Grande Guerra e Alpini

Battaglie per il San Matteo

Le Battaglie piu' alte della storia

Collana: Collana storica n. 9

Autore: Udalrico Fantelli, Giuseppe Magrin, Giovanni Peretti

ISBN 978-88-87584-33-2

Euro 50,00

Formato: 24 x 34 cm

Pagine: 232

Editore: Alpinia

 


 

Battaglie per il San Matteo

Le Battaglie piu' alte della storia

Udalrico Fantelli, Giuseppe Magrin, Giovanni Peretti

Alpinia

 

la copertina

Dopo l'uscita di Battaglie per la Trafojer"", che ha avuto un ottimo riscontro sia dalla critica, che dal pubblico di appassionati e che ha vinto il prestigioso Premio De Cia 2008, Alpinia Editrice di Bormio pubblica "Battaglie per il San Matteo", praticamente il "gemello" del libro sui fatti della Trafojer, ancora piu' imponente come ricerca sia documentaria che iconografica e nel quale si e' aggiunta una importante firma, quella del Prof. Fantelli di Dimaro, nella Trentina Val di Sole, che ha approfonditamente trattato "il punto di vista imperiale" sui fatti del San Matteo.

I soldati Austro-Ungarici sono attestati, dalla primavera del 1918, sulla vetta del monte San Matteo e dominano la Valfurva ed il Passo del Gavia; gli italiani organizzano, con meticolosità, il piano di conquista del monte.
Con cinque colonne, nella limpida mattina del 13 agosto 1918, con rapide e formidabili azioni e con limitate perdite un centinaio di Alpini mettono piede sulla vetta.

In molte giornate di duro lavoro predispongono postazioni di difesa, trincee e gallerie nel ghiaccio ove posizionano baracche per gli alloggiamenti e per le munizioni.

Ma la sera del 3 settembre, dopo un intenso bombardamento sulla cima, 400 Kaiserschützen dell’Imperatore partono dal Giumella per riconquistare il San Matteo perduto, coperti da una densa nebbia.

Vivida alba sul San Matteo
Le fasi della battaglia sono rapide ma molto cruente.
Alla fine, di entrambi i contendenti, resteranno sul campo un centinaio di uomini, tra cui il Capitano degli Alpini Arnaldo Berni di Mantova travolto da immensi blocchi di ghiaccio nella galleria ove, con i suoi uomini, stava trovando riparo.

Il padre Archinto ed i fratelli, negli anni successivi, fecero molte ricerche per ritrovare il suo corpo, con l’aiuto del fedele attendente Giacomo Perico, ma senza alcun esito.
Dopo anni, tutti ormai concordano che, per quegli uomini, non vi sia miglior tomba che lì, sui 3.678 metri del San Matteo.

Il San Matteo e' ormai considerato un "Sacrario", con i corpi di una cinquantina di uomini - per lo piu' Alpini italiani - che giacciono ancora intrappolati nei ghiacci della sua vetta.





Filippo Zolezzi