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ESISTE UNA LETTERATURA DI MONTAGNA?


  Filippo Zolezzi 


La montagna è presente nella letteratura fin dalla notte dei tempi, fin da quando l’uomo ha iniziato a scrivere, si pensi alla Bibbia, con Noè il monte Ararat e l’Arca, il Sinai L’Oreb il monte di Dio e Mosè, il Calvario stesso e Gesù, la letteratura greca es. Senofonte e l’Anabasi, quella romana con gli storici e i geografi, mirabili le descrizioni di Strabone ancora oggi utilissime.

Per parlare di letteratura di montagna vera e propria dobbiamo arrivare a Petrarca e alla sua salita al Ventoso, vera e propria pietra miliare di questo genere, per la prima volta una montagna salita per diporto e non per pura necessità, infatti prima si guardava ai valichi come mete, non certo alle vette, buone come abitazione o nascondigli per dei o spiriti vari.

Il genere letterario di montagna nasce con l’alpinismo moderno, in epoca illuminista, quando si comincino a guardare i monti come meta possibile e non solo come impedimento al cammino; la conquista del Monte Bianco segna questa svolta.

Dall’Inghilterra e dal nord Europa nasce il Grand Tour, il grande viaggio della conoscenza, poeti, scrittori e pittori descrivono i luoghi visitati, si pensi al lavoro vedutista di Tourner; i Tourists, coloro che fanno il Tour, percorrono le montagne ne risalgono le valli, fino alle testate, si fermano alle lingue dei ghiacciai, per poi spingersi ad attraversarli.

Le Alpi diventano, per Stephen, il Playground of Europe, il territorio di gioco, ad esempio grandi alpinisti come Coolidge, Ball, Mummery e Whymper conquistano vette su vette soprattutto scrivono libri, perché ogni alpinista che si rispetti redige il diario delle proprie scalate.


Anche la letteratura di montagna si trova divisa tra la componente illuministica dell’alpinismo: conquistare per conoscere, come nella scalata del Bianco organizzata da De Saussoure e quella romantica della conquista, come Whymper sul Cervino, due componenti che spesso sono legate e inscindibili, è l’epoca non solo delle grandi scalate, ma anche delle esplorazioni geografiche, tutta la Terra deve essere percorsa e conosciuta.

Per oltre un secolo c’è stata un’enorme produzione letteraria legata alla montagna, gli alpinisti erano a volte persino accusati di essere dei grafomani, ma questa tendenza è andata rarefacendosi con la risoluzione di tutti i grandi problemi alpinistici, prima delle Alpi e infine delle montagne extraeuropee, sulle Ande e in Patagonia, in Alaska e soprattutto in Himalaya e Karakorum.


Il genere montagna vede soprattutto due tipi di approccio: il primo è quello autoreferenziale, nel quale l’autore descrive il proprio vissuto, le proprie imprese, in esso i lettori rivivono quanto fatto dall’autore, si emozionano e faticano con lui, arrivano in vetta insieme a lui, tanto per citarne solo alcuni: Edward Whymper La conquista del Cervino, Albert Frederick Mummery Le mie scalate, Hermann Buhl E’ buio sul ghiacciaio, Walter Bonatti I giorni grandi, Simone Moro Cometa sull’Annapurna, sicuramente si rivolge specialmente a un pubblico di appassionati della montagna.


Il secondo è quello puramente narrativo, di fantasia o comunque non descrittivo delle proprie imprese, forse più adatto ad ogni tipo di lettore, anche quello che non conosce e non ama particolarmente la montagna; la produzione letteraria di questo altro sottogenere è sicuramente molto meno corposo del primo, ma non meno affascinante, mi viene da ricordare Salvator Gotta con Il Piccolo Alpino, Dino Buzzati con Barnabo delle montagne o Il Segreto del bosco vecchio, Mario Rigoni Stern con I racconti dell’altipiano o Il bosco degli urogalli, Plinio Martini con Il fondo del sacco, Mauro Corona con Il volo della martora o L’ombra del bastone, Enrico Camanni con i suoi romanzi ambientati sui grandi massicci alpini.

Sicuramente lo scenario è uno dei principali componenti della letteratura di montagna, senza montagna cosa avremmo?
Esso spinge alla conoscenza, al percorrere e al salire verso l’alto, come in Gibran l’uomo tende alla montagna perchè è più chiara dal piano, a volte anche senza una spiegazione psicologica chiara; a Mallory primo a tentare e forse a raggiungere la vetta dell’Everest, mistero mai svelato, fu chiesto perché vuoi salire l’Everest e lui semplicemente rispose: Perché è lì…

La letteratura di montagna favorisce in modo eccellente quel sogno che è dentro ogni uomo, lo porta ad andare oltre se stesso, a cercare di superare i propri limiti, innalzandosi dove più in alto il piede non può procedere, ad aprire la propria visione, così ecco Il Monte Analogo quella Valle di ogni dove descritta da Davide Sapienza, che rappresenta la novità italiana.


Io non sono uno scrittore, ma semplicemente leggo e recensisco sul mio sito Alpinia.net molti libri, non saprei dire quali siano i segreti da usare per scrivere libri di successo, però di sicuro un bel libro deve essere in grado di non annoiare il lettore, cosa che fanno ad esempio certi autori americani anche molto bravi, la trama deve essere appassionante, in grado di dare emozioni, di commuovere o di far fare una bella risata, come i personaggi di Mauro Corona o di Plinio Martini, le luci delle vicende non devono mai essere troppo vivide e non devono illuminare completamente la scena, ma deve sempre rimanere un po’ di mistero.

Le difficoltà non mancano e sono sempre in agguato: un eccesso di trionfalismo, lo stile da trombone tanto per capirsi, o la retorica esagerata, tipo la lotta con l’Alpe , oppure al contrario, uno di tipo pastoral-ambientalistico, magari anche semplicistico, tutto melassa e nutella dove è tutto bello, buono, perfetto, una riedizione del buon selvaggio…

Gli argomenti più ricorrenti sono le imprese alpinistiche, sia come relazione che come invenzione, scalate, scoperte, spedizioni e la civiltà montanara, con i suoi abitanti, le sue tradizioni, gli usi e le leggende, entrambi basati sulle difficoltà che l’ambiente pone, come bastoni tra i raggi di una ruota che gira nel suo percorso.

Poi gli argomenti sono tanti e vari, come le montagne che possiamo ammirare anche intorno a noi, tutte bellissime e con i loro misteriosi fascini: zaino in spalla e scarponi ai piedi forse riusciremo a leggere il libro più bello…


  a cura di
  Filippo Zolezzi

 
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