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L'anima del Gran Zebrù tra misteri e alpinisti

150 anni di storia, racconti, itinerari della più bella montagna delle Alpi Orientali

Collana: Narrativa

Autore: Davide Chiesa

ISBN 978-88-97299-48-6

Euro 28,00

Formato: 16 x 24 cm

Pagine: 288

Editore: Idea Montagna

 

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L'anima del Gran Zebrù tra misteri e alpinisti

150 anni di storia, racconti, itinerari della più bella montagna delle Alpi Orientali

Davide Chiesa

Idea Montagna

 

la copertina

Gran Zebrù/Königsspitze, quello della “Meringa”, la più bella montagna di ghiaccio delle Alpi Orientali, una tra le più belle dell’intero arco alpino, quante definizioni per questa montagna a molti sconosciuta, che vive tra l'Alta Valtellina e la Val di Solda, nascosta dall'Ortles e dal Cevedale, dalle forme ardite che assumono aspetti differenti a seconda del versante, al punto tale da richiamare un aspetto simile per il ben più famoso e noto Cervino...

Questo libro attrae per la stupenda foto di copertina della parete Est, forse la più bella del massiccio, un piccolo K2 verrebbe da dire; appena aperto esso colpisce per la prefazione del Presidente Generale del CAI, Umberto Martini, per due presentazioni, Don Josef Hurton mitico parroco di Solda e responsabile del locale Soccorso Alpini per oltre 30 anni e Florian Riegler scalatore estremo, oltre a due prologhi, uno dell'autore stesso Davide Chiesa e il secondo di Lino Pogliaghi alpinista e membro del GISM, un inizio veramente prestigioso!

Davide Chiesa, nonostante sia originario di una valle piacentina, è un grande appassionato e conoscitore di questa montagna che ama e conosce in modo particolare, avendola percorsa in ogni suo versante e avendo anche aperto due vie nuove sulla parete ovest.

L'opera appare suddivisa in tre parti, ci si consenta di partire dal fondo e procedere a ritroso, la terza e ultima parte, la più breve, riporta le imprese delle generazioni attuali, gli itinerari e gli avvicinamenti al Gran Zebrù, i punti di appoggio e una serie di splendide foto con le linee di salita; la seconda parte, quella centrale, descrive l'alpinismo moderno, a partire dagli anni '60, con le prime invernali, i personaggi che hanno dato,lustro fino alla vigilia dei nostri giorni, comprendendo anche vicende inusuali come la presunta presenza di un cervo maschio sulla vetta (3851 metri), alcuni dicono addirittura due...

Ma la parte più corposa del libro è la prima, quella che lo ha fatto titolare L'anima del Gran Zebrù tra misteri e alpinisti ed è una sezione che vede appunto mescolati misteri e alpinisti, e che vede l'autore indossare i panni dello storico e dell'investigatore, misteri due: la prima salita alla sua vetta da parte di un seminarista bavarese a soli 21 anni Stephan Steinberger, che non conosceva la zona, con l'attrezzatura del tempo, da solo e soprattutto in giornata, da Passo Stelvio a vetta a cantoniera del Giogo di Santa Maria, ma che in realtà sembra ben difficile possa essere riuscito nell'impresa, avendo probabilmente salito invece il più vicino e analogo Monte Zebrù... La vera salita sarebbe avvenuta 10 anni dopo ad opera del famoso Francis Fox Tuckett, primo salitore anche della Civetta e di Cima Brenta.

Il secondo mistero proposto è quello della Meringa e della sua conquista da parte di un ancora poco conosciuto Kurt Diemberger nel 1956... se la vicenda Steinberger si può leggere come una leggenda, una sorta di fiaba con questo giovane che da solo, senza cartine e senza conoscenze vede una bella montagna e decide di salirci in vetta, un vero eroe romantico e suscita tenerezza, questa della Meringa ci fa domandare cosa serva rinvangare polemiche sterili e malcelate malignità, quando è incontrovertibile e dimostrato che Diemberger la Meringa l'ha studiata, l'ha attaccata e non riuscendo per via della notte incombente a prenderla in un colpo solo la prima volta, lo fece in due tempi e chi era con lui col fischio che ci sarebbe riuscito senza la sua presenza e senza averne avuto la descrizione della via...
La nostra idea di questa pseudo-polemica, guarda a caso riaccesa al 50nario della mitica Meringa in casa Messner, in uno dei suoi oramai innumerevoli musei, è che se ne poteva e doveva fare a meno, che senso ha riattizzare scintille spente da mezzo secolo, quando tutto il mondo conosce la realtà, a parte una buona dose di senso mestatore di qualcuno, che quando una cosa lui non è riuscita a farla, cerca di sminuire chi invece l'ha fatta... La storia, a volte ma non sempre, per fortuna rende giustizia agli interpreti: la Meringa è stato il trampolino di lancio per Kurt Diemberger, che sarà poco dopo chiamato da Hermann Bhul nelle sue spedizioni himalayane e sappiamo cosa è stato capace di fare, l'altro, si chiama Herbert Knapp, invece...


Filippo Zolezzi