Narrativa

Il Prigioniero dell'Eiger

Claudio Corti racconta un'odissea lunga

Collana:

Autore: Giorgio Spreafico

ISBN 978-8-6249-029-0

Euro 20,00

Formato: 14 x 21 cm

Pagine: 552

Editore: Stefanoni

 


 

Il Prigioniero dell'Eiger

libro del cuore

Claudio Corti racconta un'odissea lunga

Giorgio Spreafico

Stefanoni

 

la copertina

Ci sono vicende alpinistiche che sembrano non sopirsi mai, anche a distanza di molti anni, dopo periodi di silenzio, si risvegliano, complice anche l'uscita di una nuova pubblicazione sull'argomento.

Anche l'alpinismo italiano non fa eccezione: la vicenda K2, tra Bonatti e gli altri, il Cerro Torre, con la polemica se Maestri sia veramente arrivato in vetta e quello di cui si parla in questo libro: i fatti della parete Nord dell'Eiger, la più tremenda delle Alpi, che si portò via tre ottimi alpinisti e alla quale ne fu straordinariamente sottratto il quarto, in quella che ancora oggi viene considerata la più grandiosa e generosa operazione di soccorso in montagna.

Quel quarto uomo, miracolosamente salvato dalle fauci dell'Orco, questo il significato di Eiger in italiano, è Claudio Corti, Ragno di Lecco, che ha subito da quel giorno attacchi inauditi e ingiusti, venendo descritto come un ambizioso, un incosciente incapace, un pazzo, un disonesto e molte altre cose cattive; purtroppo egli è uomo semplice, immenso nelle sue doti naturali di scalatore, ma per la sua semplicità di animo poco propenso alle pubbliche relazioni, così spesso ebbe l'incapacità di difendersi da bordate di cattiverie che partivano da ambienti molto più potenti del suo animo buono e pulito, rimanendo così ricoperto dalle accuse appioppategli ingiustamente.

Oggi a 50 anni da quella tragedia, la verità viene dipinta in tutta la sua dimensione in questo libro, molto ampio forse anche un po' prolisso in certi punti, ma mai inutile, scritto da un conterraneo lecchese di Corti: Giorgio Spreafico.

Di Spreafico abbiamo apprezzato molto l'opera precedente Enigma Cerro Torre, nella quale ha cercato di dare una risposta alla citata questione Maestri-Cerro Torre, e nella quale non ha assunto posizioni accusatorie o di giudizio insindacabile, lasciando l'ultima parola al lettore, qui invece egli appare subito convinto della totale buonafede e innocenza di Corti e le oltre 500 pagine di libro sono tutte orientate in questo senso.

Una foto famosa: Corti, dopo il recupero, portato in spalla da Lionel Terray

L'autore ha cercato tutti i documenti dell'epoca, ha scavato nel passato senza tralasciare alcun elemento, ma ha fatto una cosa che nessuno aveva fatto prima: è entrato in confidenza con il protagonista della terribile avventura, Claudio Corti, ne ha guadagnato la fiducia e per la prima volta alla soglia degli 80 anni ecco il racconto dell'alpinista sopravvissuto.

E' una vicenda drammatica per l'epilogo: tre vittime, rimaste sulla montagna a lungo: Longhi per diversi anni a a portata di binocolo da tutta Kleine Scheidegge e i due tedeschi, ritrovati dopo molti anni di più, ma soprattutto è una vicenda triste per l'assurdo linciaggio morale operato sul povero Corti, sopravvissuto in modo quasi sovraumano a una serie di bivacchi al gelo della nord, senza cibo, acqua ne indumenti specifici, come se l'essere tratto in salvo sia stata una sua grande colpa.

Il libro fa emergere anche cattiverie e meschinità da parte degli accusatori, Harrer per primo, che continuò fino alla fine ad accusare il povero Claudio di essere il colpevole della morte dei tedeschi, quando anche furono ritrovati i loro corpi e fu dimostrato che lui non aveva mentito, ma sempre affermato la verità.

Spreafico evidenzia anche come Corti fu maltrattato persino da chi avrebbe dovuto prenderne le difese: la vicenda, cosi' presentata, proietta una brutta ombra sulle figure dei due ragni per eccellenza, Carlo Mauri e Riccardo Cassin che - sempre secondo Spreafico - non esitarono a sposare le tesi accusatorie, invece che difendere colui che tanto bene conoscevano, forse per il disappunto di aver dovuto rinunciare alla prima italiana della Nord Eiger, da loro programmata proprio in quel periodo.
Non è il primo libro che ci mostra aspetti poco noti e poco belli del grande vecchio dell'alpinismo italiano, sicuramente uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi.
Ovviamente di cio' l'Autore se ne assume tutte le responsabilita', e come detto sottolinea di aver scavato in tutti i documenti dell'epoca.

Se la mole del libro non vi spaventa, non esitate a comperarlo e a leggerlo, in esso si rende giustizia a un alpinista tra i migliori degli anni '50 e '60 del secolo scorso, ma non solo: si potranno vedere a nudo molti altri personaggi, grandiosi come Lionel Terray o Ghunter Hellepart, tra i protagonisti del salvataggio incredibile o quelli che ora questo libro mette in dubbio come Heinrich Harrer e i già citati Mauri e Cassin. Inoltre avrete un bellissimo affresco dell'ambiente alpinistico di quell'epoca di transizione, nel passaggio tra la soluzione degli ultimi grandi problemi alpini e i passaggio alle spedizioni himalayane e del sud america.
All'autore Giorgio Spreafico vanno i nostri complimenti più sinceri e ammirati per la metodologia di lavoro e la passione.

A commento finale valgono le parole dell'autore: la vicenda tutta può essere racchiusa e descritta dal volto del vecchio alpinista ritratto in copertina, con un sorriso triste e sincero, uno specchio della sua anima e delle sue azioni...

Filippo Zolezzi