Rivista della Montagna

sentieri & Avventura

Dir. Resp.: Roberto Mantovani

bimestrale

ISSN: 770393-421003

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,50 euro

Editore: Vivalda Editori

 

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Rivista della Montagna
sentieri & Avventura
bimestrale
numero di
settembre 2009

Sentieri per le vette

SOMMARIO


RILIEVI Dolomiti, Patrimonio dell'Umanità Unesco
SENTIERI E RIFUGI Las valadas occitanas a pè
ORIZZONTI DI CARTA Un "western" sull'Adamello
L'ARGOMENTO Impianti a biomassa alimentati a cippato: l'energia di domani
UN LUOGO CHIAMATO CIMA La vetta, punto geografico, luogo simbolico e oggetto da collezione
L'ALTOPIANO DEI TARTARI Al cospetto delle Pale di San Martino, dove Dino Buzzati ebbe l'ispirazione per il Deserto dei Tartari
STORICHE CIME INTORNO AL FALZAREGO Il recupero di percorsi di guerra, trincee e fortificazioni ha permesso di creare un vero museo all'aperto tra Lagazuoi, Averau,Monte Sief e Col di Lana
DOLOMITENSTRASSE Il centenario della Strada delle Dolomiti
FASSA, VIA DALLA FOLLA Sei itinerari ad anello per sette cime più o meno frequentate della famosa valle ladina
LIVIGNO RICCO MICROCOSMO ALPINO Piccola enclave sul confine svizzero, è il punto di partenza per 4 cime e una valle selvaggia, illustrate dalle immagini di Mauro Lanfranchi
EMILIUS E CONCA DI ARBOLLE Già rifugio dei canonici aostani, la conca di Arbolle offre itinerari classici e due stupendi percorsi attrezzati
DANIELE NARDI, DAL SEMPREVISA ALL'EVEREST Intervista all'alpinista di Sezze Romano
GRAN SASSO IN PRIMO PIANO Invito in Abruzzo dopo il terremoto, per salire sulle cime che si affacciano sui Corni del Gran Sasso
TROVAROBE Amici sulle spalle: testi di 32 zaini multiuso da 30-40 litri

 

Le Comunità Montane sembrano di nuovo a rischio estinzione, e insieme a loro potrebbero scomparire anche i consorzi fra enti, come i Bacini imbriferi montani. Lo prevede il nuovo "codice delle autonomie", che mette in discussione anche la vita amministrativa e politica dei Comuni con meno di 3000 abitanti, ovvero la maggioranza di quelli montani. Qui i consiglieri comunali dovrebbero essere ridotti a 6, e non dovrebbe più esserci la Giunta (al massimo il sindaco potrà avvalersi della collaborazione dei pochi consiglieri cui saranno delegate alcune materie). Il tutto viene motivato con l'esigenza del "contenimento della spesa pubblica". Ma il risparmio è davvero esiguo: come spiega L'Eco delle Valli Valdesi, il gettone di presenza di un consigliere si aggira sui 20 euro a riunione, e le sedute non sono più di una decina l'anno: quindi passare da 12 a 6 consiglieri permette un risparmio di 1200 euro per Comune.
Visto che i piccoli Comuni montani sono circa 4000, si avrebbe un risparmio totale di 4.800.000 euro, ovvero meno di 5 milioni. Un'inezia, di fronte ai costi dei consiglieri regionali, e agli spaventosi passivi dei grandi Comuni, specie quelli che hanno convertito i loro debiti verso le banche nei "derivati", ovvero quegli strumenti finanziari estremamente complessi che hanno contribuito alla crisi finanziaria globale, e che comporteranno nel prossimo futuro esborsi difficili da quantificare, ma quasi sempre imponenti (come aveva spiegato l'anno scorso una delle migliori inchieste di Report, su Rai 3). Ma in questa logica di togliere ai piccoli (e poveri), per dare ai grandi (e ricchi), ricadono anche i tagli alle scuole di montagna, e in generale i tagli alla scuola pubblica, mentre cresce l'entità dei finanziamenti più o meno espliciti alle scuole private (quelle che, secondo la Costituzione, dovrebbero essere «senza oneri per lo stato»). Poi c'è una mozione parlamentare che prevede di destinare al nucleare «tutte le possibili risorse, comprese quelle dei fondi non attivati per l'incentivazione di energie non ritenute proficue», tra cui il «solare termodinamico». Ovvero si tolgono fondi a una promettente tecnologia che vede l'Italia all'avanguardia nel mondo,per destinarli a una tecnologia ormai abbandonata dalla maggior parte dei paesi avanzati. Per il nucleare infatti resta irrisolto il problema dello smaltimento delle scorie, e la sicurezza è una chimera, in un paese che non riesce nemmeno a costruire ospedali a prova di terremoto. Inoltre i tempi sono lunghissimi: il nucleare di "quarta generazione" non darà risultati prima del 2030-2040, e anche le centrali previste dal Governo non potranno essere terminate prima del 2025, mentre la questione
energetica richiede interventi rapidi e immediati. Proprio quelle risposte che vengono dall'eolico e soprattutto dal solare, in un paese baciato dal sole (ma con la maggior percentuale di pannelli solari installati in Alto Adige). Ancora una volta si privilegiano impianti imponenti come le centrali nucleari, invece di puntare su impianti piccoli e diffusi su tutto il territorio, come i pannelli solari e fotovoltaici. E l'Italia resta fanalino di coda in Europa, destinando agli studi sulle rinnovabili solo il 15 % della ricerca in campo energetico, a fronte di percentuali tra il 25 e il 45 % di Spagna, Germania, Danimarca, Svezia. Mentre gli Usa di Obama e la Cina stanno recuperando velocemente terreno...
Furio Chiaretta

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Filippo Zolezzi