Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
maggio 2009

Dolomiti Bellunesi

SOMMARIO


Galleria I profili delle Dolomiti Bellunesi
Reportage Modernità, sviluppo, vita
Lettura Vengo da Feltre sono la balia
Focus Di museo in museo
Tutela Esiste il parco modello?
Echi con variazioni sul tema
Scienza Forni, pozzi e gallerie
Escursionismo Su sentieri dimenticati
Alpinismo La punta dell’ago
Inverno Tra le nevi di Mazarol
Cucina Proteine di campo
Cinema
Guida
Lettura.

 

Pio… pio… pio…», insiste la signora, che immaginiamo con il fazzoletto
legato sotto il mento mentre si china a richiamare i polli nell’aia. «Fou… fou» modula invece il ragazzo soffiando tra i due pollici uniti nel gesto del dugo per riprodurre il brontolio dell’allocco nelle serate più buie. Sono questi alcuni
suoni dell’antica quotidianità montanara. Scene ormai invisibili perché appartenenti a un tempo tramontato, ma che grazie a registrazioni raccolte sul campo siamo in grado (premendo l’apposito pulsante) di riascoltare in tutta la loro autenticità. Il luogo dell’“audizione” si trova nel Museo etnografico di Cesiomaggiore. Un museo interattivo e di moderna concezione, che insieme a quello degli Usi e costumi della gente Trentina di San Michele all’Adige o a quello ladino di Ciastel de Tor in Val Badia rappresenta uno dei più felici esempi di divulgazione etnografica sulle Alpi. «Dagli anni Ottanta c’è stata una forte crescita del numero dei musei, in gran parte dovuta all’abbandono delle attività
agro-silvo-pastorali», sostiene l’antropologa Daniela Perco. Abbandonato il passato, superata la miseria, si sono innescati la nostalgia e il bisogno di identità. Ma per fondare un vero museo della montagna non basta riunire vecchi strumenti della vita quotidiana (come si fa in quelli più piccini), o viceversa allestire spettacolari, ma effimere, mostre d’autore (come in quelli di Messner, o in quello valdostano di Bard). «Il museo» sostiene ancora l’antropologa, «è un’istituzione al servizio della società. Deve compiere ricerche. Acquisire, conservare, comunicare e soprattutto esporre a fini di studio, di diletto e non di lucro». E qui nel Bellunese c’è la più alta concentrazione di musei delle Alpi. Per questo Montagne ha studiato un inedito percorso circolare di 168
chilometri intorno al Parco nazionale : si fa tappa in veri e propri musei
come quello di Cesiomaggiore o in piccole collezioni private, pinacoteche e luoghi della memoria. Tutti siti di particolare interesse culturale. Da visitare, perché no?, aspettandosi di inciampare anche in qualche antico rumore della tradizione montanara.

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Filippo Zolezzi