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IL FANTASTICO RACCONTO DI DAVIDE


  Antonio Sisana 

La vista di Davide mi sorprese.
Il suo viso notevolmente smagrito, gli occhi emergevano in modo deciso in un’espressione quasi indemoniata. In testa aveva ancora qualche cerotto. Lo trovai a casa di Shafi la sera della dimissione dall’ospedale. Shafi stesso mi aveva chiamato invitandomi a raggiungerli. Eravamo solo noi tre.

“Non è poi messo così male il nostro eroe” esordì Shafi che aveva da poco concluso un trattamento a Davide, “deve ringraziare la sua capacità mentale, oltre che fisica, perché ha saputo essere molto presente nei momenti difficili” concluse sempre rivolto a me.
Davide stava ad ascoltare. Tutto si era risolto con una lunga ferita nella testa, ben suturata con ventisei punti, una forte distorsione alla caviglia destra e diverse botte ed abrasioni in tutto il corpo.
La commozione cerebrale era rientrata e non gli restava che recuperare e ritrovare equilibrio nel corpo e nella mente.
Parlammo per un po’ io e Shafi circa la strategia di supporto alla salute di Davide, poi il discorso si allargò a tutti e tre arrivando all’impresa che aveva sostenuto l’amico Guida Alpina. Shafi ad un certo punto gli chiese se volesse raccontarci l’accaduto.
Davide dimostrava sicuramente agitazione e difficoltà in questo, ma sapeva, come del resto anche noi, di trovarsi in una situazione protetta e soprattutto che sarebbe servito a lui per sciogliere tensioni e paure prima che queste finissero nell’inconscio più profondo.


“Da giorni avevo il desiderio intimo di tentare la via dell’Assoluto, la forma fisica era ottima e quella mentale pure.
Due notti prima ho sognato Riccardo che me ne parlava come se lui la conoscesse bene.” Iniziò con titubanza. Sapevo che Davide fosse convinto che il giorno in cui Riccardo aveva perso la vita avesse tentato tale via, ma non se ci fosse riuscito.

“Così ho interpretato questo sogno come un segnale. Il giorno dopo ho recuperato le sue ceneri da Maddalena e ancora nella notte e nel buio mi sono avviato per la via; ho superato il bivio per la Bocchetta della Guida e ho iniziato a scalare verso la Cima.
Il primo pezzo è stato impegnativo, ma non ho avuto grossi problemi, mentre poi la roccia si è fatta più friabile ed ho trovato un tratto decisamente difficile.”

Si fermò un istante nel racconto, per riprendere fiato e lucidità. “Il pezzo più difficile è diviso in due parti nel mezzo delle quali vi è un tratto facile residuo delle vecchie trincee della guerra con una grotta che ospita la Madonnina della Guida.
Questo tratto è quello toccato dalla grande frana e quindi la via è da inventare quasi tutta.
Spesso la roccia franava, da sotto i piedi e dall’appiglio delle mani. In alcuni punti sono rimasto immobile e pressoché in bilico per lunghi minuti. Ho dovuto ricorrere a ogni risorsa fisica e mentale per superare la prima parte e raggiungere la grotta della Madonnina.
In essa mi sono fermato a riposare e a rifocillarmi, ed ho ritrovato il vecchio registro ove gli alpinisti ponevano le loro impressioni e memorie”. Concluse con gli occhi lucidi. Qualcosa doveva essere accaduto in quel posto.

“Che cosa hai trovato nel registro?” chiese Shafi sospettando anche lui qualcosa.
Alla domanda gli occhi di Davide cominciarono a lasciar uscire le lacrime, la sua voce si fece più scossa, ma sempre chiara e consapevole.
“La maggior parte delle memorie erano illeggibili, vecchie, mentre l’unica riflessione leggibile chiaramente era di Riccardo” iniziò a raccontare. “la data era quella del giorno in cui è morto.
Le sue parole erano queste:
Oggi ho tentato la via dell’Assoluto, ho fatto ricorso a tutte le mie forze, ma sono dovuto tornare indietro. Attraverso la paura e la difficoltà ho compreso che in verità solo la Montagna può decidere a chi aprire la sua porta, e per raggiungere la Cima della Guida solo la mano di Dio può aiutarci. Ho conosciuto la debolezza di noi esseri umani, l’insegnamento della paura e la forza della speranza: ma mi è mancata la Fede.
Oggi ho saputo trovare l’umiltà per tornare indietro e chinare la testa dell’ego alla volontà di Dio.

Poi sotto ha lasciato un post-scrictum:
Per chi tenterà la Cima lascio dal cuore un consiglio: sii accorto e consapevole della difficoltà, in ogni istante e in ogni passo in gioco ci sarà la tua vita. Dio sia con te. Riccardo”.

Ci fu un lungo silenzio, le lacrime continuavano a scendere dal volto di Davide, sempre più pallido e provato.
Capii che in quel momento aveva dovuto affrontare un fiume di pensieri e di stati d’animo, perché per la prima volta Riccardo aveva compreso e rinunciato ad una conquista. La Cima della Guida lo aveva rifiutato e lui l’aveva accettato comprendendo l’insegnamento che molte volte lo stesso Davide cercava d’impartigli.

