Narrativa

Come le montagne conquistarono gli uomini

Storia di una passione

Collana: Strade Blu

Autore: Robert Macfarlane

ISBN

Euro 17,00

Formato: 15x21 cm

Pagine: 312

Editore: Mondadori

 


 

Come le montagne conquistarono gli uomini

Storia di una passione

Robert Macfarlane

Mondadori

 

Come le montagne con
La copertina
Le montagne erano come briciole sopra una tovaglia increspata. Tutte le civiltá le hanno ignorate. Gli scalatori le hanno rese gigantesche. Le montagne sono opere loro. Mcfarlane racconta questa storia capovolta." ERRI DE LUCA
Questa frase compare sulla copertina di Come le montagne conquistarono gli uomini e questo libro conquisterá molti lettori.

Purtroppo possiamo dare mensilmente a un solo titolo il premio di Imperdibile, a volte i libri meritevoli sono piú di uno e la scelta diventa un poco dolorosa, come in questo caso.
Robert Macfarlane é un giovane ricercatore dell'Universitá di Cambridge, appassionatissimo di montagna e di trekking e questo libro é la sua tesi di laurea, un'opera straordinaria, che merita di essere letta con interesse, certamente non ha la dirompenza di certe opere narrative, come quella di Gervasutti o di Whymper, ma richiede una lettura lenta, uno slow reading, un gustare lentamente pagina dopo pagina, magari soffermandosi e tornando indietro di nei capitoli...

Macfarlane traccia un percorso filologico, nel quale illustra come gli uomini siano stati attratti dalle montagne in questi ultimi tre secoli, in una sorta di addomesticamento, che era stato inimmaginabile per millenni.

L'autore, Robert Macfarlane


Le montagne sono sempre state rigorosamente evitate dagli uomini, che le hanno sempre solo considerate ostacoli e avversari ai propri spostamenti, se non addirittura sede di demoniaci consessi o di spiriti maligni; difficoltá, di passaggio, specie nella stagione invernale, valanghe, frane e briganti, le hanno rese invise a tutti popoli che se le sono viste dinnanzi, ma soprattutto la convinzione che esse fossero immutabili ed eterne le rendevano inaccessibili, ma la scoperta che esse possono collassare e cadere e l'avvento di buontemponi in cerca di emozioni nuove e di scienziati illuministi desiderosi di nuove scoperte hanno portato la novitá della scoperta dei monti come luogo di svago e di scoperta.

L'autore descrive l'emozione dei primi salitori del Bianco, dei cultori dei ghiacciai, degli spiriti romantici, che in pieno sturm und drang hanno coltivato lo spirito di conquista delle vette, senza rendersi conto che erano in realtá le vette a conquistare loro.

Dalle intuizioni di de Saussure, alla follia di Mallory, passando per Ruskin, Turner, Wegener, Ball, Burnett, Byron, Baedeker, Shelley, Younghusband, Mummery e tantissimi altri, attraverso una serie di capitoli che vanno dalla scoperta della roccia, la ricerca della paura, come limite proprio da superare, l'incanto dei ghiacciai, la meraviglia dell'altitudine e del panorama dalla vetta, la necessitá di scoprire nuovi luoghi sconosciuti, infine l'epopea dell'Everest.
Troviamo molto affascinate che l'autore intercali intermezzi della propria esperienza alpinistica con le vicende storiche che narra.

Concludiamo con la celeberrima frase di Mallory alla vigilia del suo terzo e tragico tentativo di scalata dell'Everest (mistero: sará poi arrivato o no in vetta?), a chi gli chiedeva perché tornava all'Everest rispondeva alzando le braccia al cielo: Immagino che torniamo all'Everest... perché, in una parola, non possiamo farne a meno."

E al cronista che gli chiedeva perché scalare quella montagna, rispondeva: Perché c'é".

Filippo Zolezzi