Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

  Home Editoria

le Testate che collaborano (31)>>
I PERIODICI IN EDICOLA (5) >>
381 Recensioni
 

Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
marzo 2007

Ossola

SOMMARIO


Galleria I profili dell'Ossola
Reportage Un viaggio "a ufo"
Le Valli Tra le laterali della Val d'Ossola
I Belvedere di Marcarini
Echi con variazioni sul tema
Scienza Le vene bianche dell'Ossola
Parchi II mito della wilderness sulle Alpi
Alpinismo L'oro delle Lepontine
Itinerari In roccia
Scialpinismo Sulla traccia di Marcel Kurz
Cinema
Cucina Forme da prendere al volo
Guida
Dietro le quinte

 

la copertina
Alpe Toggia, produzione del formaggio Bettelmatt
Quando Henry David Thoreau, in una delle consuete giornate spese a far proseliti, montò sulla sua cassetta da frutta vuota in una polverosa strada del Massachusetts attaccando col solito sermone laico in favore della wilderness e del mondo selvaggio, non poteva certo immaginare che quel suo grido d'amore avrebbe attraversato oceani e secoli per giungere fino a noi amplificato nel suo stesso mito. Non avrebbe mai potuto immaginare la forza di quei discorsi urlati a capannelli di curiosi. Eppure, ancor oggi, quel soffio ideale che eleva la natura incontaminata a luogo sacro (dove celebrare una nuova forma di panteismo), ritorna nell'immaginario contemporaneo come un'alternativa salvifica per la nostra società. Con Thoreau, il gruppo di romantici americani definiti "trascendentalisti" (Ralph Waldo Emerson, Orestes Brownson, e più tardi John Muir) avrebbe gettato le basi per la cultura del primo protezionismo ambientale a cui seguì la costituzione dei grandi parchi nazionali. E da quello stesso slancio nacque sulle Alpi a inizio Novecento la prima vera area protetta, il Parc naziunal svizzer, che aderiva alla dottrina della wilderness. Per essere concreti, regole così radicali che conferiscono il primato alla natura selvaggia nel tentativo di arginare ogni forma di antropizzazione sono difficilmente applicabili sulle nostre montagne, da millenni popolate e curate dalla mano dell'uomo. E infatti nei parchi italiani si tenta di mantenere in equilibrio la natura con le istanze delle popolazioni locali, creando solo alcune aree di riserva integrale. Soltanto in un parco i principi della wilderness vengono rigorosamente applicati. È il Parco nazionale Val Grande, istituito 15 anni fa nel cuore dell'Ossola, dove si trova «uno dei luoghi più isolati di tutte le Alpi, in cui ogni attività umana è bandita e dove si ritorna alle origini, ai silenzi primordiali, a quell'attrazione per i tenitori ignoti che decenni di vita civilizzata hanno relegato in un angolo delle nostre coscienze».
Nota bene. Lungo i suoi confini occidentali l'Ossola culmina sulla cima del Monte Rosa, che in questo fascicolo trattiamo solo marginalmente: ciò perché lo scaffale di Montagne annovera già, al n° 15, un'intera monografia dedicata a quel grande massiccio.

visita il sito >>

 

Filippo Zolezzi