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MARIO MARTINELLI IL JOBRERO

(abitante di Obra)


  Giuseppe Magrin 

Personaggio fuori dagli schemi, che molti identificano come il Mauro Corona delle Piccole Dolomiti.
Ha scelto la filosofia della lentezza ed il ritorno alla montagna.


Piove a dirotto sui tetti di tegole giallo ocra dell’alta Vallarsa.
Una di quelle piogge fitte, fredde e fine, che lavano dai prati la neve e mentre t’invitano a star seduto accanto al camino, preludono ai fiori e al verde di una primavera tardiva ma splendida, come la montagna ogni anno puntualmente regala.
Mario Martinelli vive qui, a Obra, villaggio di poche case piantate sulle pendici nord del Carega, tra il Kerle e il Rio Romini dove è passata cruenta la Grande Guerra.
Mario è qui ormai da una decina di anni, è tornato alla casa dei nonni e della propria infanzia dopo una vita non facile, anzi faticosa i cui anni son seminati dai ricordi di grandi città come Londra o New Jork, di lavori i più diversi, di alti e bassi provocati da un carattere indocile, anzi ribelle.
Quegli anni hanno lasciato segni nel fisico e nell’anima: lunghi soggiorni in cliniche e ospedali, un trapianto e altre vicissitudini, ma qui, nella quiete primordiale dei monti, e nel ritmo sereno della “buona vita montanina” come lui ama chiamare la sua nuova condizione, le vecchie ferite si rimarginano, e pian piano si ritrova ritmo e armonia con la natura e con tutti gli esseri viventi…persino con gli uomini. “… se oggi a 46 anni mi metto ad osservare la mia vita, mi accorgo che fin dall’infanzia è stata tutto un correre rischi mortali. Non passava giorno senza che riuscissi a trovare qualche situazione di estremo pericolo e non so dare una spiegazione razionale di questo, è stato così e non posso fare altro che constatarlo”.
La nuova condizione è frutto di una scelta…di un punto di svolta (così in italiano e tedesco –Wendepunkt- si intitola il suo ultimissimo libro) quello di cui proprio stamani ha dato il fatidico “si stampi” all’editore.
Ha scelto per se e per i propri anni presenti e futuri la filosofia della lentezza, fuori dai ritmi ossessivi della città, dello stress, del traffico e della altre amenità che la vita moderna ci riserva.
Con questo spirito trasfonde in chi legge i suoi libri una serenità ed una pace che stupisce e che affascina per la ricchezza e la “dolcezza” dei contenuti, delle osservazioni, in generale della proposta di vita.
Libri terapeutici li definiscono molti suoi lettori, lenitivi delle piaghe del vivere moderno e Mario, i cui modi pacati e sornioni contrastano un po’ con la vivezza dello sguardo, ci parla di montagnaterapia, della scoperta del valore del silenzio e delle piccole cose della vita di una volta, quando tra montanari ci si scambiava due uova, un po’ di latte e un sorriso e ciò era sufficiente per riempirti la giornata.
Che cosa cercavo dunque? Il silenzio. Solo e semplicemente il silenzio. All’inizio dicevo di essermi ritirato a vivere tra queste montagne principalmente per l’aria e l’acqua; forse però, ancora più preziosa è diventata l’assenza di rumori”.
Non passa nessuno a Obra, tra qui e Ometto, la frazione più alta della valle ci sono si e no un centinaio di abitanti, gli altri 1300 che vivono in tutta la Vallarsa, sono sparsi tra qui e la periferia di Rovereto.
E’ la valle ideale per vivere in pace, il turismo che fino ad una ventina di anni fa pareva crescere a ritmi tumultuosi, si va diradando con la crisi e le mete d’oltremare oggi più a portata.
Ed è un bene almeno dal punto di vista di Mario.
Anche la crisi mondiale secondo Mario è una buona opportunità… ci consentirà di riscoprire contatti e valori umani cui i nostri tempi sembrano troppo poveri e che invece riempiono la vita e la rendono degna e nobile.
L’inverno è stato duro e lungo quest’anno quassù, moltissima neve, tanto che i pochi ragazzi del villaggio avevano costruito presso la chiesa un enorme igloo con dentro panche e cose varie per i loro giochi… Il villaggio turistico sotto il paese si svende, la troppa quiete non è per i turisti del terzo millennio.
