Home Alpinia.net
  Home Aziende
  Home Editoria
  Periodici in Edicola
  Recensioni Libri
  I racconti di Alpinia
  Presentazioni Libri
  Incontri con Autori
  Librerie di Montagna
Notizie e Curiosità
dal Mondo
della Montagna
 Metti tra i Preferiti 
 Segnala ad un amico 
 Scrivici 
 Contatti 

 

 

 

 


Mark


  Paolo Lo Conti 

Mark non faceva mai nulla di scontato, camminava e pensava, attraversava un valico in bicicletta e pensava, neanche avesse avuto due cervelli, ogni sua riflessione andava a velocità supersonica.
considerava .
Si ripeteva questo mentre saliva sulla sua montagna, quella con la quale era cresciuto.
Ogni pietra, ogni anfratto, ogni dirupo, erano un richiamo al passato, un bel ricordo, una disavventura,
un animale, un evento incredibile, il cui piacere, o la cui sensazione, non sarebbe
riuscito a descrivere nemmeno con mille parole. Unico e basta, solo per lui.
Come quell'incontro con il corpo semischeletrito di un mulo: la bestia aveva sicuramente
perso l'equilibrio, Dio sa come, cadendo dal sentiero e facendo un volo di oltre
centocinquanta metri.
Il mondo esiste? Chiedilo agli occhi spenti di quell'animale, potrebbero risponderti.
O la volta in cui un fulmine troppo vicino lo colse improvviso e gli fece rizzare i peli
delle braccia, neanche fosse un gatto delle nevi sorpreso da un orso.
Saliamo sul suo monte, quello di Mark, ma in realtà ci inerpichiamo sulla testa coricata di un gigante - abbiamo schivato il suo naso, un promontorio troppo ripido - e la distanza da Lilliput non esiste più.
Ecco perché la montagna è luogo di titani, piccoli-grandi alpini, partigiani, uomini e donne d'altri tempi, che non ci sono più, morti da anni: Mark su quel monte parla con la nonna.
Sale senza fatica tirato su dallo sua voce, lei che gli raccontava di quel bosco come
fonte di ricchezza, ma anche di paura, timor di Dio.
Guardati dall'acqua e dal fuoco, ma guardati anche dalla montagna perché essa vive, trasuda, respira e ti sente.
E se ci sali a capo chino, allora fai parte di essa anche tu, entri nella sua storia, di giganti e nani, anfratti dai timpani spalancati. Le rocce catturano solo i pensieri di chi li vuole lasciare.
Allora sali più in alto, Mark, vai a cercar la nonna, sedetevi comodi e scambiate ancora quattro chiacchiere sul tempo della semina.
Non c'è fretta, il sole resterà alto e il gigante presterà orecchio discreto.


  a cura di
  Filippo Zolezzi

 
intro >>