Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
novembre 2007

Dolomiti di Fanes

SOMMARIO


Galleria I profili del parco
Reportage C’era una volta...
Parchi Benvenuti in Parlamento
Bicicletta Val Pusteria Treno + Bici
Echi con variazioni sul tema
Scienza Nella tana dell’orso
Escursionismo Sentieri, mulattiere e vie ferrate
Storia Pagine di pietra
La lettura Cima Scotoni
Inverno Spiriti bianchi
Cucina Profondamente piccante

 

la copertina

Per non cadere vittima di trappole sapientemente preparate nel corso degli anni,
è utile che il viaggiatore alpino sia particolarmente accorto. Se poniamo
attenzione, sostiene l’antropologo austriaco Werner Bätzing, si vedrà che la
maggior parte delle tradizioni popolari delle Alpi considerate antichissime è stata inventata ex novo tra il 1840 e il 1914, se non addirittura nel periodo successivo, pur dando l’impressione di esserci da sempre. Ciò è quanto avvenuto per esempio con le famosissime leggende dolomitiche. Ai primi del Novecento, lo scrittore Karl Felix Wolff compì diverse campagne di studio nelle vallate ladine intervistando anziani montanari sulle fiabe che circolavano nei tempi passati. Ne nacquero fortunatissimi volumi ancora oggi in libreria, che però, ormai è acclarato, oltre alla trascrizione degli appunti presi sul campo sono il prodotto delle fantasie del loro compilatore. Come molte tradizioni oggi ritornate in auge, anche queste leggende non sono propriamente dei falsi storici, piuttosto adattamenti, elaborazioni, reinvenzioni confezionate per soddisfare le nostalgie
del pubblico contemporaneo. Ma sarebbe riduttivo liquidare ogni sopravvivenza
del mondo arcaico in questo modo. Il sentimento per il fantastico è presente da secoli e secoli nelle società alpine tradizionali. Una cultura vastissima e affascinante. Si pensi al mito dell’uomo selvatico, del Wild-man altoatesino (di cui molti toponimi ricordano l’esistenza: Wildmannliloch, Wildloch), o ai giochi sulle formazioni rocciose più strane che venivano interpretate attraverso fantasiose leggende , o ancora al mito beffardo delle anime penitenti che vagavano sulle creste, o alla favola dell’ebreo errante al cui passaggio i ghiacciai si ingrossavano, o alla superstizione dei bastoncini infuocati per diradare la nebbia diabolica (sanar il diavel), o alle magie dei benefici gnomi, folletti e geni della foresta. E a tenere vivo il mito degli gnomi del bosco, si preoccupa ora
anche la retorica un po’ pop un po’ facilona della new age, da cui Montagne prende le distanze. Dunque un universo variegato, che vale la pena approfondire
lasciandosi sedurre. Ma senza cascare nelle tante trappole sapientemente preparate.

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Filippo Zolezzi