Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
settembre 2008

Monti Lariani

SOMMARIO


Galleria I profili lariani
Reportage Munt, masun e sfrosadur
Focus Strettamente laghée
Echi con variazioni sul tema
Scienza Mutazioni profonde
Escursionismo Quattro giorni un’estate
Alpinismo Le cattedrali di un dio minore
Arrampicata Climb tour del lago
Inverno Contemplazioni
Cucina Aceto e segrigiola
Dietro le quinte
Il prossimo numero

 

a qualche anno ormai si dibatte, e non solo tra politici e intellettuali, su un
tema che sembra diventato di portata epocale: “come far fronte alle tendenze
omologanti della globalizzazione”. Si sa, assorbire genericamente modelli
e costumi universali porta a inevitabili scompensi, in primo luogo a una perdita di autonomia culturale. E ciò è tanto più visibile sulle Alpi, che sono come un arcipelago di piccoli mondi vicini tra loro ma divisi per culture, idiomi e identità particolari. Un mondo fatto di tante piccole e indifese differenze, perciò oggi diventato più fragile sotto le forze livellatrici della contemporaneità. Già lo diceva Pasolini negli anni Settanta, dolendosi dell’imminente tramonto delle civiltà tradizionali. Tutto vero. Però in questo
rimpianto si può nascondere, ahimè, un tranello, una retorica fuorviante e semplificatrice, che facilmente può diventare demagogia. Ne è un esempio la difesa dei dialetti. Quando una lingua muore è sempre una triste perdita, e conservarne la memoria è un atto meritevole, come godere delle poesie contemporanee di Anna Maria Bacher in walser titsch o di quelle ottocentesche di Pietro Ruggeri in bergamasco. Impostare corsi di studio ai ragazzi delle scuole, però, è qualcosa di diverso. La forza del dialetto sta proprio nella sua spontaneità, nella sua indipendenza dal basso nei confronti dell’ufficialità
alta della cultura dominante, nella sua autosufficienza dalle regole imposte
coi libri. Istituzionalizzare il dialetto, cioè insegnarlo dall’alto, è in fondo la sua stessa negazione. Oggi più che mai il dialetto parlato (e cantato) diventa rivendicazione di una differenza: lo abbiamo visto nel tessuto umano in questo spicchio di Alpi e Prealpi, i Monti Lariani, così attento alla difesa della propria cultura locale. E ne abbiamo parlato con Davide Van De Sfroos, il cantante lariano che sta conoscendo un enorme successo nazionale. Tanto da diventare emblema del nuovo orgoglio dialettale.

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Filippo Zolezzi