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Il vento fa il suo giro

Collana: Drammatico

Autore: Giorgio Diritti, Fredo Valla

ISBN

Euro 14,90

Formato: cm

Pagine: 110

Editore: Dolmen Home Video

 


 

Il vento fa il suo giro

imperdibile
di novembre 2008

Giorgio Diritti, Fredo Valla

Dolmen Home Video

 

la copertina

Raramente troviamo un film ambientato in montagna che sia una storia di fantasia diversa da narrazioni più o meno realistiche di scalate o di spedizioni, questo Il vento fa il suo giro è ambientato nel contesto montano delle Alpi occitane italiane la Valle Maira, Chersogno (nome di fantasia che ricorda il monte simbolo della valle, in realtà il film è stato girato ad Ussolo e lungo l'orrido di Elva) é un piccolo villaggio la cui sopravvivenza é legata ad alcune persone anziane ed a un fugace turismo estivo.

In questa piccola comunità arriva un pastore francese, accompagnato dalla sua giovane famiglia, le sue capre e la sua piccola attività da imprenditore formaggiaio. Ben accolto, se pur non a braccia aperte, il suo arrivo diventa la dimostrazione di una possibile rinascita del paese. Ma, un po’ alla volta, le
condizioni di vita divengono sempre più difficili, tra incomprensioni, rigidezze e un pizzico di invidia.
Alcuni tra gli abitanti iniziano a sentire troppo ingombrante questa nuova presenza, ed una serie di vicissitudini portano il paese a dividersi in due.
Philippe (Thierry Toscan), pastore ed ex professore dei Pirenei francesi, è in viaggio in Italia perché intende trovare una nuova sistemazione per la sua famiglia, dato che nel luogo in cui vivono è in costruzione una centrale nucleare.
Una serie di incomprensioni e fraintendimenti portano la nuova famiglia (che vive secondo natura) a risultare sgradita alla stragrande maggioranza degli abitanti, che dall'iniziale amicizia dimostrata passano presto all'insofferenza manifesta che si esplicita in atti di boicottaggio verso la professione del pastore. Il film si conclude con la famiglia di Philippe che, amareggiata, lascia il paese.

Il vento fa il suo giro (E l'aura fai son vir in occitano), trae origine dal detto popolare che vede il vento come origine di tutte le cose, come movimento circolare in cui tutto può partire o arrivare.

Una visione superficiale del film potrebbe far pensare che i valligiani siano chiusi in un'atavica grettezza che rifiuta lo straniero, il diverso da sè, nelle valli occitane è stato visto come un atto di accusa verso una presunta chiusura verso il mondo esterno, ma non è così.

Piuttosto si può vedere un conflitto tra generazioni anziane e giovani, infatti non solo vediamo il francese in difficoltà con i locali, ma anche alcuni giovani del posto in netta incomprensione con i propri genitori e i personaggi sembrano appartenere al Mondo dei vinti descritto magistralmente da Nuto Revelli.

Inoltre anche il protagonista del film Philippe non dimostra di voler avere totale rispetto per le tradizioni del luogo, per gli abitanti e le loro idee, confidando in una ragione del nuovo e della logica e alla fine evidenzia minor volontà di rappacificazione della popolazione stessa.

La sceneggiatura vede protagonista Fredo Valla, un esperto conoscitore del pensiero e della cultura occitana e dipinge in modo preciso e rude i problemi di una civiltà chiusa, che non ha conosciuto i legami con l'esterno, al contrario ad esempio della limitrofa Valle Varaita, che sbocca in Francia col Colle dell'Agnello e che spesso ha avuto nei decenni passati solenni bruciature e imbrogli da parte della gente che viene dalla città e da fuori valle.

Gli attori professionisti sono solo due: il pastore francese e la moglie (attrice molto brava e carina, ma forse un pò troppo fuori dai panni della pastora), tutti gli altri sono personaggi delle vallate, che hanno rappresentato per buona parte se stessi; straordinaria la parte del sindaco, interpretata da Dario Anghilante, uno dei più profondi esperti ed appassionati cultori della Valle Maira e della occitanità.

Sappiamo che tutta questa gente ha collaborato seriamente al film , anche con notevoli sacrifici, senza percepire il becco di un quattrino e questa è sicuramente la prima smentita a alla mancanza di apertura degli indigeni a chi viene da fuori...

Quando tra due persone o due gruppi vanno male, la colpa ben difficilmente può essere attribuita ad uno solo dei due, ma va ripartita tra entrambi, così se da una parte troviamo la ritrosia all'accoglienza, dall'altra c'è il non totale rispetto dell'altro a cui ci si rivolge specie se questi è in casa propria.

Gli ambienti ripresi ad Ussolo sono bellissimi, così come affascinante appare sempre il vallone di Elva, le riprese sono interessanti e permettono di vedere scorci affascinanti, comunque è bene ricordare sempre che si tratta di una storia di fantasia, se pur molto realistica e non di un documentario, quindi da non confondere con la realtà!

Un film bello e interessante, che possiamo chiosare con un noto detto di monaci ortodossi: Nel convento altrui non si può imporre la propria regola...

Filippo Zolezzi