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Periodico mensile dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti montani

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Periodico mensile dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti montani
mensile
numero di
maggio 2007

SOMMARIO


EDITORIALE Un decalogo per la seconda fase di Ape
ISTITUZIONI
Uncem ai tavoli concertazione con Governo
La legge: sostegno ai piccoli Comuni
Uncem: un'opportunità da cogliere senza timori
Uncem a Ministero dell'Istruzione
Uncem parla di foreste a Forum PA 2007
Appennino culla dello sviluppo
Congressi Ds e Margherita: odg montagna
Uncem in Friuli Venezia Giulia
L'OPINIONE Montagna, qualità della vita e risorse Sen Carlo Perrin
L'AGENDA DEL MESE Testo Unico degli enti locali
LE NORME
Servizio postale universale
Gestione riserve idriche
Piccoli Comuni e patto stabilità
Fondo 2007 difesa del suolo e tutela ambientale
Finanziamento Soccorso alpino e Cai
NOTIZIE DAL TERRITORIO
Bosco e paesaggio
Montagna in movimento
MONTAGNA FUTURA Pises.Valdiano: l'innovazione parte dalle Comunità montane
EUROPA
La montagna più vicina all'Europa
Barroso: via libera per libro verde sulla montagna

 

la copertina
Un decalogo per la seconda fase di Ape
II 24 febbraio 2006 veniva sottoscritta a L'Aquila la Convenzione degli Appennini che chiudeva la prima fase decennale del Progetto APE, nato proprio nel capoluogo abruzzese e sul quale prima di ripartire è utile aprire un dibattito.
Per la seconda fase l'Uncem si candida ad un ruolo protagonista e per avviare il confronto offre alla discussione il decalogo che segue: L'Appennino è un lungo segmento tra l'Europa ed il Mediterraneo che ha metabolizzato e sintetizzato diversità storiche, culturali, ambientali e di civiltà rendendole armoniche. APE deve essere il laboratorio capace di convertire le idee in interventi operativi.
L'Appennino è un sistema territoriale d'area vasta che deve concepire proprie e originali teorie di sviluppo, non esportabili, ma neppure mutuabili da altri e differenti sistemi. Le risorse di APE, come fu per la defunta Cassa per il Mezzogiorno, vanno considerate aggiuntive e non sostitutive dell'intervento ordinario regionale e statale.
Gli interventi da proporre, proprio perché strategici, non devono avere delimitazioni regionali, anche perché tali confini sono più spesso amministrativi piuttosto che geo-socio-economici. Il notevole e significativo patrimonio di biodiversità euromediterranea, la presenza estesa e diffusa di aree protette legittimano un ruolo privilegiato di Federparchi, utile anche a codificare le sinergie con altri enti (principalmente le C.M.) nel governo del territorio.
Visione strategica e di sistema devono essere meglio caratterizzate nella nuova fase svincolata dall'emergenza di reperimento di progettazioni esecutive d'immediata cantierabilità.
La presenza di enti capofila (regioni e province) ha reso vischioso e complicato l'utilizzo delle risorse; nella seconda fase sarebbe più opportuno destinarle direttamente gli enti attuatori. Al fine di garantire la continuità anche concettuale del percorso è opportuno preliminarmente portare a compimento i progetti positivi già avviati.
Il protagonismo della rete locale può essere realizzato mediante un bando di candidatura per la redazione di progetti integrati tematici o territoriali destinato al sistema delle autonomie e dei parchi, concertato e gestito dalle associazioni nazionali.
Una città dei villaggi, il sostegno e la valorizzazione delle produzioni delle terre alte, l'infrastrutturazione ambientale mediante il potenziamento delle reti storiche e culturali, la riqualificazione dei centri storici possono essere le grandi linee per i progetti pilota. Il decalogo mi pare individui una strategia d'intervento in sintonia con il programma originario di APE e coerente con la priorità 5 del Q.S.N. 2007/2013.
Andrea Grillo VICEPRESIDENTE UNCEM

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Filippo Zolezzi