Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
luglio 2009

Ortles-Cevedale

SOMMARIO


Galleria I profili dell’Ortles-Cevedale
Reportage Nella riserva di ghiaccio
Focus Ardito Desio maestro di glaciologia
Lettura Il futuro su 85 tornanti
Echi con variazioni sul tema
Scienza La nascita dell’acqua calda
Estate Tra spiriti femminili e...
Alpinismo La paura, il coraggio e le farfalle
Inverno Nella stagione dello sci
Cucina Dolcemente acidulo


 

E'cosa ben nota per chi frequenta la storia delle Alpi – e d’altronde Montagne ne ha più volte parlato – che il primo impulso all’esplorazione delle alte quote sia derivato essenzialmente da una curiosità di tipo scientifico. È stata la scienza, nel secolo dei Lumi, a spezzare quella millenaria avversione preconcetta che degradava cime e ghiacciai a luoghi orrendi. E i primi scienziati-alpinisti, come De Saussure sul Bianco o Hacquet sul Tricorno, hanno avviato un processo di estetizzazione delle montagne che tuttora, in diverse forme, persiste. Meno noto, invece, è in che modo le alte quote si siano rivelate alle attese dei ricercatori, quali potenzialità tenessero in serbo, e che ruolo abbiano giocato nella storia della scienza. E qui veniamo al punto. Agli occhi dei ricercatori la montagna ha spesso rivelato molto più di se stessa: chiariti i fenomeni che si manifestano in quota, la scienza si è spinta oltre trovando lassù risposte più ampie riguardo alle questioni fondamentali sull’origine della terra. La montagna si è presentata così come una specie di libro in cui leggere i segreti profondi
dell’insieme naturale. E oggi quel libro non si è ancora esaurito. Anzi. Ricorda il glaciologo Claudio Smiraglia come in questi anni si parta proprio dallo studio dei ghiacciai per capire le grandi questioni ancora aperte sul passato antichissimo e sul futuro del nostro pianeta. Così, uno dei più vasti ghiacciai italiani, quello dei Forni ai piedi del Cevedale, potrà – lo vediamo in queste pagine – fornire risposte fondamentali su, per esempio, quali politiche ambientali adottare nelle nostre città. Ribadendo come la montagna, ancora una volta, possa svelare molto più di se stessa, nell’incessante nesso tra l’Uno e il Tutto.

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Filippo Zolezzi