Home Alpinia.net
  Home Aziende
  Home Editoria
  Periodici in Edicola
  Recensioni Libri
  I racconti di Alpinia
  Presentazioni Libri
  Incontri con Autori
  Librerie di Montagna
Notizie e Curiosità
dal Mondo
della Montagna
 Metti tra i Preferiti 
 Segnala ad un amico 
 Scrivici 
 Contatti 

 

 

 

 


IL CAPPELLO DELL'ELFO

ovvero... TRESSERCIOL...


  Lorenza Fumagalli 

E’ certo che nessun luogo di montagna può essere rispettabile senza la presenza dei suoi elfi, per questo anche Bormio e le sue Valli ne possedevano di propri; piccoli e profumati come chicchi di caffè se osservati da fuori e contemporaneamente saggi e sapienti se scrutati da dentro.

Ma questa non vuole essere la solita storia di maghetti, gnomi, nani o di misteri, avvenimenti insoliti ed emozioni forti: questa è semplicemente la storia di Muf.

Nato in una notte di luna piena dall’unione di pollini soffiati vorticosamente a mezz’aria dal vento caldo del sud, la prima cosa che balzò agli occhi incontrandolo fu l’enorme cappello bianco a punta, che arrivava a coprire i suoi piedini dai cicciottelli pollici all’insù.


Questa sembianza buffa non fu l’unico dei motivi per cui venne spesso deriso, egli infatti - "essere della natura" per eccellenza - si riscoprì con forte rincrescimento altamente allergico; fu costretto quindi ad allontanarsi da ogni forma di vegetazione ad alto
fusto e, considerando il mare troppo distante, optò per stabilirsi in alta montagna.

Salì sul Ghiacciaio dei Forni, ma le sue estremità gelarono al punto da costringerlo a rimettersi in cammino per lidi più miti.

Vagando senza meta precisa, con voce acuta e leggermente stridula si proponeva a chiunque ne avesse necessità, gridando "Tresserciol! Tresserciol bileponidis rep colipic e digrand blemipro!", che tradotto nel linguaggio comune significava "Esserci Trol! Esserci Trol disponibile per piccoli e grandi problemi!".

Il suo messaggio raggiunse il cuore di pietra di un monte, che destinato ad essere schernito per le sue infelici fattezze aveva reso, per difesa, il suo animo duro, sgraziato, arrogante e oltremodo prepotente.
Con voce cavernosa e possente, si rivolse a Muf dicendo: "Che vuoi regalare tu? Guardati sei ridicolo quanto me, se non oltre!", poi s’azzittì e la terra scossa dal suo parlare, si quietò.
Muf, non curante di ciò che gli era stato detto perchè dettato esclusivamente dall’imbarazzo di sentirsi tanto grosso e comunque bisognoso, si arrampicò fin sulla vetta del monte e lì si sedette a gambe incrociate, come il capo di una tribù indiana prima di assaporare il gusto del calumet della pace, mentre il suo cappello magico si srotolava prima su di lui e subito dopo sul corpo del suo amico, raggiungendone il piede che poggiava sulla vallata di Valfurva.

Come creta la montagna si modellò a sembianza del cappello dalla lunga punta, e per confermare la presenza del suo amico Trol, che rimase dall’ora sempre con lui, e ringraziarlo per quanto gli aveva donato, volle essere chiamato Tresserciol o amichevolmente anche solo Tresero.

Oggi è uno dei monti più eleganti di tutta l’Alta Valtellina, quello che maggiormente ci si ferma ad ammirare nelle notti di luna piena per il suo candore accecante, pari al cappello di Muf, e per il mistero che ora siamo certi nasconde sulla sua cima.

Da qui a dedurre che l’unione fa la forza e che l'amicizia vera può cambiarti la vita, è un attimo.
Ricordandoci comunque sempre che ci vuole umiltà anche nel lasciarsi aiutare, come ci è stato insegnato dall’ombrosa montagna, oggi felice.



LE MONTAGNE DEL CONTADO DI BORMIO
I monti “con pascoli, ascoli e decime” rappresentavano un’entrata comunale ingente e contemporaneamente un motivo certo di contenzioso fra Valli.
Per sanare questo problema i diciotto deputati della Terra e delle Vallate, dal 7 al 13 agosto 1605, compilarono la “Stima generale delle montagne della Magnifica Comunitˆ di Bormio”, anche detta “Riforma del 1605”, con l’intento di definire le coerenze delle stesse e l’elenco dei capi di bestiame che potevano essere “monticati” su ogni alpe. Per garantire maggior correttezza e il ripristino di alcuni errori di valutazione effettuati, il 4 gennaio 1613 vennero introdotti nuovi ordini dal Consiglio di popolo che, rivisitando la distribuzione terriera di alcuni
alpeggi e il numero degli animali assegnati agli stessi, stabilirono seguentemente le “limosine annuali…da distribuirsi ai poveri di comunità”, gli ordini da impartire ai dodici deputati eletti per la compilazione dell'“estimo delle montagne” e la nomina degli “uomini scelti sulle Alpi”.
Ulteriori controversie sorte un po’ ovunque nelle Valli, con maggior riferimento alla Valle di Cepina e alla Valdidentro, indussero il consiglio a modificare nuovamente le decisioni assunte nel 1618, approvando l’elenco ultimato e definitivo solo il 27 giugno 1625.

Lorenza Fumagalli e' di Bormio, in Alta Valtellina.
La fiaba Il Cappello dell'Elfo è tratta dal suo libro POLVERE DI FIABE, edito da noi di Alpinia e che riporta diciassette storie sul territorio dell'antico Contado di Bormio fondate su profonde e veritiere radici storiche.



  a cura di
  Filippo Zolezzi

 
intro >>