrunner, è una guida alpina
e quindi conosce bene la montagna e l’altissima quota.
Era già stato a 8000 metri e quindi ha curato la preparazione
soprattutto tecnica, elaborando materiali leggerissimi e dal
punto di vista fisico, ha privilegiato i lavori di resistenza,
ed il lavoro di soglia anaerobica.
Abbiamo lavorato molto con il cardiofrequenzimetro e valutato
attentamente il controllo dell’idratazione e dell’alimentazione.
Penso che il problema principale sia stato quello dell’acclimatazione
alle quote superiori a 5-6000 metri, cosa che richiede tempo
e deve giovarsi di condizioni atmosferiche favorevoli. In
quel periodo, che dura circa un mese, è necessario
attrezzare la via e rendersi conto delle difficoltà
che si incontreranno, risparmiare energia e nello stesso tempo
mantenere la condizione fisica ottimale per la performance.
Solo una grande esperienza ed un lavoro di equipe possono
garantire il risultato.
8. La prestazione
agonistiche e i tentativi di record di ascesa e in quota suscitano
agli occhi di “alcuni” delle perplessità. Al di là di un discorso
“etico” legato ai diversi modi di vivere e interpretare la
montagna, ritiene che tentare questi prestazioni sia una sfida
sostenibile per la fisiologia del corpo umano, e sino dove
è possibile e giusto spingere in questa direzione la prestazione
sportiva umana ?
Qui si potrebbe discutere per ore !
Secondo me è lecito misurarsi con le difficoltà
ed esplorare i limiti delle proprie possibilità, a
patto di non improvvisare e di essere sempre in grado di tornare
indietro prima che sia troppo tardi. Infatti quando si affrontano
prestazioni “estreme”, bisogna avere ben chiaro
che non è pensabile superare il proprio limite e tutti
coloro che non sono più tornati da certe imprese ci
dimostrano che avevano superato questo limite.
Il problema non è quello di superare il limite, ma
di scoprirlo, conoscerlo e di avvicinarsi il più possibile
ad esso. Non so se avete mai pensato al fatto che individui
acclimatati ed allenati possono raggiungere in poche settimane
la vetta dell’Everest senza utilizzare l’ossigeno,
sia pure con qualche difficoltà, ma senza problemi,
mentre non è assolutamente possibile passare dal livello
del mare a 7-8000 metri in pochi secondi respirando l’aria
ambientale senza lasciarci la pelle. D’altra parte quando
si va in aereo, si viaggia comodamente seduti su una poltrona
a quote spesso superiori a 10000 metri. Questo è un
esempio di cosa sia il limite, che per l’alta quota
è legato alla velocità di ascesa ed alle attrezzature
a disposizione.
Va anche ricordato che la conquista dell’Everest senza
ossigeno da parte di R. Messner ha dimostrato che il limite
della prestazione umana era un po’ più in là
di quanto i calcoli dei fisiologi avevano fatto prevedere:
l’esperienza aggiunge sempre qualcosa di importante
alle estrapolazioni dei ricercatori.
Infine le prestazioni che si avvicinano all’estremo
non possono mai essere improvvisate, ma sono sempre il frutto
di studi e di una preparazione accuratissima.
Un’ultima osservazione: lo skyrunning non può
essere considerato uno sport estremo poiché si svolge
su percorsi noti e ben controllati e viene praticato da atleti
appositamente allenati, che tentano di migliorare la propria
prestazione, ma che non si trovano mai in pericolo di vita.
9. La storia della corsa ci
insegna che ogni prestazione e ogni record cronometrico è
migliorabile. Ritiene che questo concetto si possa estendere
anche ai record in quota, o esiste un limite fisiologico oltre
il quale non sarà possibile andare ?
Sicuramente i record in quota sono migliorabili, anche perché
le competizioni di skyrunning sono nate da poco e quindi il
margine può essere maggiore rispetto ad altre discipline
dove ci si cimenta ai massimi livelli da vari anni. Ne sono
esempi i miglioramenti continui che vengono ottenuti anche
dagli skyrunner che definiamo amatoriali, che migliorano continuamente
i loro record personali e ciò è sempre fonte
di una grande soddisfazione. La storia dei record va di pari
passo con l’evoluzione delle tecniche e dei materiali,
quindi è difficile prevedere quale sarà il record
di una data disciplina sportiva tra un centinaio d’anni.
