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ACQUERELLO DI UN MOMENTO


  Mario Martinelli 

Un esile filamento di fumo si sfila, dal comignolo di una casa isolata, all’insù; e mi fa pensare al tenue involarsi del filamento di fumo che si sfila da un bastoncino d’incenso.
Una luce fa diventare gialla la finestra, tra i vecchi muri di sassi della casa. Ed è grigio tutto lo sfondo autunnale: il cielo, i monti, gli abitanti di questi paesi, che si confondono con il terreno.
Scricchiolano le foglie secche sotto il piede; oppure parlano con ruvida voce quando sono mosse dal vento e sembra che camminino sul selciato.
Si sente odore di legna fresca bruciare, e aroma, profumo di castagne arrostite.
La terra, i boschi, i prati annichiliti trasudano umori, umidità e aspirazioni di pioggia, e anche di neve.
Il cielo del tramonto è attraversato dal volo pigro di aeroplani, stanchi di percorrere sempre la medesima rotta, all’infinito.
Un certo non so che, di placido, tranquillo, colmo di grazia, immobilizza ogni turbamento, ogni inquietudine, ogni piccola irrequietezza.

E sorge così, naturale, il desiderio di un’assenza di desideri.
Immersi in quest’acquerello che sussurra, con note armoniche, la ricchezza e la completezza del semplice, puro, momento di quiete… di che cos’altro si può avere bisogno?
Forse, solo di un luogo in cui sprofondare nell’incantevole paesaggio, fino a fondersi ulteriormente e divenire uno degli elementi essenziali del medesimo paesaggio.
Uno degli elementi più importanti, giacché siamo gli occhi della natura.
La natura si guarda, si osserva e si ammira attraverso di noi, mediante i nostri occhi.
Questo ci conferisce l’onore di essere la Manifestazione Suprema dell’Esistenza.
Ed è per ciò che la natura ci fa sentire bene. Ci arresta incantati, nell’osservazione priva di giudizi, priva di pensieri.

Dobbiamo scomparire dal nostro corpo e permettere che la natura si contempli, semplicemente, attraverso i nostri occhi; consentirle cioè di usare la nostra struttura fisica, senza l’inquinamento del rozzo pensiero, proprio dell’essere primitivo.
Allora, una corrente di pura consapevolezza non solo ci attraverserà, ma pervaderà ogni cellula, ogni atomo del nostro corpo, lasciandoci muti, perché le parole derivano dai pensieri; esclusivamente presenti, consapevoli e presenti, nell’appagamento dell’assenza di desideri, perché i desideri provengono dallo spostarsi in avanti o all’indietro del pensiero; andando nel futuro o ritornando al passato, comunque sia, si tratta di realtà inesistenti.
E l’unico effetto di questo sciabordio cerebrale è quello di perdere continuamente il momento presente, l’unico, il vero momento della realtà che esiste, che si manifesta, che ci avvolge.
Se solo riusciamo a rimanere una pura presenza, un semplice testimone, possiamo vedere le fasi della trasformazione, durante tutta la nostra crescita, nell’evoluzione dell’esistenza.
E in questa semplice non-presenza la natura è appagata.

Il cerchio è completo.
Lo sguardo della vita ha compiuto un giro di trecentosessanta gradi.
La sintesi è avvenuta.
Ancora soffierà la brezza.
Ora, rimane solo un filino di fumo di un comignolo che, come un bastoncino d’incenso, vuole innalzare un visibile, seppur esile, mantra di ringraziamento: per questo meraviglioso mondo di natura che ci circonda, per questa realtà fatta di mistero e per questa miracolosa vita, esistenza, che gioca e si evolve, e celebra all’infinito, e cela, e svela il segreto di se stessa.

Mattino e sera si equivalgono.
Il pomeriggio s’insinua in strette mura di sassi.
Si attende la pioggia.
O la neve.
Gli uccelli si zittiscono e osservano.
Soffia un venticello dal nord, ma… inodore si curva in un inchino… l’erba… alta e secca, apparentemente fragile… senza rumore né suono, né canto… si alza.
E la carezza dell’immaginaria pioggerellina… irrealmente timida e triste… è la sola amica nella notte che riempie il vuoto… lasciato da un’autunnale malinconia.


  a cura di
  Filippo Zolezzi

 
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