“E tu cosa hai pensato e fatto?” chiesi a Davide.
“In quel momento ho compreso come mi fossi vestito di un abito non mio, ma del mio ego. Ho capito che se ero arrivato sino a li era perché in me qualcosa mi diceva che Riccardo aveva superato la cima.
Era il mio orgoglio, quel sentimento che sempre mi aveva fatto sentire inferiore a lui che sapeva ottenere tutto ciò che voleva.
Poi ho avuto la gioia di comprendere che quel giorno Riccardo aveva sentito, veramente forse per la prima volta, la voce della Montagna e questa gli aveva toccato il cuore, e lui l’aveva accettata. Infine il mio cuore si è liberato di un peso enorme. Il giorno in cui lui ha tentato la via dell’Assoluto io non volli accompagnarlo, anche se me lo aveva chiesto.


Gli dissi che non era possibile, che era una cosa da pazzi, ma in realtà era la mia paura di non essere in grado di farcela, di dimostrare la mia debolezza nei suoi confronti, lui che mi definiva l’alpinista più forte che avesse mai incontrato.
Mi sentivo d’averlo mandato a morire da solo, invece non è stato così, perché poi è tornato indietro.
Ho compreso che avevano ragione i medici, ad ucciderlo è stato un infarto, non la montagna.
Questo mi ha riappacificato con lei e con la mia coscienza, che in questi ultimi tempi mi stava consumando dentro.” Concluse per riprendere fiato.

“Come sei riuscito a proseguire?” chiese Shafi.
“Per diverso tempo mi sono fermato nella grotta davanti alla madonnina. Mi sentivo inerme, gelato, stanco, senza nessuna idea.
Poi un lungo pianto mi ha liberato dentro. Ho cominciato a pregare, ho ripercorso tutte le preghiere che mi hanno insegnato sino a trovarmi come in trance, per lunghissimi minuti. In quel momento la Montagna ha ritrovato la strada per parlare al mio cuore, dentro di me è albeggiato un senso di pace e serenità e con esse una grande forza.
In quel momento ho deciso di proseguire.
E’ entrata in me quella profonda Fede che è mancata a Riccardo allora, e nonostante l’immane difficoltà e instabilità della montagna ho sempre trovato appigli stabili e una forza non umana.
Posso solo dirvi che io ho dato il massimo, ma Qualcosa e Qualcuno mi ha portato sin lassù perché in mezzo al tutto che crolla ove poggiavo i piedi e le mani teneva quel che mi serviva. Gran parte dei lividi che porta il mio corpo credo siano segni della scalata, non della caduta.” Raccontò Davide.

“E quindi sei giunto in cima?” chiesi.
“Si, una volta raggiunta la Cima della Guida ho tolto dallo zaino la piccola teca con le ceneri di Riccardo e le ho liberate nel vento.
E’ stato un momento toccante, con Esse prendevano il volo anche i miei sensi di colpa, le paure e i blocchi che mi hanno oppresso in questi ultimi tempi. In quei momenti Riccardo era con me, mi ha come salutato e si è librato nell’aria, per sempre”.
Rispose lasciando tempo per acquietare l’emozione.
“Quando ho iniziato la discesa il pomeriggio era già alto, e la discesa, almeno nel primo tratto è difficile quanto la scalata.
Comunque sono riuscito ad uscirne al tramonto. In quel momento ho avuto difficoltà, non avevo più forza, come se mi fossi ritrovato con le mie sole forze umane. E’ in quel momento che, non so come, sono scivolato e caduto per diversi metri perdendo i sensi. Mi sono risvegliato che era buio, lo zaino perso non so dove, un gran dolore nel corpo. Ho saputo trovare un luogo riparato riuscendo a passarvi la notte.” Concluse.

“Come hai fatto a passare la notte così all’adiaccio?” chiese Shafi.
“Non lo so, ho pregato molto, Dio, Riccardo, la Madonna. Ho tenuto accesa la speranza e la Fede, così appena la luce è tornata ho ritrovato lo zaino ed il telefono satellitare. Ho chiamato il soccorso e sono riuscito a scendere un po’ sino all’incrocio della Bocchetta della guida. Li ho perso definitivamente i sensi.” Rispose.

Compresi come avesse voluto giungere sino a li per non far sapere della sua impresa mostrando la sua umiltà e il rapporto personale e intimo con la montagna. Per lui era stato un rito iniziatico e non un’impresa alpinistica.

“Vi posso giurare che non so come sia riuscito a fare tutto questo, per me quelle ventiquattro ore sono state un tuffo nell’infinito senza tempo: ho rivissuto il mio intero ciclo di vita, tutto è confluito e si è sciolto in quelle ore.
Non ero io, ma era il Tutto, perché il Tutto ha fatto attraverso di me” furono le sue ultime parole. I suoi occhi ripresero un’espressione stralunata.

Restammo in silenzio, tutti e tre, nel rispetto per quanto Davide aveva vissuto e ci aveva fatto partecipi attraverso le sue parole.
Era ormai notte fonda quando ripresi la via di casa salutando con un abbraccio i due amici.

(tratto dal libro Pace al Tramonto... fai una richiesta ad Antonio Sisana)


  a cura di
  Filippo Zolezzi

 
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