Narrativa

Montagne da raccontare

Storie di Ghiaccio, di Avventure, di Uomini

Collana:

Autore: Davide Chiesa

ISBN 978-88-903275-4-4

Euro 20,00

Formato: 17 x 24 cm

Pagine: 224

Editore: Idea Montagna

 


 

Montagne da raccontare

libro del cuore

Storie di Ghiaccio, di Avventure, di Uomini

Davide Chiesa

Idea Montagna

 

la copertina

Ogni alpinista è un potenziale scrittore e prima o poi lo farà..., questa è una massima popolare nel nostro ambiente e trova riscontro nella miriade di libri autoreferenziali che ogni anno vengono pubblicati, alcuni belli altri meno, altri ancora illeggibili...

Qualche anno fa Davide Chiesa ci aveva affascinato con un bel video dedicato ad alcune vie invernali dell'Appennino ligure-piacentino: La magia della Rocca dei Borri, Scalando la grande cascata ghiacciata, ora l'autore si ripropone a noi raccontandoci il suo diario intimo di scalata.

Davide Chiesa è quasi un conterraneo di chi vi scrive e La rocca dei Borri appartiene a quel massiccio del Penna di cui noi siamo figli e per cui la curiosità sul suo libro è stata subito notevole, curiosità diventata interesse appena visto che questo libro porta l'introduzione del grande Kurt Diemberger, alpinista e Uomo che amiamo in modo particolare, ce n'era abbastanza per leggere con estrema attenzione...

Davide, piacentino, è un grande appassionato di montagna e si è specializzato seguendo le orme di Grassi, Bonatti e tutti quelli che sul ghiaccio hanno dato il meglio di se stessi e in questo libro racconta le sue avventure, le sue sensazione, successi e ritirate.

Ortles, Baitone, Presanella, Adamello, Dolomiti di Brenta, Monte Bianco, Ande boliviane, Cevedale, Appennino Piacentino, Cogne, Daone, ma soprattutto il Gran Zebrù con la sua mitica meringa, che sicuramente ha commosso Kurt, primo alpinista ad averla scalata.

Un libro genuino, nel quale non bisogna ricercare l'exploits straordinario degli 8000, per quello , anche ultimamente, ci sono già abbastanza cialtroni in giro, ma che ci fa entrare nella bellezza di un alpinismo da persone normali, su mete normali, stringendo i denti visto che l'autore confessa candidamente che sopra i 3000 metri patisce il mal di montagna, complimenti!

Filippo Zolezzi