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IL GUARDAPARCO GENTILE E IL RANOCCHIO MAGICO


  Simone Moiso 

C’era una volta e c’è anche oggi un mestiere molto importante per l’equilibrio tra l’uomo e la natura.
Un sottile filo d’erba divide il mondo degli animali, degli alberi secolari e delle rocce dal mondo degli umani indaffarati, grigi e pensierosi. Questo mestiere è il guardaparco. E Roberto è un guardaparco speciale, perché fin da piccolo è cresciuto tra le montagne osservando le farfalle sui fiori di genziana e inseguendo le lucertole tra i massi scaldati dal sole. Il suo viso, al momento di indossare la divisa, subisce una trasformazione, muta forma e dal volto di uomo diventa il muso di una lepre, un ramo d’abete coperto di gemme e lo scrosciare dell’acqua nel ruscello.
Quel giorno Roberto partì per il suo giro di controllo con il solito buonumore. Un’occhiata al cielo, nuvole alte e spumose, un respiro profondo nella fresca aria del mattino e si incamminò lungo il sentiero che saliva a monte.
(disegno di Graziella Cortese)


Tutte le creature del parco rispettano e amano Roberto, lo ringraziano per le cure e l’attenzione, perché tiene lontani i bracconieri, controlla che non scoppino incendi, aiuta gli animali feriti e ritrova i cuccioli sperduti. Il cuore di Roberto è pieno di gioia quando può accompagnare le scolaresche nel mondo segreto e prezioso del bosco, quando può insegnare quanto la natura sia dentro di noi anche quando siamo chiusi tra quattro mura.
E ogni giorno Roberto saluta tutti gli esseri del parco, dalle rocce coperte di muschio alle formiche alla ricerca di cibo, dagli alti pini alla lince solitaria.
Aveva imparato da un vecchio indiano cherokee che ogni creatura ha un’anima e ha anche una voce e se anche questa voce non arriva all’orecchio sicuramente la possiamo sentire con il cuore. Ovviamente nessuna di queste creature risponde con parole ai suoi saluti, ma un piccolo fruscio, uno sbattere di palpebre, un odore forte sono per Roberto come un abbraccio o una stretta di mano.
Come dicevamo, quel giorno Roberto era intento nel suo lavoro quando arrivò ad un piccolo laghetto tra i larici.
“Buongiorno stagno” sussurrò il guardaparco con delicatezza per non disturbare gli animali che riposavano vicino alle rive “ancora poca acqua, vero… quest’anno le piogge si fanno desiderare e la neve non ha ancora iniziato a sciogliersi, porta pazienza, sono previste precipitazioni nelle prossime settimane…”
Il laghetto rimase in silenzio e Roberto si preparò per continuare la sua passeggiata.
“Mi scusi buon signore, non è molto educato non salutare chi si incontra sul cammino, soprattutto su un sentiero di montagna.”
Roberto sussultò nel sentire una voce inattesa, non si era accorto di aver incrociato sul sentiero un turista mattiniero o un collega guardaparco. E infatti non c’era nessuno… Nessuno verso valle, nessuno verso i monti e nessuno intorno a lui. Si grattò la testa e un po’ timoroso chiese:
“ Mi scusi… non l’avevo vista… ma in realtà non la vedo neanche adesso…”
“Ma è ovvio mio caro, perché lei guarda dove io non potrei mai giungere, vista la mia modesta ma rispettabile altezza…”
Allora Roberto chinò lo sguardo e proprio davanti ai suoi scarponi, sulla terra smossa del sentiero, un verde ranocchio con gli occhi sbarrati lo guardava in silenzio. Erano molti anni che il nostro guardaparco parlava a tutti gli esseri del bosco, ma nessuno aveva mai risposto.
“Mi scusi signore, le converrebbe chiudere la bocca, altrimenti una mosca potrebbe finirle sulla lingua, cosa che nel mio caso sarebbe particolarmente gradita ma nel suo non penso… A proposito mi scusi, non mi sono ancora presentato… Edward Frog, piacere di conoscerla…”
Il ranocchio allungò una piccola viscida zampina e Robert abbassò un grosso ditone rosa e questi due esseri così diversi si incontrarono per un attimo.
Il ranocchio, Roberto osservò mentre lo stupore lasciava spazio alla meraviglia, aveva un piccolo zaino creato con una foglia di castagno intrecciata con aghi di pino e fili d’erba.
“Roberto, guardaparco…” riuscì a pronunciare a fatica sedendosi di fronte a lui.
Il ranocchio ricominciò a parlare:
“Lavoro importante e significativo… Discutevo con i gufi lassù sul picco ovest e mi raccontavano con quanta attenzione svolgi il tuo compito… ero curioso di conoscerti.”
