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Sensazioni nella valle del Travignolo

Dall’alba al tramonto


  Mirko Sotgiu 

E’ mattino presto, il sole deve ancora sorgere.


Nel buio del bosco cerco un punto da cui uscire senza farmi vedere da cervi e caprioli che si trovano sull’altra sponda della valle.
Soffia una leggera brezza, fa fresco a 1800 m in autunno, e il vento contro di me porta il rumore degli animali che calpestano le foglie e i rami.
E’ da più di un’ora che salgo il versante del bosco, basterebbe un ramo spezzato sotto i piedi per rovinare la fatica di arrivare fin qui.
I maschi bramiscono, già dal fondo della valle si sentivano.
Finalmente ne trovo uno, non mi ha visto, monto il cavalletto e il resto dell’attrezzatura, la posizione è fantastica.
Faccio partire il primo scatto e il cervo guarda subito verso di me, ma non dà molta importanza a questo rumore e prosegue nel suo richiamo amoroso.
Continuo a scattare fotografie, arrivano delle femmine e anche un maschio. E’ stupendo poter osservare in natura questo grande mammifero, soprattutto quando non è disturbato e si comporta come se fosse al sicuro da solo.


Dopo più di un’ora, soddisfatto dell’incontro, lascio che il branco si sposti più in alto. Il sole comincia a scaldare ed è il momento di proseguire scendendo nel bosco, e ammirare tutte le altre meraviglie del parco di Paneveggio.

Ero ancora ragazzino quando per la prima volta entrai in questa foresta, ed è forse in quel momento che la passione per la natura e la fotografia è nata in me.
Non mi stancherò mai di camminare in questi boschi e percorrere i sentieri fino ai laghi e le vette.
La neve caduta nei giorni passati non è riuscita ancora a penetrare nella fitta boscaglia, bastano gli scarponi per risalire il sentiero che mi porterà a Juribrutto.
La salita è facile, mi sento a casa e come ogni volta riconosco le rocce, gli alberi che sembra mi abbiano aspettato dall’ultima volta.
Dopo neanche un’ora esco dal bosco di larici e abeti: da quassù posso ammirare tutta la valle, il Lagorai e le pale di S.Martino di fronte a me, in un gioco di colori dal verde degli abeti al giallo dei larici al rosso dei mirtilli e dell’uva ursina. Il bianco della prima neve e il cielo limpido fanno il resto, regalando un intero arcobaleno di colori.


Durante la salita, se non si fa rumore, è normale incontrare scoiattoli, marmotte, caprioli, fringuelli e altre specie di uccelli; tutto questo rende la fatica della salita irrilevante, il tempo passa ad un ritmo dimenticato ma più a misura d’uomo.

Arrivato ai laghi di Lusia mi soffermo ad osservare il paesaggio, incantevole, la metà della giornata è già passata, farà presto ad arrivare la calda luce del tardo pomeriggio.
Il tempo di proseguire e arrivare alla mia meta, il lago di Juribrutto, e il sole sarà sceso quanto basta per vivere l’avvolgente luce della sera. Il lago è tranquillo, le alghe formano dei disegni arrotondati a pelo d’acqua. Giro attorno, quasi in un gesto rituale ma giustificato perché, appena sopra, la vista si apre su tutta la valle, i passi, le vette e la foresta.


Mi siedo su di un sasso vicino a piante di ginepro e rododendro, non mi resta che aspettare il tramonto che non si fa attendere e dopo pochi minuti colora tutto quanto di arancione e poi rosso.
Senza farmi prendere da facile entusiasmo realizzo le ultime foto della giornata, ancora uno sguardo alle tortuose vette delle Pale di San Martino, metto lo zaino e inizio a scendere mentre sale il crepuscolo.

Arrivo alla strada che ormai fa buio con il pensiero ancora della giornata passata e sperando che in futuro tutte le sensazioni che ho vissuto possano ripetersi ancora sia in me che negli altri.



Dalla tundra artica ai pascoli alpini, questi sono gli ambienti dove il fotografo naturalista Mirko Sotgiu ama muoversi e trova la migliore ispirazione per realizzare le sue immagini.?Nasce nel 1977 a Genova, la montagna è una passione che ha fin da ragazzo e poco è bastato per avvicinarsi alla fotografia dei paesaggi prima, di natura poi, fino a portare un semplice passatempo a un livello di professione.

La sua carriera comincia nella sua città natale come montatore video e operatore TV, dopo aver frequentato l’istituto tecnico diventando Perito in Telecomunicazioni.
Nello stesso periodo finisce gli studi alla scuola di cinema, realizzando cortometraggi fra cui “Furto non calcolato” e continua gli studi seguendo maestri fotografi professionisti.
Con gli anni la maturata esperienza tecnica e la continua ricerca artistica lo portano a iniziare l’attività di fotografo e regista, cineoperatore seguendo temi sull’ambiente alpino, la natura e il viaggio. Ha lavorato e lavora ancora oggi, realizzando servizi fotografici e documentari, con riviste del settore del turismo, montagna, natura e importanti reti televisive.
Il viaggio fotografico che è inziato con delle semplici fotografie di reportage è diventato nel tempo una ricerca della luce, dei colori e dell’ambientazione nelle varie stagioni, del momento ottimale in cui un paesaggio o una pianta esprime fotograficamente l’impressione più emozionante.


La natura in montagna, infatti, va vissuta come una parte della propria vita, tutto l’anno.
Bisogna fare proprio ogni soggetto ed esserne tutt’uno per apprezzare e trovarne i lati migliori da riprendere, siano essi paesaggi, animali, rocce o piante.
Solo la profonda conoscenza del clima e dei meccanismi biologici che ci circondano aiutano, oltre che a realizzare buone immagini, anche a trasmettere agli altri le stesse emozioni che si provano nel momento dello “scatto”.

Mirko Sotgiu ha un bel sito internet, AlpinFoto, che vale la pena di visitare...


  a cura di
  Filippo Zolezzi

 
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