Meridiani

Dir. Resp.: Federico Bini

bimestrale

ISSN: 9-771120-804007

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,20 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani
bimestrale
numero di
giugno 2008

Abruzzo

SOMMARIO


Oblò L’Abruzzo visto dal cielo
Indiana Jones La pianta che piega il ferro
Gran Sasso Le grandi pareti
L’infinito a portata di mano
A rischio La frana e l’orso
Personaggi La montagna dei famosi
Sulla costa Mare nostrum
Città La regione si fa in quattro
Majella Di santi e di briganti
Tradizioni Confetti all’italiana
Fenomeni Abruzzoshire
Sirente-Velino Fratelli bianchi
Scialpinismo Tu chiamale emozioni
Parco d’Abruzzo Luce verde
Il borgo Il lusso della povertà
Eccellenze E adesso pasta!
Arte I due maestri
Fumetto-5 Mary Diane, attenta al lupo!
L’Aquilano e i suoi piccoli gioielli
Avvistamenti lungo le coste teramane
Le colline (e il cielo) sopra Pescara

 

Percorsi di transumanza, terra di emigrazione, borghi che si spopolano,
culture che scompaiono, animali che si nascondono: questa litania di immagini
(tutte suggeriscono un senso di precarietà) riassume un luogo d’Abruzzo
che sembra non voler proprio sparire, il luogo comune. Così per molti questa
è una regione ostica, arcaica, addirittura rozza, salvo poi guardare negli scaffali della libreria e notare che qui sono nati Ovidio e D’Annunzio, Croce, Silone e Flaiano (difficile definirli ostici, arcaici o rozzi) oppure aprire una qualsiasi rivista scientifica e leggere che nei laboratori del Gran Sasso si realizzano straordinari esperimenti o magari scoprire che nei paesi la gente torna
e non scappa più. Sorprendente Abruzzo, che il luogo comune vuole immobile
da secoli e invece cambia sempre. Regione che ha tanto, e tutto diverso:
le montagne innevate e le colline dolci, le spiagge e le coste rocciose, le città
del freddo e quelle del caldo, gli animali del pascolo e quelli selvatici.
Per Meridiani un invito, che abbiamo volentieri raccolto, a guardare in tutta
questa varietà di natura e di storie lontano dai luoghi comuni. Tra tante c’è
un’immagine che ci sembra bene identificare questa regione. Non è però quella
tradizionale delle montagne e dei grandi parchi; è quella dei trabocchi,
le strane costruzioni da pesca che punteggiano la costa. A guardarli così
sembrano fragili, antichi e magari rozzi (appunto). Però sono lì da secoli
e resistono a qualsiasi attacco del mare. La loro è una forza nascosta,
quella forza che in tutto l’Abruzzo, e non soltanto sul mare, avverti nei luoghi
e nella gente come una compagna di viaggio, che rassicura.

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Filippo Zolezzi