Ciascuno di noi ha un suo ben preciso limite fisiologico,
più o meno conosciuto o più o meno esplorato,
ma non sappiamo quale sia il limite dell’uomo inteso
come “genere umano”.
10. I grandi
mezzofondisti e fondisti Keniani raramente si sono cimentati
in prove di Skyrunner. Pensa che possano adattarsi a questa
disciplina ed essere competitivi ?
In occasione delle Skymarathon abbiamo portato in Tibet un
paio di keniani, che però hanno avuto qualche problema
di acclimatazione dovuto al viaggio ed ai trasferimenti per
raggiungere la sede della gara, presso Tingri, che non sono
stati certo comodi.
I keniani non hanno sicuramente problemi a correre a 5000
metri in una Skymarathon su terreno pianeggiante, mentre in
salita e discesa oggi hanno qualche difficoltà, soprattutto
quando si affrontano tratti innevati. La mia convinzione è
che si tratta solo di aspetti tecnici, in quanto non si può
pretendere che un atleta allenato da molti anni a correre
a bassa quota riesca immediatamente a comprendere come si
imposta una competizione a 4000 metri. Inoltre le quote di
allenamento di questi atleti raramente superano i tremila
metri e quindi i problemi di adattamento alla quota sono gli
stessi. Vi ricorderete certamente il keniano che partecipò
ai Giochi Olimpici nello sci di fondo, ma non poteva competere
con atleti che sciavano da moltissimi anni.
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| ... la fatica e' ripagata ... |
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11. La pratica
dello skyrunner è caratterizzata da lunghi allenamenti e notevoli
dislivelli in salita e in discesa. Quali sono i principali
infortuni degli skyrunner e le strutture anatomiche maggiormente
sollecitate e stressate ?
Abbiamo condotto uno studio in proposito: il risultato è
che gli infortuni sono rari (i ritiri per infortunio sono
compresi tra lo 0.5 ed il 2% dei partecipanti ad una competizione),
accadono in discesa ed i principali sono distorsioni di caviglia
o traumi contusivi dovuti a cadute. E’ evidente che
le articolazioni degli arti inferiori sono particolarmente
sollecitate, ma la nostra opinione è che se non vi
sono particolari predisposizioni anatomiche, se la tecnica
è corretta, se la forza muscolare è adeguata
e se si osservano le dovute pause tra i carichi e gli scarichi,
non vi sono particolari problemi. Dovremo attendere però
ancora qualche decina di anni per sapere se gli skyrunner
avranno una maggiore incidenza di artrosi rispetto alla popolazione
normale.
I dati epidemiologici indicano che le gare di Skyrunning non
costituiscono un momento di rischio particolare, mentre devono
essere considerati più pericolosi gli allenamenti.
Lo skyrunner infatti, spesso si allena da solo, in ambiente
montano, su percorsi che a volte non conosce bene, dove può
incontrare difficoltà impreviste. Abbiamo notizia di
due incidenti mortali che si sono prodotti in allenamento,
su percorsi non controllati: il primo è avvenuto cadendo
in un crepaccio assai profondo ed il secondo cadendo da un
sentiero assai esposto. Entrambi gli incidenti sono riconducibili
ad imprudenza degli atleti.
12. Far sport
fa bene ! Ma un'attività fisica così intensa può essere controproducente
o “lesiva” per la salute umana ?
Se non vi sono controindicazioni, vale a dire malattie pre
esistenti, l’attività fisica, anche se intensa
non fa male alla salute. Ciò che di solito fa male
è il sovraccarico, il non rispetto delle pause di recupero
tra un allenamento e l’altro, l’utilizzo di materiali
inadeguati, l’alimentazione inadeguata ed eventualmente
lo stress.
13. Lei ha seguito la preparazione
e gli allenamenti di diversi Skyrunner. In base alla sua esperienza
quali sono gli errori più comuni che un atleta può compiere
nell’avvicinarsi ad un grande appuntamento ?
