Meridiani Montagne

Dir. Resp.: Marco Albino Ferrari

bimestrale

ISSN: 9-771721-507000

distribuzione principale: edicola

prezzo: 7,50 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

  Home Editoria

le Testate che collaborano (31)>>
I PERIODICI IN EDICOLA (5) >>
381 Recensioni
 

Meridiani Montagne
bimestrale
numero di
marzo 2010

Spluga-Mesolcina

SOMMARIO


Galleria Profili: tra Lepontine e Alpi Retiche
Reportage Mani nella roccia
Lettura Sull’antico passaggio dei romantici
Mtb Una gionata da pionieri
Echi con variazioni sul tema
Scienza L’aria dei crotti, e non solo
Estate Sui sentieri
Arrampicata Buone aderenze
Inverno Madesimo
Cucina Crotti, il respiro della montagna
Guida
Cinema
Libri
Dietro le quinte
Lo scaffale
Il prossimo numero

 

Come ci dice il vocabolario, “cercare” vuol dire adoperarsi per trovare qualcosa o qualcuno. Giusto, ma se ci si addentra nel profondo del concetto “cercare” – tema d’apertura di questo numero – i significati e le relazioni tra le forze in campo diventano più complessi, e molto interessanti. La sanno lunga quei ricercatori della preistoria che per 15 anni hanno condotto campagne di scavo nell’area del Pian dei Cavalli. Dal 1986 al 2001 hanno trovato un numero considerevole di reperti paleolitici gettando nuova luce sui primi uomini delle Alpi, 11mila anni or sono. Fu un vero successo che fece di quest’area il centro d’interesse di diverse università europee. Cercare è soprattutto attesa – direbbero i paleoantropologi, così come i cacciatori – un’attesa attiva, però, che porta ad affinare i propri sensi: lo sguardo, innanzitutto, ma non di meno l’immaginazione finalizzata a percepire il terreno come doveva presentarsi sotto i primi passi umani. Questo tipo di attività si chiama anche prospezione, cioè camminare osservando indizi e tracce di un mondo supposto. Dunque cercare implica prima di tutto capa- cità immaginative per calarsi in una dimensione ipotizzata, ricreata nella mente. Le montagne assumono così nuovi contorni, nuovi significati. È questa l’esperienza vissuta fino in fondo dai ricercatori-archeologi sotto le cime dello Spluga. Ma nonostante la chiusura delle campagne di scavo, quel gioco lassù oggi non è finito. Chiunque può provare a esporsi sullo stesso terreno dei sensi, e camminare su al Pian dei Cavalli immaginando come le alte quote siano cambiate nello scorrere del tempo. Non sarà facile, ma a un certo punto si capirà che non per forza la ricerca, per aver successo, deve finire nel «trovare qualcosa o qualcuno». La ricerca può dare essa stessa un senso alle cose. Lo sanno bene i cacciatori, appunto, che, come sostiene il detto, più che la preda amano la caccia.

visita il sito >>

 

Filippo Zolezzi