Grande Guerra e Alpini

YOL

Prigioniero in Himalaya

Collana: In punta di Vibram

Autore: Mainardo Benardelli

ISBN 88-89666-18-8

Euro 17,00

Formato: 16 x 24 cm

Pagine: 256

Editore: Arterigere

 


 

YOL

libro del cuore

Prigioniero in Himalaya

Mainardo Benardelli

Arterigere

 

la copertina
E con questo sono cinque!
Prosegue la scommessa del primo libro, che poi ha dato il nome alla collana, In punta di Vibram e che ha avuto un seguito inaspettato, ma molto proficuo, sia dal punto di vista letterario che benefico, infatti i ricavi di ogni opera della collana serve per finanziare programmi benefici, e questa volta il ricavato di questo libro sarà destinato a favore dei bambini di Kitanga (Uganda), iniziativa umanitaria promossa dagli ex Allievi del 35° Corso AUC della SMALP di Aosta.

Il comitato editoriale di In Punta di vibram è formato da quattro Alpini straordinari e appassionati: Paolo Zanzi coordinatore generale, Filippo Rissotto coordinatore letterrario ed editing, Cipriano Bortolato progetto grafico e impaginazione, Carlo Fanti iconografia e sito internet.

YOL è molto bello e singolare, per questo ci avvaliamo della facoltà, usata raramente in verità, di far parlare proprio loro di IDV, tramite Filippo Rissotto che a nome del Gruppo ci presenta l'opera.

Vi diciamo solo che YOL è straordinario nei documenti di Gualtiero Benardelli, raccolti e coordinati dal figlio Mainardo, ma non solo, infatti è onorato dalla prefazione dell'immenso Mario Rigoni Stern alpino e SMALPINO e arricchito dal contributo "Prigioniero in Himalaya" dello SMALPINO e grande alpinista Simone Moro.


Gualtiero Benardelli

Lo spirito della collana “In punta di Vibram” è quello di trasmettere, in forma piacevole al lettore, esempi e valori. Quest’opera ben si inserisce nel filone inaugurato dalla fortunata antologia che alla collana ha dato il nome.
Gualtiero Benardelli (autore delle Lettere che costituiscono la parte centrale dell’opera), ufficiale degli Alpini in Africa durante la Seconda Guerra Mondiale, rispettato ed ammirato dagli stessi Inglesi, prima come combattente e poi come prigioniero, fu anche un alpinista.
La peculiarità del contesto (Alpini prigionieri che, nel corso della Guerra forse più totalizzante e feroce della storia umana, ottengono dai propri carcerieri di uscire sulla parola dal Campo, per scalare quelle meravigliose, altissime montagne che lo circondano, e alla fine vi rientrano regolarmente, magari dopo mesi) rende questa testimonianza preziosissima e interessante.

Filippo Rissotto, Paolo Zanzi, Cipriano Bortolato, Carlo Fanti

Per meglio far comprendere la straordinarietà di simili imprese, il Comitato di Redazione ha ritenuto opportuno corredare le “Lettere” di Gualtiero con una serie di contributi: una toccante prefazione del “solito” Mario Rigoni Stern, che va sempre al cuore delle cose e sa fartele toccare con mano; un saggio introduttivo di Mainardo Benardelli, figlio di Gualtiero; un articolo dello storico Virginio Ilari, che affresca le condizioni di vita degli italiani nel campo di prigionia di Yol. I diari di alcuni ufficiali italiani compagni di Gualtiero in queste spedizioni, più tecnici e descrittivi, laddove il Nostro risulta più meditativo e preoccupato di riallacciare un rapporto emotivo con i familiari in patria. Un articolo di Simone Moro che mette in relazione le imprese di Gualtiero e dei suoi compagni con l’attuale modo di “andar per monti”, cogliendo il nocciolo degli attuali problemi della categoria.
I proventi dell’opera andranno alle iniziative (controllate in loco dagli ex allievi del 35° Corso della Smalp) attuate presso la missione di Kitanga (Uganda).

Filippo Rissotto

Filippo Zolezzi