Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7.50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
gennaio 2009

Sassolungo

SOMMARIO


Galleria I profili del Sassolungo
Reportage In valle con Trenker
Inchiesta Impatto sottozero
Echi con variazioni sul tema
Scienza Forma e sostanza
Escursionismo Il gigante degli anelli
Alpinismo Una staffa, cinque dita...
Maria Rosa “Ninna” Quario Sulle Gobbe del cammello
Scialpinismo Forcelle, canaloni e lamine affilate
Cucina Buco(lico) sambuco
Guida
Cinema
Libri

 

Qualche giorno fa, mentre sfoglio il settimanale “L’espresso” mi imbatto in
un articolo che mi fa saltare sulla sedia. Il titolo è: Le montagne incantate.
Incuriosito, mi butto nella lettura. L’impaginato ospita fotografie di paesaggi
dolomitici con hotel superlusso stile Dubai, poi immagini di kitesurfing e polo sulla neve. Una didascalia avverte: «Per i supersportivi, gare in motoslitta». L’articolista, tal Luisa Taliento, descrive come è stata trasformata una casa del Trecento vicino al Sassolungo: «Fresca di restyling, ospita solo due supersuite. Privacy assoluta, vasca per due, con un fondo di foglie inserite nella resina, divani termosensibili che si adattano al calore del corpo». Qualche rigo sotto: «La Ganischger Alm è un baita a 2045 metri ai piedi del Latemar. Si raggiunge poco prima dell’alba, in motoslitta, per una colazione tipica di montagna e poi per affrontare la discesa con gli impianti ancora chiusi». Ora, oltre la condivisa (da chi rispetta la montagna) ostilità verso motoslitte e lusso decadente alla Vacanze di Natale dei Vanzina, c’è un’altra ragione per cui quell’articolo mi rovina l’appetito. Il ricorso onnipresente a un concetto ingannevole: la tipicità. Il tipico (la colazione tipica, il maso tipico ecc.) è una categoria rassicurante ma subdola, alla quale programmi televisivi e riviste patinate superficiali alludono di continuo quando ci magnificano il mondo extraurbano. Tipico, così come puro, autoctono e persino naturale sono stereotipi di comodo (e di matrice vagamente creazionista): si riferiscono a un mondo arcadico preesistente al nostro, rimasto sempre uguale a sé stesso. Ma sono bugie.
La cucina tipica, con buona pace dei dépliant turistici, non esiste. Le patate vengono dall’America, la polenta pure, e la cucina povera dei nonni alpigiani era molto diversa da quella servita oggi nei ristoranti tipici alla moda. Anche il pomodoro Pachino non spunta, come la solita pubblicistica afferma, sulle coste orientali della Sicilia dalla notte dei tempi, è il prodotto di un incrocio ottenuto 60 anni fa in Israele. Di tipico, è forse un po’ sconsolante accettarlo, non c’è proprio niente. Soprattutto, caro “L’espresso”, in un maso del Trecento fresco di restyling.
Marco Albino Ferrari

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Filippo Zolezzi