Sotto la pioggia scendiamo tra le poche case del villaggio, poco fumo dai camini, solo qualche anziano nelle corti…stanotte nel pollaio del “Paja” è passata la volpe ed ha fatto strage, forse per questo verso le ore del mattino si sentivano i latrati secchi dei camosci.
Il Paja, è un altro personaggio originale, raccoglitore di rottami bellici, ha la casa piena di cimeli e persino la targhetta sulla porta parla di raccolta di ferrivecchi e oggetti d’antan…
Finiscono le case e cominciano i prati. Le talpe che sotto la neve non han cessato di lavorare, hanno scavato per lungo e per largo e nei mucchietti di terra si scorgono qua e la i bossoli del fucile modello 1891, quello che avevano i soldati italiani nella Grande Guerra.
Nella terra bagnata luccica qualcosa…Mario raccoglie una medaglietta della Madonna.
Sono quelle che portavano al collo i soldati per proteggersi dai pericoli del fuoco nemico e non solo…
A casa di Mario tra libri e oggetti sapidi di storie, c’è una bella raccolta di piccoli ferri di questo tipo: ricordano le battaglie del Parmesan e dell’alta Vallarsa dove combattevano personaggi del calibro di Carlo Pastorino, quello de “La prova del fuoco”, “La prova della fame” e di alti celebri lavori letterari di quell’epoca… c’erano poi il maggiore Tullio Urangia Tazzoli, di origini mantovane, ottimo scrittore e descrittore di fatti bellici, protagonista della battaglia al Parmesan e ancora il fine filosofo e matematico Lucio Lombardo Radice e fino a Giuseppe Ungaretti col suo celeberrimo “ Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie…”, versi nati proprio qui in Vallarsa negli anni della gran burrasca…
Scendiamo ancora e siamo al recinto delle capre di Mario, le bestie appena lo vedono gli corrono incontro e si apre un dialogo fatto di belati e di suoni convenzionali.
La vita qui è fatta di cose molto semplici cui di solito non si fa caso ma che è bello riscoprire… cibi di una volta, legna buona nel camino, formaggio profumato, carne salada, marmellate di sambuco e frutti di bosco, miele, galline e capre. Non occorre molto per vivere bene e la crisi…qui non si conosce. “ L’esistenza, il vivere, talvolta ci mette su strade sbagliate o sentieri non proprio consoni alla nostra natura. Nel mio caso non finirò mai di benedire la malattia che, obbligandomi a rimettere tutto in discussione, mi ha fatto riscoprire la dimensione che apparteneva alla mia infanzia, la dimensione della montagna”.
La televisione giace da lungo tempo del tutto inutile in un angolo, tra un poco il Trentino avrà il digitale terrestre e allora ..diventerà solo un vecchio intrigante soprammobile.
In effetti, dice Mario, non mi serve a niente. Se fai le tue cose con la dovuta calma, tra leggere, scrivere, cucinare, badare alle capre e sedersi al sole di fronte ai monti del Pasubio o del Kerle, il tempo è appena sufficiente.
Parliamo di molte cose…per esempio di come gli alpinisti corrono sulle montagne col cronometro in mano, toccano di sfuggita le cime e scappano subito giù per reimmergersi nel traffico e nel caos.
Oggi sono davvero tanti quelli che fanno così, si comprano imbragature, ramponi e piccozze e salgono, cronometro alla mano e frequenzimetro cardiaco, dappertutto, poi le squadre del soccorso alpino spesso devono inseguirli per trarli fuori dai guai.
Per fortuna il Kerle, col suo mitico Castello è fuori da questi caroselli: troppo selvaggio, privo di sentieri, luogo buono solo per amanti della natura selvaggia e dove le salite non ti daranno certo la celebrità!
E la tecnologia, i telefoni, il web, e Facebook, cosa ne pensi. “ Bah, la tecnologia deve servire, non farsi servire e renderci schiavi… usiamola con misura, teniamone il buono e buttiamo tutto il resto! La natura, gli animali, i rapporti umani, la poesia, quelli si migliorano la vita, talvolta occorre saper fare qualche passo indietro”.
L’ultimo libro su Mario, anzi il penultimo, si intitola “Il montanaro” l’ha scritto Fiorenza Aste, la sua compagna ed è un lungo viaggio esistenziale che approda al silenzio denso e generoso delle cime.
Il libro traccia il percorso di un uomo che ha fatto della montagna il suo sentiero di vita e di conoscenza.


  a cura di
  Filippo Zolezzi

 
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