ALP

Dir. Resp.: Linda Cottino

mensile

ISSN: 771722-782000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,50 euro

Editore: Vivalda Editori

 

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ALP
mensile
numero di
marzo 2007

Exploit 2006 - imprese, personaggi, eventi

SOMMARIO


Message in a bottle
Exploit : Quando il classico è moderno, a cura di Carlo Caccia
Cronache della Libera, Daone Ice Master anno sesto, a cura di Federica Balteri
Succede nel mondo: Eliski, eliclimbing, elibike..., a cura di Simone Bobbio
CulturEmedia, Il potere di Jolly, a cura di Linda Cottino e Lorenzo Scandroglio
Piolet d’or 2006
Alla scuola dell’Est, di Carlo Caccia
Pianeta Russia, di Roberto Mantovani
Intervista a Pavel Shabalin, di Silvia Mazza
Verso il nulla. Khan Tengri, 2005, di Pavel Shabalin e Iljas Takhvatullin
Alaska, alla ricerca del più difficile, di Stefano Ardito
Anno 2006: alpinisti italiani allo specchio, a cura di Alessandro Gogna
Una roccia di plastica? di Jacopo Alaimo
Intervista a Patxi Usobiaga, di Jacopo Alaimo
Intervista a Luca “Canon” Zardini, di Nicola Noè
Davo Karnicar e il Seven Summits Challenge, di Federico Negri
Alpine Club of Canada. Retrò ma non troppo, di Marco Scolaris
Frane e alpinismo in Appennino, di Stefano Ardito
Intervista a Ueli Steck, di Christine Kopp
Intervista a Stéphane Benoist, di Flaviano Bessone
Intervista a Daniel Andrada, di Jordi Pastor
Intervista a Jenny Lavarda, di Damiano Levati
Intervista a Manolo, di Flaviano Bessone
Jean-Christophe Lafaille Prigioniero dell’Annapurna

 

la copertina
Ueli Steck, Cervino
Edito ALP 240. Tutti pazzi per carta e rete. C’è un tormentone che imperversa. Dalle parti delle redazioni, e non solo; perché è frequente leggere nei forum frasi del tipo: ma queste riviste copiano
le notizie da internet? Oppure: è inutile pubblicare notizie già lette in rete! Insomma, un vero tormentone, che nei casi più gravi si manifesta con sintomi di cruda angoscia. Qual è allora il senso delle riviste di carta? Sono elementi funzionali alla contemporaneità o mammuth destinati all’estinzione?
A inizio anno è uscito un libro, L’ultima copia del New York Times, di Vittorio Sabadin, che si interroga sul futuro dei giornali di carta. Non necessariamente per dipingere un fosco quadro di estinzione della carta a vantaggio della rete immateriale, quanto piuttosto per tracciare un orizzonte sull’inevitabile incrocio di piani interni al mondo della comunicazione. Un solo giornalista, dice Sabadin, si troverà presto a lavorare su piattaforme differenti; la stessa notizia potrà cucinarla in un modo o in un altro a seconda che venga smaltita in velocità dalla rete o che venga divulgata dal giornale - quotidiano, settimanale o mensile che sia. Non abbiate paura! Non si estingueranno i giornali, e neppure i giornalisti, ma si trasformeranno in base al supporto utilizzato. Ah, beh! Ma il supporto non influenzerà il modo di avvicinare e proporre le notizie? Non c’è il rischio che il giornale venga internettizzato o televisivizzato, intrappolato cioè nella morsa della semplificazione e della velocità a tutti i costi? Con il comprensibile senso di frustrazione che ne deriva... Anche noi che ci sentiamo un’élite (di individui dediti a un gioco-arte, e di giornalisti capaci di raccontarlo), proviamo spesso un po’ d’affanno, con gli occhi e la mente rivolti al monitor (oh cielo!), preoccupati nel constatare che la notizia che vorremmo tanto dare è già bell’e bruciata da internet.
È perciò affare tutt’altro che semplice trovare un equilibrio che, almeno alla distanza, premi la carta che cammina lenta e arriva dopo. I quotidiani stanno già metabolizzando questa straordinaria trasformazione. Dovremmo dunque tranquillizzarci, ritrovare fiducia in un’informazione di pensiero, che sia densa, continua e progressiva, aggiornata, corretta, divertente.
Ezio Marliere, Bocconi amari all'Emilius
Forse il capo del filo di questo ragionamento lo abbiamo afferrato con il numero che tenete ora in mano. Un annuario. Una raccolta degli eventi, dei personaggi e delle imprese maggiori del 2006. Più che mai, in questa veste di carta, destinata a lasciare una traccia, a restare. Siamo partiti dalla fortissima scuola degli alpinisti dell’Est, che negli ultimi anni ha inanellato una serie di ascensioni di valore assoluto: dalla Nord dello Jannu salito dai russi nel 2004, al Chomo Lhari degli sloveni Prezelj e Lorencic del 2006 (entrambe le équipe vincitrici di un Piolet d’or), passando per le due difficili salite dei kazaki Urubko e Samoilov sul Broad Peak e sul Manaslu.
Per finire con una digressione sulla Nord del Khan Tengri, salita nel 2005 da Pavel Shabalin e Ilja Tachvatullin. Il tutto nell’ampia ricostruzione e commento di Carlo Caccia e Roberto Mantovani.
Ci siamo poi soffermati sulle montagne dove il difficile è più difficile che in qualunque altro luogo della terra, l’Alaska. Dopodiché, con Alessandro Gogna, abbiamo dato la parola a sette alpinisti italiani che, a partire dalle loro realizzazioni nel 2006, fanno il punto sullo stato dell’arte nel nostro paese. Infine, abbiamo scelto cinque personaggi rappresentativi di uno stile, di una disciplina, approccio o personalità, che si svelano in una serie di interviste lunghe, articolate e approfondite. A chiudere, le attente cronologie di alpinismo, arrampicata e boulder a cura di Carlo Caccia e Nicola Noè.

di Linda Cottino

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Filippo Zolezzi