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1. Cos’è la speleologia
a cura di Gianluca carboni |
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L'entrata del Buso della Rana
(Malo - Vi) |
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Subito una definizione enciclopedica:
è la scienza che studia l’origine, la morfologia,
le caratteristiche fisiche e biologiche delle grotte naturali.
Ed ora il mito, e la storia: probabilmente l’uomo ha
iniziato a frequentare il mondo sotterraneo nel momento in
cui è sceso definitivamente dagli alberi.
E’ indubbio che la protezione
offerta da ripari rocciosi più o meno complessi doveva
esercitare nella preistoria un’irresistibile attrazione:
in una caverna si potevano contrastare i mutamenti climatici,
resistere a pioggia, freddo, caldo, si poteva creare un embrione
di vita sociale, evitare l’attacco di belve feroci,
o di umani nemici.
Non è da trascurare poi la magia ipnotica di questi
luoghi, il fascino misterioso che ha indotto l’uomo
a lasciarvi incisioni e pitture, raffigurazioni e statuette
propiziatorie a testimonianza di riti legati alla fertilità
ed alle attività venatorie, in parole povere riti dai
quali poteva dipendere la sopravvivenza stessa del gruppo.
A seconda delle religioni, dei periodi storici, delle località,
si è voluto legare il mondo sotterraneo agli dei, a
creature mostruose, al diavolo, a manifestazioni miracolose,
e vedere le caverne come luoghi di culto, di sepoltura, sedi
di forze occulte, e tane di draghi, streghe, e nascondigli
di tesori; fra l’altro un po’ ovunque esistono
leggende che narrano di persone scomparse in un antro e tornate
alla luce a chilometri di distanza, o anni dopo, o mai riemerse.
Da ricordare il racconto col quale Leonardo da Vinci descrive
le visite avventurose in due grotte lombarde (la grotta di
Fiumelatte e la ghiacciaia di Moncodeno): ci parla di “paura
e desiderio”, forze opposte capaci di sommarsi, le stesse
che ancora oggi spingono tutti noi speleologi; e da segnalare
la colossale opera “Mundus subterraneus” (1665)
di Athanasius Kircher, che se da un lato continua ad immaginare
draghi, dall’altro per primo propone interpretazioni
fondate su un approccio scientifico: quasi ci siamo!
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| Monte Tiscali
(Supramonte - Nu):
resti del villaggio nuragico |
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Studi, ricerche, quindi le prime esplorazioni
sistematiche: nel 1841 Lindner raggiungerà il corso
sotterraneo del fiume Timavo nell’immenso salone terminale
dell’abisso di Trebiciano, a 300 metri di profondità,
a conclusione di un’impresa ai confini del possibile;
nel 1894 Martel pubblicherà “Les Abimes”
(gli Abissi), inventerà il termine speleologia, ci
fornirà precise descrizioni ed illustrerà le
incredibili tecniche che gli hanno permesso di visitare più
di 200 cavità, superando pozzi vertiginosi seduto su
un’asse di legno, calato a braccia con un grosso canapo,
con una candela in mano, evidenziando un coraggio che sconfina
ampiamente nell’incoscienza.
Non ci si è più fermati:
solo le grotte italiane conosciute sono decine di migliaia,
le più profonde al mondo si apprestano a toccare i
2000 m di dislivello, la più vasta si sviluppa per
oltre 500 km; io ne ho visitate una cinquantina … come
un turista in Italia che fino ad ora ha toccato un paio di
paesini!!
Torniamo alla definizione iniziale:
- la speleologia è la scienza che studia l’origine
delle grotte: distinguiamo cavità carsiche, tettoniche,
vulcaniche, eoliche e marine; ne troviamo in rocce carbonatiche
(calcari e dolomie), nel gesso, nei marmi, nel quarzo, nel
sale e, ultima frontiera, nel ghiaccio; ognuna di queste tipologie
è caratterizzata da fenomeni creativi e tempi di creazione
differenti;
- ne studia la morfologia: le si scopre, le si disostruisce,
le si esplora, le si misura, le si rileva, se ne osserva scientificamente
la forma per individuarne la storia, la possibile evoluzione,
le prosecuzioni, i collegamenti, l’appartenenza a sistemi
idrici sotterranei;
- ne studia le caratteristiche fisiche e biologiche: interessano
le rocce, l’aria, e soprattutto l’acqua (basti
pensare che l’acqua delle fonti, quella cioè
naturalmente potabile, è lo stesso elemento che percorrendo
spazi incredibilmente vasti, allargando anfratti, plasmando
rocce, sciogliendole e ricomponendole, dà il contributo
necessario e fondamentale alla creazione del mondo ipogeo
che noi visitiamo; fino a dove l’acqua lo permette,
altro non facciamo che seguirne il percorso, passato o presente
che sia); interessano poi fauna e flora, e si esamina l’influenza
di un tale ambiente estremo sulle caratteristiche psicofisiche
dell’uomo.
©
gianluca carboni
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