Narrativa

Vita di un esploratore gentiluomo

Il Duca degli Abruzzi

Collana: Exploits

Autore: Mirella Tenderini, Michael Shandrick

ISBN 88-7972-832-6

Euro 18,60

Formato: 14 x 22 cm

Pagine: 294

Editore: Corbaccio

 


 

Vita di un esploratore gentiluomo

imperdibile
di settembre 2006
imperdibile
dell'anno 2006

Il Duca degli Abruzzi

Mirella Tenderini, Michael Shandrick

Corbaccio

 

la copertina
Molti fattori possono influenzare un lettore e far piacere un'opera letteraria: il personaggio e le vicende descritte, l'epoca e l'ambiente dei fatti, l'autore... in questo libro tutte queste cose convergono in una bellezza e in un interesse che raramente riusciamo a riscontrare tutte insieme.

Noi che viviamo in un mondo occidentale dedito al consumismo e caratterizzato dalle folli velocità, spesso ci sentiamo attirati da una grande nostalgia di quei tempi nei quali il trascorrere del tempo avveniva a ritmo meno caotico, nei quali i sentimenti erano ancora improntati a una misura umana che oggi sembra offuscata e nascosta da un benessere al neon, che tralascia i rapporti tra le persone e l'alpinismo e non sembra indenne a questo modo di vivere. Basta leggere i tremendi resoconti delle attuali spedizioni agli 8000. Forse per tutta questa disumanizzazione che ci avvolge, la vita di un personaggio come Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, non può che affascinarci e trascinarci lungo i suoi sentieri, in una vita dedita alla vera avventura e anche ai valori umani e di questo non possiamo che essere fortemente grati ai due autori
Mirella Tenderini e Michael Shandrick.

Il Duca degli Abruzzi è uno di quei personaggi che non può non appassionare chi ama l'avventura pura e la nobiltà di sentimenti, è l'incarnazione del Rubha Hunishche c'è in ognuno di noi, è Prometeo che va alla ricerca dell'Ignoto, che vuole svelarlo ai suoi simili, personaggio degno di Jack London, di Nansen, di Scott, di Shackleton, di Whymper e di Mummery e con alcuni di loro fu pure buon amico o corrispondente.

Un libro scritto a quattro mani, senza che i due autori si siano mai incontrati, ma la vera singolarità (nemo profeta in patria) è che l'idea di descrivere le gesta di uno dei più grandi esploratori contemporanei e sicuramente uno dei più eclettici, certamente il più grande che l'Italia abbia mai avuto, sia nata da Mountaineers negli Stati Uniti e non nel suo paese di origine, l'Italia...

Luigi Amedeo è a malapena conosciuto da noi per la sua spedizione del 1909 nel Karakorum nel tentativo di conquista della seconda montagna del mondo, il K2, dove tracciò quella via che porta il suo nome, lo Sperone degli Abruzzi, raggiungendo quasi i 7000 metri e tracciando la via che quasi 50 anni dopo porterà la cordata italiana in vetta; ma la vita del Duca è molto di più di questa spedizione: egli era un esploratore a tutto tondo e secondo ogni migliore tradizione nel campo, non ha lasciato alcun settore di esso inesplorato.

