Narrativa

Philine

Collana: I Cristalli, Helvetia nobilis

Autore: Henri-Frédérik Amiel

ISBN 88-8271-164-6

Euro 16,00

Formato: 13 x 21 cm cm

Pagine: 348

Editore: Dadó Armando

 

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Philine

Henri-Frédérik Amiel

Dadó Armando

 

la copertina
Ogni volta che apriamo un pacco di libri che arriva dall'amico editore svizzero di Locarno Dadò, non possiamo trattenere un movimento di ammirazione, o quanto meno di curiosità...

Dadò sicuramente stampa libri di grande interesse e di ottimo valore letterario, spesso inediti per la lingua italiana e vi invitiamo a consultare l'elenco delle recensioni di Dadò che ha fatto Alpinia, pensate per esempio allo splendido Delle streghe ed altro di Plinio Martini, Imperdibile dell'anno 2004.

Questa volta l'amico Fiorenzo ci propone un autore del '800, pressochè sconosciuto in Italia, ma autore di un journal intime, un diario dell'anima di oltre 16.000 pagine e mai pubblicato integralmente e ora per la prima volta in estratto nella nostra lingua.

Amiel è una figura emblematica del suo tempo: professore ordinario di filosofia all'Università di Ginevra, erudito, molto preso dalla devozione religiosa e dal desiderio di non sbagliare nelle proprie scelte, appassionato di montagna e di passeggiate quel tanto che basta per permetterci di presentarlo nella nostra rubrica...


Philine è il nome di una donna ammiratrice e amica dell'autore, alla quale lui dedica buona parte dei suoi scritti e una quindicina di anni di indecisioni amorose e di dubbi se sposarla o no, in un continuo saliscendi di sentimenti, di mancato coraggio e di sentimenti che variano tra la foga e l'ignavia...




Henri-Frédérik Amiel
Amiel rassomiglia molto a L'uomo senza qualità di Musil, il suo costante ondeggiare nell'indecisione e nella paura di fare il passo che lo possa portare al matrimonio, alla fine ce lo rende molto simpatico, la sua tristezza finale, la sua convinzione dell'aver sbagliato ce lo rendono profondamente umano e anche un po' come uno specchio delle nostre mancanze.

Vi riportiamo alcuni suoi pensieri: "Il mio torto essenziale, sempre lo stesso, è stata l'indifferenza per il mio avvenire e il rinvio di ogni grande sforzo. La mancanza di ambizione e soprattutto di buon senso, ha attraversato la mia esistenza da un capo all'altro. Mi ha sempre ripugnato pensare alla mia carriera, al mio interesse, alla mia reputazione. L'utile mi ha sempre suscitato un segreto disgusto. Ed è così che ho raggiunto l'età di 48 anni senza essere maturato. Non ho fatto la mia messe scientifica e letteraria, non ho fondato casa nè lignaggio, non ho fatto fortuna. A che fine si sono consumati i miei anni? A far piroette su me stesso come un derviscio, a fantasticare a progettare senza scopo".

Filippo Zolezzi