“Ma come…”
“Come è possibile che io parli la tua lingua?”
Roberto annuì.
“Ho fatto un lungo viaggio dall’Inghilterra per giungere in queste luoghi. Nelle terre da cui provengo, la natura è ancora intrisa di energia magica…, ho amiche fate e amici folletti. Per non parlare di maghi e streghe che spesso sperimentano incantesimi vicino allo stagno in cui abito…
Non ti racconto quanto fumo lasciano dietro e poi il rischio di trovare il tavolo di casa trasformato in un panino al formaggio!”
Roberto ascoltava e osservava. Il silenzio questa volta toccava a lui.
“Il mio viaggio mi porterà attraverso tutti i paesi del mondo alla ricerca di esseri umani che, come te, hanno il dono dell’amore per la natura e non hanno dimenticato di esserne parte.”
“Quindi mi stavi cercando?” chiese Roberto incredulo.
“Si, mio caro, per ringraziarti e consegnarti un regalo prezioso che fate e folletti hanno creato per te.”
Il ranocchio tolse lo zaino di foglia dalle piccole spalle e ne estrasse una nocciola bucata che porse con un inchino al guardaparco.
Roberto aprì la grande mano e raccolse il dono con deferenza. Non osava dire nulla perché, anche se era solo una piccola nocciola bucata, in realtà aveva per lui più significato di mille medaglie.
“Adesso saluto e riprendo il mio cammino…, grazie ancora per tutto l’amore e il rispetto nei nostri confronti…. Ah, a proposito, devi appoggiarla all’orecchio perché funzioni… Addio!”
Roberto rimase lì seduto a guardare quel piccolo essere rimettere lo zaino in spalla e saltellare sereno verso il suo difficile e faticoso compito. Restò ad osservare la nocciola a lungo, poi si alzò e riprese il sentiero verso le vette innevate.
Cosa aveva detto quel ranocchio?
Ah… di portare la nocciola vicino all’orecchio… Roberto così fece e…
“Buongiorno Roberto, bella giornata vero?”
Il guardaparco si voltò di scatto. Era tornato il ranocchio!?! No, si sbagliava, c’era solo un usignolo sul ramo…
“Buongiorno usignolo” salutò Roberto automaticamente come ogni mattina.
“Ancora buongiorno a te, attento al sentiero più avanti, stanotte è franato.”
Era proprio lui! L’usignolo gli aveva risposto! Roberto allontanò la nocciola dall’orecchio e sentì solo un cinguettio. La rimise in posizione e…
“Ah, scusa, hai visto un tronco pieno di buone larve succose?”
Poteva sentire! Poteva capire!
Salutò l’usignolo indicandogli un buon pasto e corse verso le rocce della frana.
“Buongiorno care, che cosa è successo?” chiese Roberto agitato alle rocce rovinate sul sentiero. “Poche piogge e la vecchiaia, ma non si preoccupi, stiamo bene…”
Roberto guardò la nocciola bucata come fosse un diamante rarissimo. Gli era stato fatto il dono più grande che potesse immaginare. D’ora in avanti avrebbe potuto sentire la voce della natura.
Pianse e sorrise allo stesso tempo e si sentì come nei giorni in cui piove, c’è il sole e un enorme arcobaleno colora il cielo.
Guardò la neve in alto, respirò gli aromi del bosco e con la nocciola stretta in pugno riprese il cammino verso casa, con il cuore pieno di voci e di magia.


Questa fiaba può anche essere vista in un bellissimo cartone animato a questo link


Premio del Parco Nazionale Gran Paradiso
www.unafiabaperlamontagna.it

L’associazione Culturale ‘L Péilcan, il Comune di Pont Canavese, la Comunità Montana Valle Orco e Soana, il Parco Nazionale Gran Paradiso, la Federparchi, hanno bandito per l’anno 2007 il sesto Premio Letterario Nazionale “Enrico Trione – Una fiaba per la montagna”.


Come è nel regolamento base di questo Premio Letterario, è lasciata piena libertà di scelta da parte dei concorrenti, purché le composizioni si attengano alle due essenziali caratteristiche dettate dal regolamento stesso: che si tratti di “fiabe” e che esse siano collegate alla montagna.

Il tema prescelto e consigliato per l'edizione 2007 è senza dubbio quello che offre maggiori possibilità alla fantasia dei concorrenti: i Parchi naturali.

Perché un Parco naturale, sia esso di grande superficie oppure limitato a poche centinaia di ettari, ha sempre in sé qualcosa di unico, di miracoloso, di favoloso.
Il racconto che qui vi presentiamo il vincitore dell’edizione 2007.


  a cura di
  Filippo Zolezzi

 
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