Ancora adolescente iniziò con la pratica dell'alpinismo sulle Alpi, aumentando sempre il grado di difficoltà e percorrendo vie sempre più impegnative, con parecchie prime salite, fino alla breve e intensa con Mummery, col quale fece la prima ripetizione della salita del Cervino attraverso la cresta di Zmutt, considerata impossibile da Whimper stesso. Purtroppo questo stupendo sodalizio alpinistico fu di breve durata, pur se intenso e di reciproca stima, per la malaugurata scomparsa di Mummery sul Nanga Parbat.
Nel 1897 abbiamo la prima salita al Monte Sant'Elia in Alaska, una montagna tentata molte volte e che faceva gola agli alpinisti di tutto il mondo; la conoscenza e l'amicizia con Nansen gli accesero il desiderio della conquista del Polo Nord, che tentò nel 1899, impresa che si rivelò impossibile, ma che portò il Duca al record di avvicinamento al Polo, fino ad allora; l'avvenimento che cambiò del tutto la sua vita, diremmo "fatale", fu nel 1904, leggendo un articolo sulla vita di Stanley, una frase del quale diceva "Spero che un uomo votato al suo lavoro, un alpinista appassionato, prenda in considerazione il Ruwenzori e lo studi , lo eplori da cima a fondo, attraversando le sue enormi creste e i suoi profondi canali" , la sfida fu subito raccolta e Luigi Amedeo fu il primo uomo a calcare i Monti della Luna, il più misterioso dei massicci d'Africa; del K2 abbiamo già detto e infine l'ultima impresa: la ricerca delle sorgenti del grande fiume Somalo Uebi-Scebeli.
Luigi di Savoia in Alaska nel 1897 appena ventiquatrenne

Il Duca degli Abruzzi fu fino alla fine della prima guerra mondiale uno dei comandanti della Marina Militare e fu molto ammirato da tutti gli stati esteri (uno dei pochi italiani ad esserlo, ndr), ma le gelosie e le inettitudini di chi gli si confrontava fecero in modo che le sue straordinarie capacità fossero purtroppo tarpate con dolorose conseguenze per la Marina e per i suoi soldati. Luigi Amedeo era un propugnatore dell'utilizzo delle guide alpine, infatti nelle sue imprese in ogni parte del mondo ebbe sempre come compagni inseparabili le Guide Alpine di Cormayeur Ollier e Petigax, orientamento a servirsi delle guide che nel '900 ebbe molte critiche e che vede ancora oggi molti detrattori nel CAI stesso, pensiero che noi non condividiamo poichè l'avvalersi della Guida non sminuisce un'impresa, ma la rende più sicura e appassionante e crea amicizie incancellabili, come accadde al Duca che mai ebbe a trattare i suoi fedeli collaboratori come inferiori per censo, ma anzi sempre come amici carissimi e inseparabili.

Forse la sua maggiore impresa, la sua avventura più grande è quella meno avventurosa e apparentemente meno affascinante: la fondazione e la costruzione del Villaggio Duca degli Abruzzi in Somalia, una rete di oltre sedici villaggi abitati da almeno 3000 somali e 200 italiani; fu qualcosa di strabiliante la sua opera: in piena era coloniale riuscì a farsi amare dai nativi, a metteer d'accordo la miriade di etnie e a fare qualcosa che non fosse sfruttamento dei locali, ma collaborazione basata su giustizia ed equità di trattamento. Riportiamo un breve commento della coautrice Mirella Tenderini: questo personaggio che è stato purtroppo troppo a lungo ingiustamente dimenticato per colpa del suo nome – Savoia – che lui non aveva scelto e che in qualche modo ha persino rinnegato allontanandosi dall’Italia per la sua ultima straordinaria avventura: il villaggio in Somalia in collaborazione con i rappresentanti delle cabile locali. Pensa, in pieno fascismo, con le leggi razziali in vigore, un esperimento di cooperazione all’avanguardia sui tempi...
I due autori hanno reso giustizia a questo personaggio così bello da conoscere, Mirella Tenderini ha sviluppato, nell'edizione italiana, la parte storica e questo libro apre una grande finestra sulla storia d'Italia a cavallo tra fine '800 e inizio '900, con i problemi dei moti popolari, dei tentativi della ricerca del posto al sole, della grande guerra e della guerra d'africa e del fascismo; si comprende anche perchè il popolo italiano sia sempre stato più naturalmente attratto dal ramo cadetto di Aosta che dai Savoia regnanti, ma non vi diciamo più niente, altrimenti il libro ve lo raccontiamo tutto noi e invece speriamo proprio che lo comperiate e lo leggiate con attenzione e simpatia per questo straordinario personaggio che è stato Luigi Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi e per lo stile lettario affascinante che Mirella ha dato all'edizione italiana.


Filippo Zolezzi