Meridiani

Dir. Resp.: Remo Guerrini

bimestrale

ISSN: 9-771120-804007

distribuzione principale: edicola

prezzo: 6.20 euro

Editore: Editoriale DOMUS

 

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Meridiani
bimestrale
numero di
aprile 2010

Camargue

SOMMARIO


Portfolio Zoo Camargue
Fauna Il condominio
Tradizioni Il tempo dei gitani
Saintes-Maries-de-la-Mer
Tre Marie in barca
Acqua Delta Force
Sète Le giostre del re Sole
Storia Arles? In provincia di Roma
Reportage Nel segno del toro
Piante & fiori Sognando salicornia
Festival Photocity
In tavola Il riso abbonda...
Montpellier La città che studia
Les Alpilles Le montagne di Tartarino
Economia C’era una volta il sale
Aigues-Mortes Morte? Mica tanto
Architetture Le piramidi del generale
Costume Denim
Oltre le dune Il villaggio alla fine del mondo
Gente Da Arles all’alta moda

 

la copertina

Quando abbiamo cominciato a preparare questo numero di meridiani dedicato alla Camargue (e a un po’ dei suoi immediati dintorni) ci siamo accorti che le sfide erano due e apparentemente in contraddizione fra loro: da una parte riuscire a “riempire” un intero numero del nostro giornale con un territorio che comunque è, tutto sommato, ridottissimo; dall’altra riuscire ad andare oltre
a un “déjà-vu” che poteva essere fatto di tori e di cavalli, di zingari e di acque, di fenicotteri e di arene romane, insomma di tutto ciò che “fa” Camargue e che tutti conoscono ormai da molto tempo. Speriamo e crediamo di esserci riusciti (intanto, nell’immagine qui a sinistra, ecco il simbolo di questa terra, realizzato nel 1924 e composto da una croce latina, un cuore e – sui bracci della croce – la punta delle lance dei “gardiens”). Nelle pagine che seguono troverete effettivamente tutto ciò che da questo territorio ci si aspetta, ma con l’aggiornamento e le novità colte dai nostri inviati ad Arles, a Saintes-Maries-de-la-Mer e ad Aigues-Mortes. Insomma la Camargue di meridiani è quella che i suoi abitanti vivono oggi, con l’antico fascino e i nuovi problemi (per esempio la complessa gestione delle acque in un’area che è spesso sotto il livello di un mare che avanza sempre più). Con i suoi aspetti più classici – “corsa camarguese” e cavalli al galoppo negli acquitrini – ma anche con le sue architetture inattese e lo sbocciare di fenomeni come quello che ha trasformato Arles nella capitale mondiale della fotografia. Di un’altra cosa vi renderete conto: ogni volta che vi parlano di “bellezza selvaggia e incontaminata” di questi luoghi non dategli retta. Non c’è posto al mondo che l’uomo abbia costruito, pezzo per pezzo, come la Camargue. Anche questa, crediamo, può essere una scoperta.

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Filippo Zolezzi