Meridiani

Dir. Resp.: Remo Guerrini

bimestrale

ISSN: 9-771120-804007

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6,20 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani
bimestrale
numero di
gennaio 2010

Mongolia

SOMMARIO


Portfolio Eterno cammino
Libri Memorie di nomadi
Musiche Gola profonda
Film e dvd Nelle grandi pianure di Ivo Franchi
Ulaanbaatar Eroe rosso
Gengis Khan/1 Nel nome del padre
Gengis Khan/2 Lupo della steppa
Animali Lo zoo alla fine del mondo
Avventura Raid
Economia La sfida di Ivanhoe
Jurassic Gobi
Naadam Orgoglio mongolo
Lotta Non è un Paese per signorine
Circo Donne senza ossa
Spiritualità/1 Ulaanbaatar, Tibet
Spiritualità/2 Il ritorno dello sciamano
Cashmere Il vello d’oro
Laghi Le acque sacre
Etnie L’aquila kazaka
Archeologia I guerrieri nel ghiaccio
Gente Dagli Altai ai Pink Floyd

 

Uomo schivo che, per celare la propria tomba, fece ammazzare un’infinità di testimoni della sepoltura (e poi gli autori degli ammazzamenti), ma anche legislatore sapiente, modesto e lungimirante, chissà che cosa avrebbe pensato Gengis Khan – in mongolo Chinggis – dell’uso che si fa del suo nome nella Mongolia d’oggi: birre e aeroporti, bamboline e chewing gum, alberghi e vodka, quasi tutto ciò che si vende a Ulaanbaatar e dintorni porta il suo marchio.
Eppure avremmo potuto scrivere, come titolo della nostra copertina, “non solo Gengis”, perché la Mongolia (eletta da un gruppo di fotografi americani “Paese più fotogenico del mondo”) è anche altro, molto altro, e di ciò potrete rendervi conto scorrendo questo numero di Meridiani.
Miniere d’oro e deserti dalle cui sabbie emergono i fossili di migliaia di sorprendenti dinosauri; animali straordinari come il leopardo delle nevi e altri, come le piccole capre hircus, cui si deve il miglior cashmere del mondo; miracolose tende in feltro, che reggono ai 45 gradi sottozero delle steppe, e antichi templi buddisti...
E altro ancora, naturalmente, che scoprirete di pagina in pagina. Un’ultima annotazione: ancora una volta ci troviamo a presentare un Paese la cui lingua ha caratteri diversi dai nostri, sia che si tratti del vecchio uiguro, sia del “nuovo” cirillico.
A volte la traslitterazione riesce, a volte no: abbiamo privilegiato anzitutto la comprensibilità, magari a scapito di una maggiore correttezza filologica. Per vedere come si scrive – e si dice – per davvero... ebbene, basta fare un salto in Mongolia.

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Filippo Zolezzi