I principali errori di allenamento che possono essere
commessi da chi si appresta a preparare la partecipazione
ad una gara di skyrunning sono:
- Non essersi allenato alla quota media della gara.
- Non avere “nelle gambe” la gara (insufficiente
volume di allenamento).
- Allenarsi a ritmi troppo diversi da quelli di gara (in genere
con allenamenti brevi ed intensi).
- Insufficiente allenamento in salita.
- Insufficiente allenamento in discesa.
- Insufficiente conoscenza del percorso e delle sue caratteristiche
tecniche.
- Effettuare eccessivi lavori di potenziamento muscolare in
palestra in vicinanza della gara.
- Continuare ad allenarsi quando si ha dolore da qualche parte.
14. Ci sono patologie per le
quali sconsiglia di avvicinarsi alla pratica dello Skyrunning
?
Sì, sono tutte quelle patologie che determinano
la non idoneità alla pratica sportiva agonistica: soprattutto
ipertensione e cardiopatie. Anche gli esiti di traumi agli
arti inferiori, le patologie cartilaginee articolari e le
patologie della colonna (ernia del disco) costituiscono una
controindicazione allo skyrunning. In caso di dubbi è
comunque necessario rivolgersi ad un medico dello sport, meglio
se con esperienza specifica di skyrunning.
15. L’Italia
è un paese con un'alta concentrazione dei cosiddetti “sportivi
da bar”. Molti ragazzi anche in giovane età non si avvicinano
e non praticano alcuna disciplina sportiva, l’obesità nella
popolazione è in aumento. A questa situazione si contrappone
il movimento dello skyrunner che fa dell’iperattività e della
fatica la propria filosofia ! Da medico sportivo come vive
e come si spiega questa contrapposizione di personalità ?
Siamo proprio convinti che praticare sport di lunga durata
ed allenarsi tutti i giorni per un paio di ore sia una forma
di iperattività? In effetti l’obesità
e le altre patologie correlate in qualche modo con la vita
sedentaria, si inquadrano in quella che alcuni studiosi definiscono
la “sindrome ipocinetica”. L’uomo ha i muscoli
che gli servono per il movimento e si è sviluppato
proprio attraverso il movimento, insito nelle attività
antichissime quali la caccia e l’agricoltura. La civiltà
ha portato l’uomo a costruire delle macchine che gli
permettono di fare meno fatica ed oggi l’automobile,
l’ascensore e la scala mobile sono praticamente indispensabili.
Utilizzarli o non utilizzarli, in assenza di patologie, dipende
da fattori soprattutto culturali e da modelli che vengono
imitati. Purtroppo la cultura del movimento è abbastanza
lontana dai programmi delle nostre scuole e quindi non c’è
da stupirsi se le conseguenze della vita sedentaria si fanno
e si faranno sempre più sentire. Non so se vi è
una contrapposizione di personalità, ma sicuramente
vi è una differenza culturale e di stili di vita.
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Il sentiero Mountain Fitness,
con lo sfondo di Aprica e Corteno Golgi |
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16. Da un
punto di vista medico scientifico, quale significato vuole
assumere il progetto della FSA: Sentieri Mountain Fitness.
Il progetto Sentieri Mountain Fitness ha lo scopo di migliorare
la salute della popolazione e contemporaneamente di promuovere
la montagna come l’ambiente migliore per ottenere questo
miglioramento. Invito tutti a consultare il sito internet
www.mountainfitness.org
per avere maggiori informazioni.
17. Un’ultima
domanda: come vede il futuro dello Skyrunner in Italia e all’estero
?
In espansione: sono sempre più le gare che fanno parte
del circuito skyrunning, in particolare in Spagna dove la
Federazione è molto forte. Oggi sono sempre più
coloro che praticano lo skyrunning, anche se bisogna essere
ben consapevoli che si tratta sempre di uno sport di nicchia
!
Dottor Roi la
ringraziamo per il tempo dedicato e per il prezioso e importante
contributo scientifico che ha fornito alla Comunità
Skyrunner di Alpinia.
Da tutti i lettori e da me il più sincero e cordiale
saluto!
Luca.
©
luca PELLICIOLI
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