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PICCOLA FIABA DELLE MONTAGNE COSTIERE


  Andrea Parodi 

È già mattino da un pezzo, ma Frigo, il folletto, se ne sta ancora rannicchiato nel suo anfratto fra le rocce del versante nord. Sente il vento marino soffiare il suo alito caldo sulle creste sommitali, e sa che in breve tutte le sue sculture di ghiaccio si dissolveranno nel nulla, fondendosi nell’umidità delle nuvole grigie.

Frigo è un folletto del ghiaccio che abita sulle montagne costiere, e nelle fredde notti invernali, trasportato dal vento montano, ricopre le rocce e gli arbusti di splendidi fiori di ghiaccio sottile.

Il vento marino e quello montano si scontrano spesso, sulle alte creste, e molte volte il vento montano, con la sua nube bianca, sconfina sul versante meridionale delle montagne avvolgendo le cime come un’onda di spuma, nella quale Frigo e i suoi compagni volteggiano felici distribuendo tutt’intorno fiori di ghiaccio e cristalli di neve.

Ma poi dopo qualche giorno le posizioni s’invertono ed è il vento marino a scavalcare le creste, portando con sé cumuli di nuvole grigie che sciolgono rapidamente il ghiaccio e la neve accumulati dal vento montano. Capita così che, guardando dal mare, le grandi montagne costiere appaiano un giorno splendenti di neve e di ghiaccio nel limpido cielo invernale , e il giorno dopo si presentino grigie e tristi, ammantate di pesanti nubi di pioggia.
(foto di Ugo Pretelli)


Passando sulla strada litoranea, Luca si ferma sempre a guardare le montagne: le conosce fin da quando era piccolo e sa delle lotte tra i venti, e ha sentito parlare anche dei fiori di ghiaccio e dei folletti che vivono negli anfratti, ma lui, studente in informatica, non crede molto alle favole.

Per la gente del paese le montagne sono soltanto immagini lontane, come la luna e le stelle, mentre il mare si può toccare e regala pesci e turismo… Ma Luca, chissà perché, è attirato dai monti e d’estate, quando la gente si affolla sulle spiagge, lui vaga da solo sulle alte creste accarezzate dalla brezza e si tuffa nell’acqua limpida dei laghetti incastonati fra le rocce.

Luca sa anche sciare: ha imparato sulle piste dei monti del nord, dove la neve si ferma per molti mesi, ma le piste sono tutte uguali, lisce, senz’avventura, e spesso c’è troppa gente, troppa confusione… Il sogno di Luca è una grande nevicata che copra anche le palme e le barche sulla spiaggia, per calzare gli sci sulla porta di casa e salire e salire fino alle creste dei monti e poi scendere fino ai bordi del mare…

Ma il vento marino è sempre in agguato: capita qualche volta che un po’ di neve si fremi sulla spiaggia e sui tetti delle case, ma soltanto per poche ore, poi, inevitabilmente, arriva il vento di mare e sale veloce verso i monti, lasciando dietro di sé soltanto pioggia.

Ci fu però un gennaio freddissimo, in cui il vento marino fuggì verso le isole del sud e Frigo scese molto in basso, e addirittura qualcuno giurò di averlo visto mentre ricopriva il torrente di lastre di ghiaccio scintillante. I monti erano bianchi di neve, forse non sufficiente per sciare, ma Luca partì ugualmente, quasi di corsa, per paura che tornasse il vento marino a rovinare tutto.

Mentre Luca saliva, a tratti sprofondando fino al ginocchio nella neve accumulata dal vento montano, i suoi sci, appesi allo zaino, discutevano animatamente, stupiti di trovarsi in quei luoghi inconsueti: – Non vorrei che questo pazzo ci facesse finire su pendii di pietre affioranti e fossi ghiacciati… Non vorrei proprio rompermi una lamina – diceva lo sci destro, che amava la neve soffice e abbondante.

Ma lo sci sinistro, più tagliato per l’avventura, ribatteva: – Non avrai mica paura di qualche sasso!... Pensa che bello sarà scivolare veloci verso il mare che luccica laggiù in fondo… –

Luca intanto saliva faticosamente fra boschetti di pini e di faggi vestiti di neve gelata. Il vento montano lo avvolgeva con la sua onda bianca e Frigo, non visto, gli copriva i capelli e la barba di piccoli aghi di ghiaccio.

Sulle creste sommitali infuriava la tormenta; i folletti del ghiaccio e della neve danzavano felici e il vento montano sferzava le rocce, e gli alberi si piegavano al suo volere.

Luca, stanco e intirizzito, aveva un po’ paura e forse, se avesse potuto volare, sarebbe fuggito veloce verso il suo letto caldo. Ma il vento montano, che non è così cattivo come lo dipingono, sollevò per un attimo la sua onda di nebbia e Luca poté scorgere un canale innevato che scendeva dritto verso il mare.

La voglia si mescolò alla paura e gli sci cominciarono timidamente a tastare il terreno. Il canale era molto ripido, ma la neve sembrava compatta. Preso il coraggio a due mani, Luca abbozzò una curva… Per alcuni minuti il vento montano e i folletti del ghiaccio restarono immobili a guardare Luca e i suoi sci che volteggiavano elegantemente lungo il sottile nastro di neve: da quelle parti non si era mai visto nulla di simile.

Dopo una cinquantina di curve, il canale lasciò il posto a pendii più dolci ed aperti e Luca proseguì la discesa zigzagando fra massi e arbusti. La neve diventava man mano più pesante, ma Luca aveva il morale alle stelle: stava planando deciso verso il paese e il mare; chi mai avrebbe potuto fermarlo?...

– Attenti! Attenti! – gridarono i rovi, ma non avevano modo di spostarsi. Luca li investì cadendo rovinosamente tra le spine.

– Ohi! Ohi! – piagnucolò lo sci destro – l’avevo detto io che andava a finire male… –

La discesa di Luca era così terminata bruscamente fra i rovi: la neve cominciava a diradarsi e il mare era ancora lontano… Lontano almeno due ore, con gli sci in spalla che s’incastravano nei rami degli alberi e inciampavano continuamente nei suoi calzoni.

Quando Luca giunse a casa, con le ossa dolenti e la pelle graffiata, era già buio da un pezzo. Si tuffò subito nel letto morbido, sotto molti strati di coperte e si addormentò profondamente.

Sognò la neve, tanta neve, la grande nevicata che copriva le strade e la spiaggia e lui con gli sci che scendeva leggero dalle cime dei monti fino al mare e oltre il mare e…

Fuori dalla finestra, il folletto Frigo sbirciando tra le imposte vedeva Luca che, dormendo, sorrideva.

– Che strano ragazzo! – pensò, ma non poté trattenersi a lungo a guardarlo: il tempo stava già cambiando e il vento marino presto sarebbe tornato, implacabile, con il suo alito caldo e le sue nubi di pioggia.


  a cura di
  Filippo Zolezzi

 
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