Storia Cultura Etnografia

L'oro del Rosa

Le miniere aurifere tra Ossola e Valsesia nel settecento

Collana:

Autore: Riccardo Cerri, Alessandro Zanni

ISBN

Euro 150,00

Formato: 25 x 31 cm

Pagine: 944

Editore: Zeisciu Centro Studi

 


 

L'oro del Rosa

libro del cuore

Le miniere aurifere tra Ossola e Valsesia nel settecento

Riccardo Cerri, Alessandro Zanni

Zeisciu Centro Studi

 

la copertina

Enorme è l'appellativo che viene spontaneo quando si vede e si prende tra le mani, con una sola è impossibile, questo volume che subito appare bellissimo: una sovracoperta con bellissima foto del Rosa, una stampa degna dei migliori monasteri di amanuensi medioevali e poi il profumo di pelle che la copertina emana, tutto ciò, prima ancora dei contenuti straordinari, rendono unico L'oro del Rosa.

Gli autori Riccardo Cerri e Alessandro Zanni hanno compiuto un'impresa titanica: presi dalla passione e animati da una competenza non comune, hanno veramente analizzato e studiato il fenomeno delle miniere aurifere della Valle Anzasca in modo ottimo e finora irrealizzato.

La storia delle popolazioni dell'Ossola e della Valle Anzasca tra tardo Seicento e primo Ottocento riemerge da queste pagine.

Spesso in lotta tra loro per sopravvivere in un ambiente naturale poco favorevole, quelle comunità si mostrarono unite nel respingere le pretese feudali dei Borromeo o le intrusioni prima dello Stato di Milano e poi dei Savoia, sempre rivendicando le antiche forme di autogoverno e i privilegi acquisiti nel tempo.

Una vita di montagna fatta di precarietà ma caratterizzata da vitalità e intraprendenza, non solo grazie all'emigrazione verso le pianure o i paesi d'oltralpe ma pure per una sorprendente mobilità trasversale alle stesse vallate: ecco giungere mastri da muro e artisti del legno valsesiani, ramai canavesani, merciai savoiardi e soprattutto maestranze minerarie da varie aree tra Piemonte e Val d'Aosta, e dal Tirolo.

Furono infatti le miniere sui filoni auriferi del Rosa a dar vita al capitolo più significativo della storia della Valle Anzasca nel XVIII secolo: un "boom" di attività, con picco tra il 1760 e il 1785, durante il quale Macugnaga divenne un polo minerario di primaria importanza nelle Alpi.

William Brockedon Monte Rosa, Macugnaga
Vengono qui ricostruite le tappe della storia estrattiva con i suoi protagonisti: Bartolomeo Testone di Bannio, con gli alagnesi Pietro Giordano, Antonio Ferro e e fratelli Giovanni e Cristoforo de Paulis, che monopolizzarono l'attività mineraria accaparrandosi le investiture periodicamente concesse da Federico VI Borromeo. Essi si spingeranno fino alle miniere d'oro di Crodo, in Valle Antigorio. Traccia profonda hanno lasciato questi impresari della storia locale e ancora oggi, in varie chiese di Macugnaga, si apprezzano opere realizzate grazie a loro donazioni, segno tangiile delle fortune ottenute. Attorno a essi, invece, una moltitudine di piccoli "minerali", ricercatori che da soli o in associazione gestivano appalti e subappalti, con frequenti liti e fallimenti.

La toponomastica mineraria e la descrizione delle tecniche estrattive, con la lavorazione del metallo nobile tramite amalgamazione nei "molinetti piemontesi", completano l'affresco unico e avvincente delle vicende demografiche, economiche e tecnologiche di quell'area nel Settecento.

Definire semplicemente libro quest'opera titanica sarebbe molto riduttivo, perchè è molto di più: è analisi, studio storico e sociale, è ricostruzione, analisi filologica e attenta catalogazione di fatti, persone e luoghi.

Non si può tralasciare la profonda ammirazione per la qualità grafica e di stampa del libro, frutto del genio creativo e rigoroso di Luigi Garavaglia, elemento fondamentale di Zeisciu Centro Studi, come pure l'autore Riccardo Cerri, che sforna prodotti di elevatissimo contenuto culturale, ma anche bellissimi e se pur imitati, mai raggiunti in una sorte di perfezione che Garavaglia cerca di preseguire in ogni lavoro che porta alle stampe.

Filippo Zolezzi