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La via invisibile

Senza mappa nel labirinto

Collana:

Autore: Franco Michieli

ISBN

Euro 18,00

Formato: DVD cm

Pagine: 51

Editore: Antersass

 


 

La via invisibile

Senza mappa nel labirinto

Franco Michieli

Antersass

 

la copertina
Una recensione di Davide Sapienza (scrittore e critico musicale)

Nella primavera del 2003, con la solita discrezione, il geografo, giornalista, esploratore, Franco Michieli annuncia un nuovo viaggio in Norvegia.
Nessuna fanfara sponsorizzata.
Si tratta “solo” di un viaggio nel Nordland, la regione dove si supera il Circolo Polare Artico, che per Franco Sigilla un lungo periodo di lavoro sull’orientamento senza l’ausilio di mappe, bussole, gps e altre teconologie umane, applicato sul terreno nordico dai primi anni ‘80.

Ai lettori di ALPINIA devo dire che Franco è un amico: un amico conosciuto in spedizione, nel 1997, quando per la prima volta lo vidi in azione nella tundra con quel suo modo calmo, capace di sentire la terra e le sue “mappe invisibili”.

Nel corso degli anni, questo suo appassionato studio lo ha condotto diverse volte nella terra di Nansen e Amundsen, ma anche in Islanda, a praticare una scelta che dieci anni fa molti ancora non capivano.
Una scelta difficile, non sponsorizzata.

Non è stata piccola la sorpresa quando ho visto le prime immagini de “La via invisibile”, film completamente autoprodotto.
Già, poiché “La via invisibile” non è il solito film di montagna e avventura. Non ci sono suspence, morti sospese, le frasi ripetitive e noiose degli alpinisti dal vocabolario limitato: insomma, non ci sono le solite cose che non fanno uscire questo mondo dalla propria nicchia. Qui siamo in territorio altro. Qui siamo nella letteratura del territorio.

Assieme a Michieli, nel maggio del 2003, parte un altro amico. Gabriele Bigoni, giovane bergamasco, forte in montagna e nella neve, saggio a sufficienza da aver già scelto di amare il territorio nella sua totalità. Un compagno ideale, per la prima volta nel Grande Nord. La partenza affronta il disgelo artico proprio per l’idea che sta alla base del racconto (“senza mappa nel labirinto”), la cui narrazioneè affidata alla voce femminile dell’attrice Germana Longo e alla splendida musica (è disponibile il cd completo) di Domenico Clapasson. Un progetto articolato, ambizioso, accurato, capace di essere film più che documento di una spedizione.

Le composizioni originali di Clapasson, riflettono le precise istruzioni del regista Franco Michieli, che ha ben presente cosa evocare: “Mi interessava raccontare un’avventura che mostrasse il volto quasi sempre nascosto dell’esplorazione: non il restringersi su una via verso la meta, ma il perdersi in un territorio oltre cui non ci sono né via né meta”, ha dichiarato Franco di recente. La colonna sonora è tra le migliori che ho ascoltato negli ultimi dieci anni, a livello de “La Sottile Linea Rossa” del premio Oscar Hans Zimmer (per il capolavoro di Terence Malick) e pochissimi altri original score.



Il DVD è disponibile in libreria, grazie alla distribuzione del nuovo progetto partorito dalla vulcanica mente di Alberto Peruffo, fondatore di INTRA I SASS: su www.intraisass.it/multivision trovate i dettagli di questa che dovrebbe diventare, sotto l’attenta direzione di Paola Lugo, una sorta di atelièr per le proposte più interessanti e innovative provenienti dal mondo dell’avventura da distribuire in dvd. Anche questo è esplorare nuove possibilità, come dimostrano diverse tendenze che negli ultimi anni si sono fatte sempre più vigorose, nel mondo di chi dovrebbe raccontare il territorio e l’avventura ancora possibile oggi.
“La via invisibile” assolve a questo e a molti altri pioneristici compiti: pensato come un film, dove non prevale l’aspetto prestativo (comunque non indifferente: tre settimane di maltempo, durante il disgelo artico, non sono uno scherzo per nessuno), culmina nelle riflessioni di “madre natura” e nel monologo di Amleto con la grandiosità epica del paesaggio norvegese sotto i piedi.

Uomo d’avventura che maneggia Shakespeare, Omero e le grandi correnti di pensiero, proprio come legge il terreno meraviglioso del Nord, Michieli è visionario cosciente, convinto che nel labirinto esiste qualcosa: “Il dubbio di questo Amleto onirico si incarna nel trovarsi disperso nella nebbia: è costretto a salvarsi da sé, o ci sarà una risposta negli eventi della natura? È questa la follia: tirarsi fuori dal comune modo di ragionare secondo una pianificazione umana e le sicurezze promesse dalla civiltà. Essere o non essere qui può significare: c’è amore o non c’è ”. C’è. Io dico che c’è.



Davide Sapienza

Filippo Zolezzi