Narrativa

Namastè

Lorenzo vive

Collana: Monografie e Romanzi

Autore: Oreste Forno

ISBN 88-7511-063-8

Euro 13,00

Formato: 15 x 21 cm

Pagine: 168

Editore: Bellavite A.G.

 


 

Namastè

libro del cuore

Lorenzo vive

Oreste Forno

Bellavite A.G.

 

la copertina

Il 29 luglio 1996, il giovane Ragno lecchese Lorenzo Mazzoleni perdeva la vita durante la discesa dal K2 che aveva appena conquistato.
Nel libro, ricco di appassionate testimonianze, rivivono le sue grandi imprese, fino ai drammatici giorni sul K2.

Questo libro è sato scritto in sua memoria.
Lorenzo Mazzoleni, giovane alpinista lecchese e figura di spicco nell’ambito dell’alpinismo nazionale, membro dal 1989 del Club Alpino Accademico Italiano, moriva dieci anni fa, a 29 anni, durante la discesa dal K2, dopo averne conquistato la vetta nell’ambito della spedizione “K2 Geoexpedition 96”.

In esso si ripercorrono le tappe principali di una carriera sportiva intensa e di alto livello, fino alla ricostruzione delle ultime drammatiche vicende sulle pendici della “montagna degli italiani”.

Si rivive con forza lo spirito di Lorenzo, quello spirito che, attraverso le associazioni “Namasté” e “Amici di Lorenzo”, continua ad aleggiare nelle attività e nell’impegno da esse profuso a favore delle popolazioni in difficoltà delle montagne nepalesi e pakistane e ricordiamo che il ricavato dei libri venduti dalla mamma di Lorenzo e dalle due associazioni vanno al dispensario di Askole e alla scuola nepalese.
Lorenzo con uno dei suoi piccoli amici nepalesi

Vogliamo onorare anche noi Lorenzo riportando le parole di un suo compagno di scalate e grande amico: Simone Moro

Lorenzo? "Era il Valentino Rossi dell'alpinismo: un ragazzo estroverso, che sapeva vivere a 360 nel 1992 sull'Everest, Simone era alla sua prima spedizione, sapeva di avere ancora da imparare e con Lorenzo fu subito intesa. Era il 1992 - racconta Simone - e siamo andati subito d'accordo. Forse perché praticamente coetanei, forse perché animati dallo stesso spirito un po' scanzonato: sta di fatto che quella volta, sul'Everest, è nato un legame duraturo, di quelli che reggono anche una volta scesi a vaile. Cosi, a casa, abbiamo presto pensato di combinare qualcosa insieme e la scelta finì sull'Aconcagua, la montagna più alta del continente americano.

Il nostro obiettivo era la salita invernale della fantastica parete sud: una delle più alte e difficili della terra. Tutto filò liscio fino a quota 6100: stavamo già esultando - i grossi problemi erano alle nostre spalle - quando il tempo si guastò. Restammo bloccati 5 giorni e la fuga fu terribile, con 2 chilometri di corde doppie nella tormenta, su ogni sorta di ancoraggi: chiodi, nut, spuntoni, bastoncini da neve..
Lorenzo e Simone in vetta all'Aconcagua

Stare in tenda con lui era un piacere. Se avevi sonno potevi dormire tranquillamente, se il sonno non veniva si parlava e si parlava: trovare argomenti, con un compagno simile, era l'ultimo dei problemi. Perché era un ragazzo a tutto tondo che amava la musica, stare in compagnia, ballare in discoteca. In spedizione aveva sempre con sé un "radiolone" con le sue cassette preferite, che ascoltava sempre a tutto volume.
Sull'Aconcagua, comunque, la cima non è mancata...
Dopo il tentativo sulla sud abbiamo puntato alla normale e ci è andata bene. Ricordo che in discesa, nei pressi di un pinnacolo roccioso, ci siamo fermati senza dire una parola -incredibile per noi! in un silenzio irreale, e in lontananza vedevamo le luci di Santiago. Quando è caduto nella discesa del K2 stavo preparando una spedizione e la notizia è arrivata come una bomba, seguita da una sorta di rincorsa alla celebrazione. Ma Lorenzo era un grande amico e io ho voluto fare di testa mia, uscire dal coro e arrampicare con lui ancora una volta. Così ho portato la sua foto in vetta allo Shisha Pangma e lassù, nell'immagine ricordo che ho donato a mamma Dina, c'era anche lui.

Filippo Zolezzi