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Periodico mensile dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti montani

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Periodico mensile dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti montani
mensile
numero di
giugno 2007

SOMMARIO


EDITORIALE Montagna e costi della politica di Renzo Mascherini
ISTITUZIONI di Maria Teresa Pellicori
Lanzillotta. Montagna solo dopo i 900 metri
> Costi della politica: Camera inizia esame
Progetto Manumont
Catasto: agli enti locali la gestione delle funzioni
Le biomasse montane
L’OPINIONE Nuova politica forestale in Italia Roberto Snaidero, Presidente Federlegno-Arredo
LE NORME di Massimo Bella
Codice Autonomie: avviato l’esame al Senato
Riforma procedure di bilancio
Legge comunitaria 2007
Fondo Nazionale Montagna
NOTIZIE DAL TERRITORIO di Federica Di Maria Versante Ionico. Esempio di buona pratica
L’AGENDA DEL MESE Montagna in movimento
MONTAGNA FUTURA Progetto Pises: studenti consapevoli e protagonisti
EUROPA
Dostwell. Turismo sostenibile incentrato sul territorio
Obiettivi Ue

 

la copertina
Per la manutenzione del territorio collinare e montano
Montagna e costi della politica
La montagna italiana è stata coinvolta nella campagna mediatica
orchestrata da Confindustria, diretta a denunciare l’inadeguatezza del sistema
istituzionale e costituzionale e l’eccessivo costo della politica, imposto da una
presunta “Casta” in difesa di anacronistici privilegi. In particolare, le
Comunità montane sono definite Enti “famigerati”. Il pericolo di scadere nel
qualunquismo è molto alto e per questo motivo, l’Uncem denuncia il tentativo di fare delle Comunità montane il “capro espiatorio” di una risposta demagogica ad una domanda strumentale. Se la questione politica che si intende porre è l’ammodernamento dello Stato, riformando Parlamento, Governo, Consigli regionali e Istituzioni locali per migliorare l’efficienza del sistema economico e competere nel mondo globalizzato, bisogna finirla con la demagogia e creare condizioni di convergenza tra forze politiche e sociali. In tutto questo, gli amministratori della Montagna hanno l’obbligo di difendere le istituzioni che rappresentano dai demagoghi che inquinano la politica italiana e, al contempo, accettare la sfida al rinnovamento. Tutti sanno che il monte Argentario non può più ricevere i benefici economici destinati alla Montagna perché, pur facendo parte della montagna legale grazie ad una legge approvata dal Parlamento più di mezzo secolo fa, non è montano. Ma non si può imputare a Noi se questa riforma
non viene fatta. L’Uncem da anni denuncia che la montagna italiana è senza un quadro istituzionale certo, un’adeguata rappresentanza politica e una definizione di montanità arcaica. Trovandosi in mezzo al guado di un processo di riforme istituzionali e costituzionali incompiuto avverte, quindi, i prodromi di una crisi preoccupante. La mancata riforma del Testo Unico degli Enti locali 267/2000 ha impedito di costruire un moderno sistema istituzionale Comuni/Comunità montane, la sua costituzionalizzazione e il suo corretto inserimento nell’ordinamento dello Stato. In assenza di una legge quadro nazionale riformata, le Regioni hanno iniziato ad approvare leggi di riorganizzazione del loro sistema autonomistico diverse l’una dall’altra con la conseguenza che l’attuale quadro istituzionale della montagna risulta disarticolato. Non tutte le Regioni hanno provveduto ad aggiornare i loro statuti per adeguarli alla riforma del Titolo V della Costituzione, approvata nel 2001 e, non tutte, nel riscrivere lo statuto hanno rispettato la Costituzione che all’art. 44 riconosce la necessità di una legislazione specifica a favore della montagna. La questione concreta è quella dei piccoli Comuni che per le loro dimensioni non sono in condizione di assolvere i compiti e le funzioni che la Costituzione li assegna e per farlo devono associarsi tra loro. Il seminario interistituzionale promosso dal Governo a Villa Madama in Roma, il 8 novembre 2006 sul tema: “L’attuazione del Titolo V della Costituzione, con la presenza di ben quattro ministri - Amato, Lanzillotta, Chiti, Padoa Schioppa - e i rappresentanti delle Associazioni autonomistiche, si concluse con un’indicazione chiara rispetto alla necessità di superare l’inadeguatezza dei piccoli Comuni attraverso l’istituzione di un unico livello associativo polifunzionale, che in Montagna è rappresentato dalle Comunità montane. Appare quindi demagogica la proposta di sopprimerle. Le Comunità montane vanno riformate, ma non soppresse, perché questo significherebbe non dare attuazione al principio della sussidiarietà e negare la promozione dell’autogoverno locale, unica condizione affinché le risorse strategiche della montagna diventino fonte di sviluppo e di occupazione.
Renzo Mascherini
VICEPRESIDENTE UNCEM

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Filippo Zolezzi