Narrativa

Il falco d'oro

Collana: Narrativa

Autore: Vincenzo Pardini

ISBN 88-6068-011-5

Euro 14,00

Formato: 14 x 21 cm

Pagine: 188

Editore: PeQuod

 


 

Il falco d'oro

libro del cuore

Vincenzo Pardini

PeQuod

 

la copertina
Se qualcuno di voi ha avuto la pazienza e la generosità di leggersi il mio Racconto di Alpinia Esiste una letteratura di montagna? avrà anche letto dove divido i racconti di montagna in due grandi filoni: quello autoreferenziale, il racconto delle proprie scalate, dei propri ricordi, oppure di qualche amico o conoscente, comunque sempre la cronaca di fatti riguardanti l'alpinismo e un secondo genere che parla invece di personaggi, animali, fatti inerenti l'ambiente, il romanzo vero e proprio.

Vincenzo Pardini appartiene a questo secondo gruppo, ancor più raro, perchè se è facile capire l'ambiente alpino di Mario Rigoni Stern e di Mauro Corona, tanto per citarne due che amo molto, più difficile appare trovare persone come lui che non siano figli delle Alpi, ma dell'Appennnino, che non mi stancherò mai di dire essere la catena montuosa che maggiormente influenza terre, popoli e paesaggi della nostra nazione.

Pardini è originario della Valle del Serchio, nella Garfagnana, non lontana dalle Apuane, immersa in foreste immense e abbarbicata a montagne per nulla insignificanti, dove da qualche anno, nottetempo, è tornato a farsi sentire il lupo e sembra pure la lince.

Il falco d'oro è la sua prima opera, pubblicato da Mondadori nel 1983 e ristampato recentemente da PeQuod, contiene i suoi racconti giovanili, alcuni scritti verso il compimento della maggior età, che sono percorsi appunto dall'entusiasmo, a volte persino puntuto, di chi si affaccia alla pienezza della vita.

La montagna non è protagonista, ma è teatro delle vicende che vedono coinvolti gli umani e soprattutto gli animali, che come nelle fiabe greche finiscono per rivestirsi dei difetti, delle miserie o delle pene umane, come nella disgraziata Volpe bianca o nel diabolico bilancio (l'avvoltoio degli agnelli).

Potrei dire che lo stile dell'autore traspare di toscanità, saporito e pungente come certi gusti forti della cucina locale: peperoncino, finocchiona, sopressata, pecorino, che fanno magari bruciare un pochino la lingua, ma che ne esaltano la capacità percettiva, specie se accompagnati da un bel bicchiere di quello buono.

L'autore manifesta sempre una grande umanità nel descrivere i propri personaggi, che siano uomini o bestie, anche se a volte le parti sembrano invertirsi e appaiono più umane le bestie degli umani stessi, egli sottolinea come spesso la condizione di chi viveva nelle montagne appenniniche patisse lo stesso isolamento dei montanari alpini, anzi a volte persino maggiore, ma soprattutto descrive con grande bravura il rodimento interiore, il travaglio della vita, la difficoltà del procedere nei giorni e nell'accettare se stessi e le proprie miserie.

Questo è a pieno diritto libro del cuore e sono sicuro che riuscirà a conquistare tutti voi che incuriositi andrete a cercarlo in libreria, ma non finisce qui, ne arriveranno presto altri del nostro Vincenzo Pardini

Filippo Zolezzi