ALP

Dir. Resp.: Linda Cottino

mensile

ISSN: 771722-782000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,50 euro

Editore: Vivalda Editori

 

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ALP
mensile
numero di
maggio 2008

Alpinismo Himalaya

SOMMARIO


pALPfiction - CACCIATORI DI VALANGHE di Losca
opinione - L’ALPINISTA INDIFFERENTE di Hervé Barmasse
premiAzioni - GROLLE DI IDENTITÀ di Linda Cottino
appennini
SE LI CONOSCI LI CERCHI di Carlo Caccia
ANDREA DI DONATO intervista di Stefano Ardito
competizioni - L’ARRAMPICATA GUARDA LONTANO... di Karla Elena Corriero
alpinismo - AVVISO AI RAMPICANTI di Ivo Rabanser
himalaya - ALLA CORTE DEL KANGCHENJUNGA di Carlo Caccia
arrampicata - TI SCHIODO LA VIA di Karla Elena Corriero
ski-alp - COPPA DOLOMITI di Lorenzo Scandroglio
ambiente società - SKI-ALP PULITO di Simone Bobbio
culturEmedia 56 PRIMAVERE PER IL TRENTO FILM FESTIVAL di Augusto Golin
a spasso nella rete AIUTO MI SONO PERSO! di Vinicio Stefanello

tecnica - LA SOSTA FISSA “INGLESE” a cura di Cecilia Cova
una splendida giornata - IL PARASSITA a cura di Paolo Campagnoli
comics - CARO SCI CARO GNÈ di Paolo Cossi e Andrea Gobetti
luoghi non tanto comuni - SATTELHORN – KLEIN ALETCHHORN di Alberto Paleari
L’Anteprima - “IL DENTE” di Francesco Dragosei
l’intervista - WERNER HERZOG di Lorenzo Scandroglio
HIMALAYA Le imprese, i protagonisti, gli stili
ALLA RICERCA DEI NOVEMILA PERDUTI di Carlo Caccia
IL MIO JANNU di Valeri Babanov
STEVE HOUSE intervista di Carlo Caccia
scialpinismo PATROUILLE DES GLACIERS di Lorenzo Scandroglio e Cecilia Cova
L’intervista FLAVIO CRESPI di Karla Elena Corriero
PHOENIX, L’ANTESIGNANO di Marco Scolaris
CHIOMONTE E L’ELOGIO DELLA SPAZZOLA di Marzio Nardi
MONDOVÌ, LA FESTA CONTINUA... di Severino Scassa
AL LEVI, IL RIFUGIO DEL BOULDER di Elio Cacchio
SULLA VIA EMILIA a cura di Tonga
PIÙ MELLOBLOCCO PER TUTTI di Nicolò Berzi
LA MAPPA DEL BOULDER

 

Individuale, singolare. Indifferente. E’ probabile che quando avrete per le mani queste pagine, ne avremo già pieni gli occhi di immagini e notizie (truculente) dell’esercito cinese che seda la protesta tibetana in “stile piazza Tienanmen”. Anzi, magari sarà già tutto risolto e archiviato. Eppure restare in silenzio di fronte a chi si ribella a un genocidio culturale ci sembra colpevole. Così come rimaniamo esterrefatti di fronte al silenzio della comunità alpinistica internazionale, che al momento in cui scriviamo non ha ancora battuto ciglio (salvo alcune prese di posizione personali) al riguardo. E non solo perché i cinesi hanno annunciato la chiusura del versante tibetano dell’Everest - e si vocifera pure di quello meridionale, che potrebbe essere disposto dal governo nepalese - per tutelare la zona in occasione del passaggio della torcia olimpica, facendo così saltare spedizioni e permessi già pagati, ma piuttosto perché dobbiamo prendere atto che nell’attività alpinistica si pensa al proprio obiettivo e nulla più. Siamo consapevoli del fatto che nessuna seria ritorsione verrà attuata contro la Cina, vera “padrona” del debito pubblico americano e potenza economica in grado di dettare legge su scala mondiale; così come sicuramente, rispetto a possibili boicottaggi delle olimpiadi del prossimo agosto, prevarrà l’adagio «non confondiamo sport e politica». Ma ci chiediamo come sia possibile non aver ancora sentito una dichiarazione di intenti comune da parte di coloro che regolarmente scalano le montagne “cinesi”. Anziché appiccicarsi sul casco o sui teli delle tende un colorato adesivo “Free Tibet”, perché non decidere ad esempio di interrompere le spedizioni, e dunque di non chiedere e pagare permessi? Un’iniziativa simile non avrebbe forse, accanto alla valenza simbolica, una ricaduta economica non del tutto irrilevante? Certo, è facile obiettare che per chi ha le casseforti più ricche del pianeta, poche centinaia di migliaia di dollari non fanno la differenza; eppure farebbe bene allo spirito sentire una voce collettiva, mondiale, che si leva da chi in quei territori va per far vivere una parte essenziale di sé, vicina al senso della vita e della morte, portandovi un “umano” che vorrebbe tendere alla realizzazione di aspetti meno mercificati. Ecco, da costoro ci si aspetterebbe un impulso re-attivo, non solo finalizzato alla conquista di una cima, di un record, di una prova atletica.
di Linda Cottino

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Filippo Zolezzi