Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
novembre 2009

Lagorai-Cima d'Asta

SOMMARIO


Galleria I profili del Lagorai
Reportage Tra i custodi della montagna
Lettura L’arca
Focus Risonanze siderali
Echi con variazioni sul tema
Scienza Porfido di fuoco
Estate La montagna madre
Mtb Emmetibi
Alpinismo Amici stretti
Inverno Neve da intenditori
Gare Tormento ed estasi
Cucina Tuttifrutti

 

uesta non è solo, come si dice, una questione di lana caprina. Qui entrano in gioco le due grandi categorie dell’essere e dell’apparire che, dall’età Romantica in poi, hanno alimentato l’immaginario delle montagne. I dépliant che propongono stravaganze sempre più alla moda come i “bagni di lana” e la foto pubblicata a pagina 29, evidenziano l’annosa questione della doppia prospettiva, cioè quella di chi vive in (e di) montagna; e quella di chi, abitando in città, la montagna la immagina edulcorata in una dimensione rassicurante, a propria misura di benessere e svago. Veniamo al punto. A causa dell’aumento delle fibre sintetiche, più leggere e calde, oggi la lana delle Alpi non è più la merce preziosa di un tempo. Non ha più mercato e i pastori la devono distruggere. La lana, però, non si decompo- ne rapidamente e bruciarla è un’operazione piuttosto complessa. Il suo smaltimento diventa quindi un problema di tipo ambientale, soprattutto se si considera che ogni pecora produce circa tre chili di lana all’anno. Ma in Alto Adige c’è anche chi la usa in modo più astuto: la lava e la arricchisce con corteccia e germogli di betulla offrendola, in ambiente lussuoso, per “bagni asciutti” e trattamenti per il corpo, alla bella somma di circa 30 euro ogni venti minuti. Per chi ci crede, va bene. Ma siamo alle solite, è lo stereotipo dell’antico non segnato dal tempo. La vita dura degli alpeggi che si fa prodotto alla moda. La cucina povera che tutto riciclava proposta in menu da quattro stelle. Montagne ha sempre cercato di tracciare uno spartiacque tra questi due punti di vista: e il Lagorai, dove l’industria del turismo non si è sviluppata, dove le isole del lusso appaiono lontanissime, rappresenta un laboratorio prezioso in cui riflettere. Una montagna dove la lana fresca di tosatura sa di pecora e non di essenze profumate. Una montagna solitaria, aspra. Proprio come i suoi “custodi” ci raccontano da pagina 16.
Marco Albino Ferrari

In abbinamento alla rivista, può essere richiesto lo splendido e oramai tradizionale calendario di Meridiani Montagne

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Filippo Zolezzi