Rifugi

Grigne

Rifugi e bivacchi, con carta 1: 25.000

Collana: Rifugi e bivacchi di Meridiani Montagna

Autore:

ISBN

Euro

Formato: 12 x 17 cm

Pagine: 32

Editore: Editoriale DOMUS

 


 

Grigne

Rifugi e bivacchi, con carta 1: 25.000

Editoriale DOMUS

 

la copertina

< Così scriveva Riccardo Cassin a proposito di quel regno di guglie, creste e canaloni che aveva acceso il suo amore per l'alpinismo.

Per oltre un secolo questo angolo di Prealpi è stato la palestra e il luogo d'iniziazione di moltissimi alpinisti lombardi, complici la vicinanza ai grandi agglomerati urbani della pianura e le peculiarità morfologiche della montagna, che riproducono, sebbene in miniatura, i grandi scenari alpini.

Ovvio, quindi, che per molti alpinisti i rifugi di questa zona abbiano da sempre assunto anche un significato emotivo particolare: pronunciare nomi come Brioschi, Rosalba, Elisa, Carlo Porta significa sfiorare ricordi intimi e preziosi, proprio perché legati alla "prima volta".

Al di là di questa dimensione soggettiva, però, bisogna dire che i rifugi delle Grigne non sono particolarmente attraenti. Manca quell'aura di sacralità alpinistica che si trova per esempio nei più celebri rifugi del Monte Bianco, dove le pareti trasudano epiche imprese e avventure rocambolesche. E neppure si trova quella cura di certi rifugi svizzeri o dell'Alto Adige.

Qui, data l'estensione limitata del gruppo, i rifugi sono diventati più luo¬ghi d'incontro che basi d'appoggio. La maggior parte delle ascensioni alpinistiche infatti può essere effettuata, più o meno agilmente, in giornata.

Ecco allora che quegli edifici ancorati alle creste o lambiti dal bosco diventano un luogo dello spirito, una rappresentazione in solida muratura di ricordi effimeri o di progetti alpinistici lungamente sognati.

Fra i due rifugi più celebri ci sono il Carlo Porta e il Sem (Società escursionisti milanesi), situati a poca distanza l'uno dall'altro ai Piani dei Resinelli. Le due costruzioni hanno simboleggiato un'epoca e rispecchiano fedelmente le diverse frequentazioni nel periodo che va dall'inizio del Novecento agli anni Sessanta.

Il Carlo Porta, intitolato al nipote del famoso poeta dialettale di cui era omonimo, venne inaugurato nel 1911. Le sue stanze confortevoli e l'elegante sala da pranzo in legno rimandano alla frequentazione della buona società milanese, protagonista delle prime scorribande alpinistiche in Grigna.

Erano pionieri del verticale, che si muovevano con corde di canapa, scarponi chiodati e una pesante ferraglia artigianale. Utilizzavano tecniche fantasiose e talora rischiosissime, come traversate alla tirolese fra i campanili o lanci al lazzo in parete per superare passaggi lisci.

Con una buona tecnica e una necessaria dose di fortuna, questi temerari facevano incetta di guglie, torrioni e canali. Spiccava per il suo attivismo Eugenio Fasana, intellettuale e arrampicatore che si aggiudicò le prime salite alla cima del Fungo, alla Est del Torrione Magnaghi Centrale e all'immane parete nordest del Pizzo della Pieve. Di tutt'altra estrazione erano gli alpinisti che sopraggiunsero pochi anni dopo, e che animarono la stagione d'oro del sesto grado. Provenivano dalle officine e dalle fabbriche lecchesi, e sopperivano alla mancanza di automobili e denaro con spostamenti in bicicletta e un'incontenibile voglia di scalare. È questo lo stile che rispecchia l'altro grande rifugio ai piedi della Grigna, il Sem-Cavalletti, significativamente soprannominato "il baule".

Nelle sale di questo rifugio hanno risuonato per anni i cori sgangherati dei gruppi di operai e artigiani milanesi, e ancora oggi questo carattere popolare riaffiora più vitale che mai durante le allegre polentate del fine settimana.

Filippo Zolezzi