L'ALPE

Dir. Resp.: Enrico Camanni

semestrale

ISSN: 1129-1621

distribuzione principale: edicola

prezzo: 10,10 euro

Editore: Priuli & Verlucca Editori

 

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L'ALPE
semestrale
numero di
luglio 2007

Confine e frontiera

SOMMARIO


Frontiera e confine Tutt’altro che immutabili ed «eterne» nel loro ergersi imponenti al centro dell’Europa, le Alpi hanno attraversato storie e vicende molto differenti. di Matteo Puttilli
L’arte senza frontiere del XV secolo
Se c’è un momento nel quale si può parlare d’arte alpina è proprio il Quattrocento. Lo si potrebbe definire il «secolo delle Alpi». di Enrico Castelnuovo
Le Alpi fortificate Il 2007 è l’anno di Vauban: per celebrare il trecentesimo anniversario della morte e per la candidatura a «patrimonio dell’umanità» di nove città francesi. di Robert Bornecque
Il potere sul filo delle Alpi Per comprendere la questione della frontiera alpina occorre ripercorrere la storia politica e militare delle Alpi occidentali negli ultimi secoli. di Gianni Perona
Il sacrario della nazione L’esperienza della «Guerra bianca» cambiò l’immagine delle Alpi. Da allora le creste si identificarono con il confine e gli alpini con il baluardo della Patria. di Marco Cuaz
In prima linea: le Alpi orientali La demarcazione dei confini fra gli Stati che ne hanno amministrato il territorio ha irriso più che altrove i tentativi di dare loro senso e coerenza. di Gian Paolo Gri
Percorsi antropologici nelle terre di frontiera Dal patrimonio fortificato delle Alpi occidentali alla complessità dei territori di frontiera: la sfida narrativa nelle testimonianze dei sopravvissuti. di Valentina Zingari
Ma il lupo non lo sa Le problematiche di gestione delle aree protette proiettano il loro esempio al di fuori dei confini territoriali e nazionali, suggerendo una nuova idea dell’Europa. di Valter Giuliano
La tentazione del confine Le Alpi sono diventate un banale ostacolo sulle rotte dei traffici tra il Sud e il Nord dell’Europa? Oppure esiste una nuova vocazione europea? di Enrico Camanni

 

A ogni epoca il pensiero che vi scende Parafrasando il motto di Utrecht (1713), che per la definizione dei confini nazionali individuò arbitrariamente nello spartiacque alpino la linea della frontiera politica e militare («a ogni Stato le acque che vi scendono»), si può affermare che ogni epoca ha avuto la sua idea di «frontiera alpina», e non sempre le Alpi hanno diviso i popoli. Anzi.

Ci sono almeno due cose da sapere prima di addentrarsi nel complesso, enigmatico, magmatico e affascinante mondo delle «frontiere», cioè di quelle «linee» – politiche, economiche, sociali, culturali – che secondo il pensare comune delimitano gli spazi, e delimitandoli li separano, o paradossalmente li avvicinano.
La prima cosa da sapere è che ci sono i confini e ci sono le frontiere. Due concetti diversi. Secondo la definizione di Piero Zanini, opportunamente riportata da Matteo Puttilli in questo numero de «L’Alpe», se il confine può «essere concepito come una linea di demarcazione che separa nettamente due spazi contigui, la frontiera rimanda invece a immagini differenti: quella di “fine della terra”, di “limite ultimo oltre il quale avventurarsi”, oppure quella di “fronte”: rivolto verso (o contro) qualcuno. La frontiera non è rappresentabile attraverso una linea di separazione netta: piuttosto detiene le caratteristiche della zonalità, e può essere descritta come uno spazio di sovrapposizione. La frontiera non disegna “una linea”, ma definisce una fascia, una zona sfrangiata. La frontiera non è un dato certo, ma è un “luogo” in continua evoluzione».
La seconda cosa da sapere è che il confine e la frontiera delle Alpi sono sempre mutati nel tempo, e non corrispondono affatto – se non per recente convenzione politica – alle linee «naturali» delle creste delle montagne. Ciò che per i Romani era solo un ostacolo da superare – la catena alpina, dunque le montagne –, in altre epoche storiche è diventato motivo di unione per popolazioni che avevano gli stessi problemi e le stesse speranze, per poi ritornare a essere divisione dopo Utrecht («a ogni Stato le acque che vi scendono») e poi ancora unione, utopica e improcrastinabile – nelle migliori intenzioni dell’Europa unita.
Detto (e compreso) questo, non resta che addentrarsi nella storia delle frontiere, che è storia di «confini» geografici, certamente, ma soprattutto mentali.

Enrico Camanni

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Filippo Zolezzi